Il salto di Eric

Eric Alexander

LEAP OF FAITH

Giant Step Arts  / € 19,00

 

Ecco un titolo che spicca nella vasta produzione del sax tenore Eric Alexander, un prolifico jazzman classe ’68 di stanza a NYC, studi classici e curriculum irreprensibile, un suono splendido, tanto che alcuni –quorum ego– lo considerano una delle voci solistiche più rilevanti dell’attuale scena jazzistica. Per la prima volta, grazie all’intuizione di Jimmy Katz che ha lanciato una nuova innovativa label che v’invitiamo caldamente a tenere d’occhio, Alexander abbandona (momentaneamente) la comfort zone che in ambito mainstream/hard bop gli ha garantito vasti successi ed onori internazionali, per siglare un album largamente improvvisato con il più audace dei format, ovvero in trio senza strumento armonico, sulle orme del Rollinsiano “East Broadway Rundown” ma con in mente soprattutto Trane, omaggiato in modo esplicito nella lunga traccia finale, “Second Impression” (brano che era il titolo di un precedente lavoro High Note in quartetto del nostro) , tredici minuti letteralmente esplosivi che valgono l’intero lavoro ed in cui il leader inanella un’impressionante serie di soli ispirati e concentrici con largo uso della respirazione circolare, dando la sensazione netta d’essere sempre in coltraniano controllo del materiale tematico, anche nei momenti più liberi.

eric alexander

Una svolta artistica netta in una direzione ormai assai storicizzata ma tuttora considerabile, essenzialmente per comodità, di stampo avanzato, non poteva avere migliori compagni di viaggio di Johnathan Blake alla batteria e Doug Weiss al basso che qui si confermano due fuoriclasse assoluti dei rispettivi strumenti, sia quando accompagnano le evoluzioni di Alexander, sia quando dialogano e tolgono la rete di protezione, viaggiando sicuri nel maelstrom compositivo del leader, che conoscono benissimo e che si dimostra intellettualmente aperto alle sollecitazioni più distanti (“Magyar” in duo con l’archetto di Weiss prende spunto da “Musica per archi, percussioni e celesta” di Bela Bartok, “Mars” è ispirata a “Finesse”, mega-hit di Bruno Mars conosciuta tramite i figli).

https://soundcloud.com/bk-music-pr/luquitas-eric-alexander

Su “Corazon Perdido” Alexander suona anche due accordi di pianoforte che rendono più straniante l’atmosfera creata magistralmente da Doug Weiss, per lasciarsi poi andare in “Hard Blues” nel classico “terrific tune” coltraniano che lascia senza fiato.

La strada di Eric Alexander è ovviamente ripresa con la sua classica attività incessante in proprio ed in formidabili gruppi (con Harold Mabern, Al Foster, gli One For All ecc.) nei più importanti club del mondo, eppure questo disco, perfettamente inciso dal vivo davanti ad un ristretto pubblico alla New York City’s Jazz Gallery, brilla di una luce diversa e speriamo che questo trio advanced-ma-non-in-offside dal nome à la Kierkegard, torni presto a ruggire, magari anche ai nostri lidi.

Per chi scrive si tratta di un gioiellino di cui tener conto quando si parlerà della migliore produzione jazzistica 2019.

(Courtesy of AudioReview)

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