Che sempre allegri bisogna stare…

Herlin Riley
PERPETUAL OPTIMISM
Mack Avenue (Egea)
Prezzo € 18,00

Il batterista di New Orleans Herlin Riley (1957), diventato famoso al fianco di Wynton Marsalis ed Ahmad Jamal firma il suo secondo lavoro per Mack Avenue con il suo quintetto (Emmet Cohen, piano, Russell Hall, basso, Godwin Louis, contralto e Bruce Harris, tromba) e lancia fin dal titolo una dichiarazione d’intenti del tutto esplicita.
Se lo traducessimo in italiano come si usava fare coi film negli anni ’70, per questo lavoro potremmo azzardare un citazionistico “Che sempre allegri bisogna stare” a testimoniare l’esplosiva e contagiosa felicità musicale, innervata da sapiente ironia, che il disco sprigiona, nonostante gli anni bui che attraversiamo incerti sia da questa che dall’altra parte dell’Atlantico. Passando da contesti gospel a fumosi blues a roventi escursioni latine, la pulsione continua che si ritrova in questo disco è quella della più pura “joie de vivre”, resa attraverso una tecnica batteristica stratosferica e grazie a una band che sposa perfettamente le idee musicali del leader ed “apre il gas” a tavoletta in molti, fulminanti episodi, come nell’iniziale “Rush Hour” o nella stessa title-track.

 

L’eleganza delle tessiture e la coerenza degli assolo, in cui si distinguono la tromba di Harris e il sax di Godwin Louis, rendono assai godibile l’intero lavoro, anche quando l’assetto muta trasformandosi in piano trio per “Stella By Starlight”, con il limpido tocco di Emmet Cohen (nome da appuntarsi sui taccuini) sugli scudi.
Siamo ovviamente in pieno territorio mainstream, nella mani di un riconosciuto maestro dei tamburi che conosce tutti i trucchi del mestiere, ma le soluzioni adottate non sono affatto scontate, per esempio “Twelve’s It” di Ellis Marsalis scorre mutevole e sorprendente, con un finale cantato da Riley stesso, l’original “Wings And Roots” è un trampolino ideale per le acrobazie dell’intero quintetto, così come l’up-tempo “Borders Without Lines” in cui in particolare si dispiega l’intero magistero strumentale del leader, stimolato da un ossessivo ostinato funky di Cohen.

Il trattamento riservato alle ballad evita ogni banalità e si limita (si fa per dire) a dispensare pura classe jazz, a piene mani, come nel battutissimo “You Don’t Know What Love Is“, riportato notte tempo dalle parti di New Orleans senza che alcuno abbia a far finta di tagliarsi le vene, invocando morose lontane lontane nel tempo ecc.

Dopo le tante, troppe grigie incisioni delle eminenze grigissime che ammorbano l’attuale scena jazzistica, recuperare del solare, e contagioso, ottimismo va considerata una scelta radicale che la label Mack Avenue pare sposare in pieno e che sta dando ottimi risultati. Com’era accaduto per il precedente “New Directions” rileyano, anche questo disco lievita ascolto dopo ascolto e mantiene in pieno quel che promette. Mica poco, di questi tempi.

(Courtesy of AudioReview)

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