Le nuove visioni (condivise) di Enrico Pieranunzi

Le fonti di questo disco nascono da un iniziale rifiuto: quello opposto da Enrico Pieranunzi alla richiesta del produttore Christian Brorsen di suonare in trio con il contrabbassista Thomas Fonnesbæk , già partner in duo del pianista, ed il batterista statunitense Ulysses Owens Jr. “Enrico Pieranunzi sa quello che vuole, e per questo non fui sorpreso del suo rifiuto inziale al mio suggerimento, racconta Brorsen nelle note di accompagnamento al disco, ma per fortuna è anche una persona dotata di grande curiosità, e, dopo un pò, il mio tentativo, fondato sulla convinzione che Ulysses fosse il batterista ideale per completare quel trio, ebbe successo, e lui  accettò di iniziare questa nuova avventura”.
C’è da riconoscere il merito alla testardaggine del produttore, perchè “New visions” registrato a marzo 2019 al Village recording di Copenhaghen, città che ospitò i primi concerti del gruppo nel 2018, e nella quale il pianista italiano ha lasciato un pezzo della propria storia artistica, sembra segnato da un particolare stato di grazia sia sul versante compositivo che dell’intesa fra i tre protagonisti. Fin dalla prima delle quattro “Free visions” , interludi improvvisati intorno a definiti profili tematici, si respira in questa musica un senso di scalpitante dinamicità che attraversa con diverse sfumature tutti gli episodi, ponendo in risalto in modo paritario il ruolo di ciascuno dei componenti. Bastano pochi secondo di scambio fra il contrabasso e la batteria per fare nascere l’intesa, il groove, su cui il pianoforte innesta frasi brevi ma efficaci. Non mancano esempi di quella narrazione melodica che rappresenta, insieme alla propensione per i tempi dispari, uno dei tratti distintivi del pianista romano: qui “Night waltz” , la cui levità è interrotta dall’intensità del solo di contrabbasso, le ballads di innegabile impatto emotivo “You know” e “Dreams and the morning“, ed “Anne Blomster sang”, già incisa sul cd “Double Circle” in duo con Federico Casagrande, impreziosita dalla voce solista di Fonnesbæk e da due assoli di pianoforte : il primo vola fino alle vette dell’inno, mentre il secondo, con la sua stringente scansione ritmica, sembra anticipare la parte più sostanziosa del programma. Che è riservata, appunto, a questa dimensione del ritmo e della velocità, enfatizzata dal drumming di Owens, giovane batterista già a fianco di Christian Mc Bride, Wynton Marsalis e Kurt Elling e dal ruolo di primo piano del contrabbasso del giovane danese . Da “Alt Kan Ske“, caratterizzata dai cambi di clima e tempo, ma tesa e swingante nella sezione centrale, alla perentoria vena latin di “Brown fields” , dal trascinante tema intinto nel blues di “One for Ulysses” alla conclusiva palpitante “Orphanes”, che richiama moduli strutturali di E.S.T. trio, il pianoforte di Pieranunzi, il contrabbasso di Fonnesbæk e la batteria di Owens disegnano un affresco d’insieme dinamico e pulsante nel quale le sortite soliste, in particolare evidenza il contrabbasso, si inseriscono con grande naturalezza.
E’un disco che riesce a restituire all’ascoltatore, ovviamente filtrata dalla sensibilità e dall’immaginazione, un pò di quel processo creativo in pieno movimento che deve avere coinvolto i tre musicisti, insieme al genuino piacere della creazione condivisa.

 

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