Best(i)one di TdJ – 5^ parte (fin)

E’ inesorabilmente passato anche il 2018 e la manciata di dischi che formano il mio contributo per il Grigliatone d’inizio anno nuovo verte come sempre su produzioni inedite che, dopo svariati ascolti, mi hanno conquistato sotto ogni aspetto. I titoli non sono indicati in ordine d’arrivo, o in altre graduatorie cronometriche, è già stato molto arduo escludere tanti dischi eccellenti che spero citino altri amici della Redazione. Di certo non è stato possibile ascoltare “tutto”, considerando che la mole delle nuove uscite pare aumentare in misura inversamente proporzionale alle vendite, per un settore discografico economicamente in macerie, sorretto solo in piccola parte dal fenomeno “vinile” la cui rentreè nei favori degli appassionati merita un futuro approfondimento su questi schermi.  Buon ascolto! 

Segnalo anzitutto con piacere 3 dischi italiani di grande spessore, che consiglio senza riserve e che confermano la bontà del jazz suonato in Italia, pur tra mille difficoltà e problematiche irrisolte:

  •  Emanuele Cisi – No Eyes – Looking at Lester Young (Warner)
  •  Pietro Tonolo – Too Many Pockets (Parco Della Musica)
  • Giampiero Locatelli – Right Away (Auand)

Quanto al Resto del Mondo ce ne sarebbero davvero tanti, ma il gioco è questo, quindi:

emanon

  • Wayne Shorter – Emanon (Blue Note)
  • Kenny Werner – The Space (Pirouet)
  • JD Allen – Love Stone (Savant)

 

 

 

 

 

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