Gli Area restano

Un paio di mesi fa è stato ristampato, nel quarantennale dalla pubblicazione, il quinto album , “Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano” , di una delle più importanti band mai nate in Italia . Ma ogni pretesto, ed ogni epoca, sono quelli giusti per tornare a parlare degli Area, che sapevano trasformare rock, jazz ed avanguardia in propellenti per le coscienze.  Qui un mio personale ricordo di tanti anni fa

gli dei

Era un sabato pomeriggio di primavera, e la storia del Paese, come anche la mia, era ben lontana da registrare le svolte principali che ci avrebbero condotto al nuovo millennio. 1976 o più probabilmente 1977, la memoria non aiuta e latitano testimonianze scritte o riportate sulla Rete, un concetto allora sconosciuto. L’Italia si dibatteva fra tentazioni di compromesso storico, i primi tragici segnali degli anni di piombo e governi della non sfiducia.Ed io cercavo di superare le difficoltà di essere stato trasferito, a quattordici anni, da Genova ad un piccolo paese dell’entroterra ligure. Ma a Genova, quel sabato pomeriggio, c’erano gli Area e, per quanto potessi capire allora di musica, quel groviglio di rock jazz e  musica popolare, quell’attitudine alla sperimentazione ed alla trasgressione, e l’uso “politico” degli strumenti musicali, percepito attraverso i solchi di “Arbeicht mach Frei”, “Caution Radiation Area”  e “Crac”, avevano colpito la mia curiosità ed esaltato la componente ribelle del mio carattere in via di formazione. La situazione era un piccolo festival organizzato al Palasport, con gruppi jazz ed altri interpreti, dei quali ricordo solo il nome della pianista Patrizia Scascitelli, e, appunto, gli Area, nella formazione classica con Demetrio Stratos, Patrizio Fariselli, Paolo Tofani, Giulio Capiozzo ed Ares Tavolazzi, in chiusura di serata.

A sedici anni l’unico mezzo per raggiungere Genova era il treno: partenza facile al pomeriggio, ma rientro del tutto imprevedibile. Con il mio amico Luigi ci mettemmo in viaggio dicendo alle nostre famiglie che uscivamo per andare “in piazza”, e raggiungemmo il Palasport in tempo per sentire i primi gruppi in scaletta. Il tempo passava e si cominciava a percepire che le cose per gli Area sarebbero andate per le lunghe, così Luigi, ad un certo punto, decise di fare ritorno mentre io rimasi, tenacemente solitario, ad attendere quello che ritenevo un evento imperdibile. Non bisogna immaginarsi un palco o altro che separasse gli artisti dal pubblico, era invece tutto sullo stesso livello del pavimento del Palasport, gli strumenti circondati da una folla di ragazzi seduti per terra e liberi di aggirarsi fra strumenti e microfoni. All’epoca una parte del fascino degli Area derivava per me anche dagli strumenti elettronici utilizzati, l’Arp Odissey di Fariselli o i sintetizzatori E.M.S. con i quali Tofani filtrava la propria chitarra, e mi ricordo di avere curiosato a lungo fra quelle strane macchine prima che iniziasse il concerto. Della musica ovviamente non ricordo i dettagli, ma nella memoria è rimasto l’impatto fortemente fisico della voce di Stratos, la poderosa ritmica e le lunghe fughe delle tastiere e chitarre. Senz’altro avranno fatto “Luglio Agosto, Settembre (nero)”, “La mela di Odessa” e “Cometa Rossa”, mentre io ero combattuto fra il desiderio di rimanere ed il timore di come avrebbero reagito in casa al mio ritorno a notte fonda. Avranno forse suonato “L’elefante bianco” presentato “Gerontocrazia”, dal quinto album “Maledetti” pubblicato da poco, o violentato “L’Internazionale”, mentre la mia ansia per l’incognita del mezzo di ritorno cresceva, parallelamente alla sensazione di essere parte di un evento collettivo che era qualcosa di più di un concerto, ma il cui significato completo tendeva a sfuggirmi. Alla fine la soluzione arrivò tramite alcuni ragazzi più grandi delle mie parti che mi presero sotto l’ala protettiva accompagnandomi alla stazione ed al treno con il quale giunsi a casa, ricordo, sotto una pioggia battente di acqua e  rimproveri.

E’successo quasi quaranta anni fa, ma il ricordo, pur frammentario, di quella serata, a cui fecero seguito molti altre occasioni del genere, mi accompagna da sempre e, forse, ha contribuito a costruire un po’di come sono oggi.

 

Area nel 2012 live con Maria Pia De Vitoarea 12

2 Comments

  1. Una piccola chiosa, per far capire a chi non c’era che cosa ha rappresentato questo gruppo per chi era giovane negli anni ’70.
    Nel giugno del ’79 Demetrio Stratos, la straordinaria voce degli Area, era ricoverato a New York in gravi condizioni, la degenza costava circa Lit.5/mln giorno (quasi un anno di stipendio di un buon impiegato). Demetrio non era per nulla ricco, e nemmeno benestante: nonostante la grande popolarità, con la musica degli Area non ci si comprava certo l’attico a CityLife😉. Gianni Sassi, l’indimenticabile produttore della Cramps (andate a vedere le copertine dei loro dischi….) organizza sul tamburo un concerto di raccolta fondi, cui aderirono molti gruppi e musicisti dell’epoca (alcuni non disinteressati e poco coinvolti nella drammaticità del momento). In un’epoca in cui non esisteva internet, l’unica Tv era la RAI che gente come gli Area li aveva messi all’indice da sempre, c’erano solo manifesti, passaparola e qualche strapelatissima ‘radio libera’ (quasi tutte già massicciamente commercializzate), il 13 giugno 1979 all’Arena di Milano si presentarono 40.000 ragazzi…. ma Stratos era purtroppo morto il giorno prima….
    Milton56

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