Nella testa di Enrico Zanisi

Tornando a casa dal concerto di piano solo di Enrico Zanisi, prima delle quattro serate a tema organizzate per il mese di febbraio dal Jazz Club di Chiavari all’Auditorium S. Francesco, riflettevo sul potere evocativo della musica. Un medium di sentimenti ed emozioni che si estende dal musicista al singolo ascoltatore in platea, secondo coordinate del tutto personali, rendendo inevitabilmente vano il gioco appassionante di provare ad intuire, di là dal palco, cosa percorra cuore e testa di chi vi sta sopra, magari scrutando le movenze del viso e del corpo. Zanisi ha riproposto a Chiavari il set intitolato Piano Tales, dal titolo di un cd pubblicato nel 2016 per Cam Jazz, che include composizioni originali, alcuni standard, improvvisazioni ed omaggi al mondo classico che ha avvolto la sua fase di studioso adolescente nato in una famiglia di musicisti. Un’ impronta chiaramente avvertibile sia nella composizione che nell’esecuzione, integrata nel linguaggio del jazz appropriatamente governato, che gli consente di improvvisare con una consapevole vena narrativa, raccontando nei suoi excursus piccole storie che ognuno percepisce secondo i percorsi che si citavano sopra. Il concerto ha preso avvio da alcuni brani originali, “Inno”, seguito da “Uma historia” dall’album del 2016, ricco di alternanze ritmiche ed armoniche, ha deviato poi verso uno standard come “Black Narcyssus” di  Joe Henderson, per approdare alla ballad lirica ed assorta “Mà”. “Spring Can Really Hang You Up the Most”,  standard scritto da  Tommy Wolf nel 1955 ed interpretato , fra gli altri, da Ella Fitzgerald e Barbra Streisand, e la “Träumerei” tratta dai Kinderszenen di Richard Schumann hanno completato, prima del bis finale in chiave jazz, il programma di circa 75 minuti di musica. Enrico Zanisi suona in modo molto concentrato ed assorto e sembra, con lo sguardo, ora assecondare, ora stupirsi di quanto il pianoforte sotto le sue mani sta producendo, in un flusso che alterna in modo equilibrato rigore esecutivo ed imprevedibilità. Durante il concerto sono stato attraversato da tante diverse emozioni, dall’entusiasmo alla malinconia, e mi sono puntualmente avventurato a cercare di intuire i pensieri che di volta in volta potessero influire sulla scelta di un brano o sulla modalità esecutiva di questo ragazzo ventinovenne già acclamato come solida realtà del panorama jazz nazionale. Naturalmente non ci sono riuscito.

Prossimi appuntamenti a Chiavari per i tre venerdì di febbraio con Enrico Intra, Alessandro Lanzoni, ed Enrico Pieranunzi.

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