Joe Locke – Subtle Disguise

JOE LOCKE – SUBTLE DISGUISE (ORIGIN)  €.16,00

E’ un Joe Locke combattivo e incanutito quello che si palesa nel booklet di questo suo “sottile mascherarsi”, nuova opera di un artista che compirà sessant’anni quest’anno, un  compositore e vibrafonista che si fece largo negli anni ‘90 come uomo di punta della nuova generazione e che ha raggiunto quota 35 (!) dischi da leader, oltre che innumerevoli sedute da sideman negli ambiti più svariati, da Cecil Taylor a Grover Washington Jr.

joe locke ...

Lo avevamo lasciato nel 2015 con i meritati galloni Downbeat per “Love Is a Pendulum”, disco Motèma di successo cui contribuirono proficuamente i sassofoni di Danny McCaslin e del nostro Rosario Giuliani. Per il debutto su Origin, label di Seattle, il nostro ha fatto ricorso ad un quartetto base nuovo di zecca (Jim Ridl piano e synth, Lorin Cohen basso, Samuel Sarkisyan batteria) cui si aggiungono due eccelsi sodali, da tempo quasi inscindibili ed in grado di illuminare a giorno ogni incisione, ovvero David Binney al contralto e Adam Rogers alla chitarra. La vivace curiosità di Locke e la sua caratura intellettuale viene dispiegata generosamente su una sorta di concept album in cui spiccano sette originals intimamente americani, elaborazioni che partono da un impianto folk ed evolvono come sculture di giada dal mirabile, vulnerabile equilibrio. Una vibrante cover di un Bob Dylan minore (“Who Killed Davey Moore?”) viene interpretata da Raul Midòn, cantante e chitarrista cieco che merita senz’altro di essere annotato sul taccuino, ed ha le credenziali di una vera e propria hit, tanto che si è investito su un video di grande effetto per il lancio mondiale di “Subtle Disguise”:

 

L’ipnotica “Red Cloud” che apre i giochi è un vero e proprio tomahawk che fissa con forza l’attenzione e inchioda all’intero album, l’elettrica “Rogues of America” dedicata ai (ne)fasti Trumpiani ne è forse un triste e logico sviluppo, ma ognuno troverà nella musica lockiana un percorso personale, forse ce lo suggerisce “Safe And Sound (at the edge of the milky way)” sideralmente vicino ai nostri giorni, alle nostre vite, come l’intero “Subtle Disguise”, un lavoro che ascolto dopo ascolto pare letteralmente lievitare e che consigliamo senza riserve ad un pubblico ben più ampio della canonica platea jazz addicted. (Courtesy of AudioReview)

JoeLocke_SubtleDisguise_cover

 

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