Il doppio lavoro di Zev Feldman.. Nuove scoperte in arrivo

In pochi anni di attività Zev Feldman è riuscito ad insidiare un primato incontrastato del grande Michael Cuscuna: quello della scoperta e della faticosa riesumazione dei tanti ‘tesori nascosti’ del jazz. In passato abbiamo seguito con molto interesse e partecipazione, spesso degenerati in autentiche esplosioni d’entusiasmo, le ‘gesta’ di Feldman, che hanno in pochissimo tempo proiettato la ‘no profit’ Resonance Records ai vertici della discografia di qualità, con un primato ormai incontrastato nel campo del recupero di materiali del tutto inediti o sostanzialmente indisponibili da decenni.

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Un exploit memorabile di Resonance: Bill Evans Trio nella Foresta Nera

E’ naturale quindi guardare con massimo interesse alle mosse professionali di quella che è diventata una vera personalità nel mondo della musica afroamericana, con parentela molto stretta con grandi figure carismatiche di produttori degli anni ’50 e ’60, i Lion & Wolff, i Thiele, gli Ertegun: ne va della nostra fame di musica di qualità e della possibilità di ricostruire una storia del jazz non compromessa da miopi scelte commerciali del music business, maturate in un’epoca in cui non ne era ancora stato riconosciuto il valore culturale.

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Don Was e Zev Felman nel ‘labirinto dei nastri’

La notizia, trapelata grazie a ‘Variety’,  è questa: Zev Feldman è stato assunto da Blue Note come consulente per “historical and archival recordings” con l’incarico di sviluppare ulteriormente (ancora!) il potenziale del catalogo della label ormai ottantenne. L’ingaggio è stato fortemente voluto dall’attuale presidente di Blue Note, Don Was, al punto che questi ha accettato che Feldman continui a lavorare anche per Resonance Records, il cui patron George Klabin ha a sua volta magnanimamente consentito a questo singolarissimo ‘doppio incarico’. Personalmente devo osservare ancora una volta che il pittoresco Was, l’uomo dallo Stetson perennemente calcato in testa (vedi sopra), continua a sorprendermi con la sua evidente (ed efficace) determinazione di riportare Blue Note ai fasti dei tempi d’oro.

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E veniamo ai ritorni per noi musicodipendenti: dopo una prima ricognizione degli archivi della label creata da Lion e Wolff, Feldman ha già dichiarato di avere una lista di oltre venti progetti (sic!) da mettere in cantiere. Se si pensa allo scavo del catalogo Blue Note già effettuato dal valente Cuscuna per Mosaic, c’è da rimanere piuttosto stupiti, evidentemente i depositi dell’etichetta devono esser stati progettati sulla falsariga del Labirinto di Cnosso. A mo’ di teaser, Feldman ha sornionamente accennato all’individuazione di nuovi nastri di McCoy Tyner, di Joe Henderson, Donald Byrd e Lee Morgan: non propriamente cosucce.

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“Iron Man” Dolphy: dopo gli Lp, arrivano i cd…

E la piccola, valorosa Resonance? A parte il fatto che ormai la ‘compagnia no profit’ californiana è di fatto la ‘mascotte ufficiosa’ del Record Store Day (faccenda presa molto sul serio negli States, magari lo fosse anche da noi), e dando già per acquista la imminente edizione in 3 cd del ‘Musical Prophet’ dedicato al mai abbastanza rimpianto Eric Dolphy ed alla sua semisepolta sessione ‘Iron Man’, Resonance sta allestendo il lancio di due boxes dedicati ad artisti a lei cari: un Bill Evans dal vivo al Ronnie Scott di Londra nel 1969 (cd/lp doppio) ed un Wes Montgomery registrato negli anni ’50 ad Indianapolis (anche qui doppio cd/lp), entrambi inediti. Nel frattempo Feldman (che evidentemente dev’esser un tantino in debito di sonno) ha confezionato per Verve Universal un album (2 cd/ 3 Lp) che riassume una serie di altre inedite performances live di Stan Getz al Village Gate di New York nel 1961, esce ad aprile . Come si vede, è il caso di liberare un po’ di posto sui nostri scaffali (dove?).

Per ora happy end per tutti (tranne che per i nostri conti correnti…. ma meglio investire in buone emozioni tangibili ed inespropriabili che in certi ‘solidissimi’ valori mobiliari soccorsi a ripetizione dai nostri illuminati reggitori di ogni fede e credo). Una piccola chiosa seriosa concedetemela però: Resonance fa un lavoro molto complesso e delicato e che soprattutto impegna tempi lunghi e spesso difficilmente preventivabili (sembra che il solo box di Dolphy abbia comportato vari anni di lavoro): i problemi tecnici di restauro audio sono spesso la minor parte, mentre cruciale è la capacità di sciogliere aggrovigliati e complessi nodi contrattuali e mediare tra contrastanti interessi dei vari titolari dei diritti, spesso lontani eredi o successivi acquirenti degli stessi, che talvolta ben poco hanno a cuore l’accessibilità di musiche di grande valore culturale ed artistico. Speriamo che al vulcanico Feldman avanzi tutto il tempo e la concentrazione necessaria per continuare in questa difficile e paziente ‘archeologia della musica’, un’opera in cui l’autentica passione è tutto ed il professionismo viene solo dopo. Milton56

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