Joni, Mingus e Miles

Joni Mitchell è tornata in pubblico per festeggiare il suo compleanno ( ha compiuto 75 anni lo scorso 7 novembre ) e per l’occasione a Los Angeles, si è svolto Joni 75: A Birthday Celebration Live al  Dorothy Chandler Pavilion.

La Mitchell fu ricoverata in ospedale nel 2015 in seguito ad un aneurisma cerebrale che aveva fatto temere tutti i suoi fans; da allora, nonostante il buon recupero, le sue apparizioni pubbliche si sono molto ridotte, occasionalmente la si è vista partecipare a qualche concerto. Significativa la sua prima uscita pubblica, un anno dopo il ricovero ospedaliero,  ad un concerto di Chick Corea nell’estate del 2016.

joni-mitchell

Ripesco una intervista di pochi anni fa concessa a Giuseppe Videtti per La Repubblica in cui Joni risponde a precise domande sul suo rapporto con il jazz ed i suoi protagonisti:

Sembra incredibile che i colleghi siano stati così ingenerosi con lei.

“Non tutti, ma certamente quelli della mia area musicale sì. Non è edificante essere definita la “Dylan in gonnella”. Con i jazzisti è una storia diversa, Wayne Shorter al Luminato Festival di Toronto disse: “Joni è una di noi”. Mingus mi spronava a suonare la chitarra jazz”.

Nella seconda parte della sua carriera si sarebbe presa la rivincita lavorando con i grandi del jazz.

“Non fui io a supplicare Mingus di fare un album insieme, come hanno detto, fu lui a cercarmi perché voleva collaborare con me prima di morire. Il mio manager disse: se lo fai rischi di deragliare. Ridicolo. Ma aveva ragione, fui scomunicata; i jazzofili dissero che sfruttavo Mingus. Insomma, musicalmente mi ritrovai nella terra di nessuno”.

Che ricordo ha dell’incontro con Miles Davis?

“La prima cosa che mi disse fu (imita la voce afona del trombettista): adoro i tuoi quadri. Così non ebbi il coraggio di chiedergli di suonare con me – avrei adorato. Quando morì, ebbi l’occasione – ero con Wayne Shorter – di incontrare i familiari; suo figlio mi confidò che negli ultimi giorni Miles non faceva che ascoltare i miei album, aveva l’intera discografia. Avrei dovuto osare di più, non essere così intimidita dalla sua fama di bad boy”.

Cosa ascolta oggi quando ha bisogno di musica?

“Duke Ellington. È così armonicamente vario, originale e innovativo da lasciare stupiti anche dopo numerosi ascolti. L’unica musica del XX secolo che ancora mi sembra freschissima. Come Kind of blue di Miles, posso ascoltarlo ogni giorno. Chi dice che John Coltrane è superiore a Duke e Miles è un pazzo”.

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