Frank Kimbrough -Tutto il Monk minuto per minuto.

FRANK KIMBROUGH
Monk’s DreamThe Complete Compositions of Thelonious Sphere Monk
Sunnyside (IRD) – €.70,00 

monk s dream

Non c’è pianista di jazz al mondo che non abbia suonato almeno una volta qualcosa di Monk. Non c’era stato finora alcun pianista al mondo che andasse a mettere mano all’intero corpus compositivo di Thelonious Sphere Monk per riproporne integralmente il materiale, in un’operazione di grosso calibro che prende vita ora in questo sontuoso cofanetto da sei cds targati Sunnyside. La genesi di questa operazione narra che Frank Kimbrough nel 2017 era impegnato a New York in una serie di concerti celebrativi per il centenario della nascita di Monk, in club prestigiosi come il Kitano e il Jazz Standard, e che per l’occasione avesse assemblato un quartetto di livello mondiale, con Rufus Reid al contrabbasso e Billy Drummond alla batteria, una ritmica talmente sontuosa da non aver bisogno di presentazioni, e con il polistrumentista Scott Robinson (sassofoni, tromba, clarinetto basso e sarrusofono), non molto noto alle nostre latitudini ma assai ricercato, con più di 200 incisioni nel curriculum insieme a personaggi che vanno da Elton John ad Anthony Braxton, per gradire. Ogni sera la band approfondiva in modo viscerale il proprio rapporto con il sommo monaco di Rocky Mount, ed in una di queste sere si materializzò al club Maitland Jones Jr., professore emerito di chimica a Princeton e jazz agit prop nella Grande Mela, che lanciò direttamente a Kimbrough questa sua “pazza idea”, diventata realtà a stretto giro di posta, grazie agli uffici della sempre più meritevole Sunnyside che ha scommesso platealmente sull’attualità di Monk e sulle spalle larghe del responsabile di un’avventura simile. Perchè un conto è affrontare le partiture, un conto calarsi nelle composizioni realizzate da una delle menti più geniali della storia della musica, una figura iconica, libera e surreale, capace d’inventarsi un mondo e dargli forma attraverso logiche personalissime che danno sempre un potente senso di omogeneità, intrecciato alle poderose varietà timbriche che finiscono per rendere ogni suo brano unico ed immancabilmente marchiato a fuoco.

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Il fatto che Kimbrough abbia portato avanti per anni, con i Jazz Composers Collective, l’Herbie Nichols Project (un’ampia ricognizione in chiave moderna di un vero mito sotterraneo del jazz, documentato anche in alcuni preziosi Soul Note degli anni ’90) depone totalmente in suo favore, e l’ascolto di queste sei ore di registrazioni confermano la sua levatura, l’eccellenza del gruppo e la bontà dell’idea di Jones.

Quelli che erano gli accordi inusuali e le melodie spigolose che tanto clamore fecero negli anni del bop sono diventati territorio comune per legioni di musicisti, in molti casi anche stucchevoli clichè, così come si sono viste riletture “avanguardistiche” più o meno complete che si allontanano, di diverse miglia, da uno stretto e compiuto linguaggio d’impronta jazzistica. Kimbrough, in un certo senso, riporta Monk a casa, ripercorrendo un repertorio mitico alla lente del proprio pianismo, senza sedute spiritiche, anzi rispettando Monk alla stregua di un Ellington, esaminandone i risvolti, mostrando colori nuovi di brani già sentiti cento volte, il tutto ad un livello emotivo mantenuto altissimo, da “Thelonious”,

che apre il disco 1, fino ad “Epistrophy” che chiude il disco 6, e come si avverte in particolar modo nelle ballads, da “Crepuscole with Nellie” in piano solo posta in apertura del secondo volume, a ”Ruby My Dear” senza ritmica, in duo con l’appassionato sax di Scott Robinson, o nell’oscura stride ballad “Functional” ancora in piano solo, passando ovviamente per la regina “Round Midnight”, resa con umiltà e deferente aderenza.

Chi ama Monk amerà questo cofanetto.

Tecnicamente, per chi fosse interessato all’acquisto del supporto fisico, segnaliamo che l’incisione nasce nel celebre studio “Maggie’s Farm” di Matt Balitsaris e che l’ascolto soddisfa i palati audiofili più raffinati grazie ad una resa sonora dettagliata, dalle dinamiche assai brillanti.

(courtesy of AudioReview)

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7 Comments

  1. Allora il lavoro fatto da Alexander Von Schlippenbach si allontana “di diverse miglia da uno stretto e compiuto linguaggio di impronta jazzistica”? Senza offesa mi viene da dire: siamo alle solite Calimero. Peraltro questo lavoro è ottimo.

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  2. non era riferito solamente a lui, ovviamente, ma di certo quel lavoro, quel “Monk Casino” non è tra i miei preferiti, diciamo così. (e di certo Kimbrough & C. non si pongono minimamente il problema di un “confronto a distanza”). my two cents.

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  3. …mai sentito, ma se dici che non mi piace tendo a fidarmi, ho già pile di dischi che mi guardano in cagnesco. 🙂 (anzi Loris, se vuoi parlarne tu qui su Tracce non farti assolutamente scrupoli, open house, i recapiti li sai, citofonare ore pasti ecc.:-) )

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    1. Okazaki… chitarrista della scuderia PI Recordings, da ulrimo sideman di valore di Steve Coleman (era anche lui al Village Vanguard per il ben noto live). Milton56

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  4. Miles Okazaki ha riletto il repertorio completo delle composizioni di Monk per sola chitarra. Nella scelta non convenzionale dello strumento, ha fornito una rilettura originale pur con grande rispetto per lo spirito autentico della musica di Monk. Un lavoro coraggioso, unico nel suo genere, per me decisamente riuscito. Poi è chiaro che può piacere o no. Lo si può acquistare solo in download perchè non è stato previsto il supporto fisico. Per provare a sentirlo basta andare su questa pagina:
    https://okazakiwork.bandcamp.com/album/work-complete-volumes-1-6

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