Resonance Records goes digital……

Com’è noto, da tempo seguiamo questa combattiva e creativa etichetta che, oltre a piacerci molto, è portatrice di una ben precisa filosofia: quella del ‘ritrovamento’ e della liberazione di musiche di gran pregio di grandi esponenti della musica afroamericana che per motivi diversi sono state a lungo sottratte alla fruizione di un pubblico ampio, o spesso sono rimaste addirittura inedite.
E’ opportuno ricordare che dietro Resonance non c’è una major multimedia di profilo planetario, bensì una fondazione ‘no profit’: la cosa, oltre a renderci ancora più simpatici Feldman, Klabin e co., dà conto della raffinatezza e dell’originalità di molte scelte dell’etichetta che si sono imposte a ripetizione all’attenzione di appassionati e critica con ampii riconoscimenti internazionali.

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Gli album Resonance sono anche ‘da leggere’…….

Sinora Resonance si era rigorosamente attenuta ad una diffusione tramite i due tradizionali canali del vinile e del CD, ritengo per due motivi principali: il primo quello di valorizzare l’attento lavoro di recupero e restauro audio compiuto partendo spesso da supporti di origine amatoriale o comunque in condizioni non ottimali rispetto alla qualità della musica in essi contenuta. La seconda ragione sta nel fatto che ogni album risulta corredato da un corposo booklet – quasi sempre della consistenza di un vero e proprio libro – con ricchi ed originali contenuti di testo e di immagini concernenti i musicisti e le registrazioni pubblicate: niente a che spartire con le tradizionali note di copertina, siamo di fronte a veri pezzi di letteratura jazzistica.
Ora ci giunge una notizia abbastanza sorprendente: Resonance sta per riversare il suo consistente e prezioso catalogo nel canale dello streaming (ovviamente legale): per quanto ci riguarda i circuiti di maggior interesse sono l’immancabile Spotify, Tidal ed Apple Music (in attesa della sua annunziata metamorfosi).

A mo’ di corposo antipasto sono già disponibili due album: un duetto Jaki Byard/Tommy Flanagan registrato live nel 1982 al Keystone Korner (detentore di un ricco archivio)  ed un altro live di Sarah Vaughan al Rosy’s. Seguono a ruota due compilations, “Jazz Piano Panorama: The Best of Jazz Piano on Resonance” e “Sing a Song of Jazz: The best of Vocal Jazz on Resonance”.

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Anche la grafica fa presagire il contenuto……..

Entro qualche giorno si aggiungeranno gli album di Bill Evans (raccomandatissimi agli sfortunati che non li avessero ancora ascoltati, soprattutto il magnifico ‘Some Other Time’ che ci rivela una sorta di ‘Evans eretico’ molto lontano dallo stereotipo che spesso lo accompagna) e quelli di Wes Montgomery. In un’ulteriore ondata programmata per il 18 luglio sarà compreso persino il triplo album dedicato qualche mese fa ad Eric Dolphy: anche qui chi ha orecchie per intendere, intenda…
Accantonando problematiche riflessioni sul dilagante predominio del canale streaming, sul piano pratico va osservato che ovviamente ci sono miracoli impossibili (persino in casa Resonance dove al riguardo sono ben attrezzati): naturalmente i fan della musica liquida non potranno contare sui mitici ‘libriccini’ di cui si parlava prima, così come alcune pubblicazioni rimarranno escluse dalla diffusione in digitale per via di residui strascichi di quei grovigli legali e contrattuali che la label californiana ha dovuto sbrogliare per ‘disseppellire’ i ‘lost albums’ del suo catalogo.
Ovviamente questo nulla toglie al carattere genuinamente ‘democratico’ della scelta di Resonance, che da qualche settore del pubblico avrebbe potuto esser tacciata di un certo ‘elitismo’ nelle sue scelte di distribuzione (anche se i prezzi finali al pubblico dei suoi album sono peraltro alquanto contenuti, anche alla luce del gran lavoro editoriale che hanno alle spalle). Ora intolleranti al vinile e laser-fobici non hanno più attenuanti…… Milton56

Lo ‘scandalo’ dell’ultimo Coltrane… a Resonance ci sanno fare anche con la macchina da presa….

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