Una Dalia per Sara Battaglini

 

Nelle giornate fitte di impegni che costituiscono le nostre vite, spesso, mantenere l’attenzione ci appare un’ulteriore fatica e, quasi come per un tic, tendiamo a riempire i momenti di riposo con occupazioni poco impegnative. Se decidete di accostarvi a questo “Dalia”, opera prima di un omonimo trio formato da tre giovani musicisti, Sara Battaglini, Federico Pierantoni ed Enrico Ronzani, tutti con significative esperienze didattiche ed importanti collaborazioni in campo jazzistico, fate in modo di potere dedicare al suo contenuto un’attenzione esclusiva, evitando di sovrapporre l’ascolto ad altre attività. In caso contrario, la sua levità, i suoi raffinati passaggi fra suono e silenzio, la sua atmosfera rarefatta ed assorta, rischieranno di dissolversi come una nuvola nel vento. Una scelta coraggiosa, quella della vocalist e compositrice toscana: un trio con solo voce, pianoforte e trombone (e la presenza del contrabbassso di Stefano Senni in soli due dei dieci episodi), e la rappresentazione , nella musica e nei testi, di un percorso che conduce dal dolore e dalla solitudine ad una piena rinascita, disegnando le tappe di un cammino personale che si ripercorre, durante l’ascolto, con una certa dose di pudore, tanto il racconto è intimo ed “a nudo”. Sara Battaglini canta in inglese, italiano (“Conghiglie”, “Closing”), utilizza il vocalese (“Pull and Spring “) e la voce senza parole (“Saint Nicolas trip”) in alternanza con i due strumenti, in un affresco di grande profondità emotiva . Solo sporadicamente al clima intimo e concentrato subentra un accenno di ritmo, un breve scampolo di groove abbozzato e presto represso, una frase melodica di presa emotiva enunciata e poi polverizzata ( la notevole “Love makes everyone happy”, sorta di ballad destrutturata con spazi solisti assegnati ai diversi strumenti ), mentre in altre occasioni le metriche vocali si fanno più articolate e scandite, le doti vocali della Battaglini sono in piena evidenza, e la struttura delle composizioni si avvicina a territori più sperimentali , ( “Flowering of violets” con uno spazio riservato al trombone di Pierantoni , e “Oxidized brass”). Unico episodio totalmente strumentale, la digressione in chiave blues di “Tomato & bacon”, affidata al pianoforte ed al trombone, rilassata e profonda. “Ho cercato di costruire un trio che non avesse spigoli – spiega Sara Battaglini – che mettesse in primo piano lo spazio circoscritto tra tre diversi modi di intrepretare la nostra musica“. Uno spazio vasto quanto le sensibilità dei tre protagonisti.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...