I luminosi orizzonti di Dino Betti van der Noot

Non siamo soliti pubblicare annunzi di concerti dal vivo per molti e diversi motivi di organizzazione e gestione del nostro blog. Ma per la big band di Dino Betti van der Noot che andrà in scena a Milano al Teatro Franco Parenti il prossimo mercoledì 18 settembre (dettagli QUI ), mi sembra doveroso fare un’eccezione.

Di questi tempi è già molto raro a Milano ascoltare dal vivo un’orchestra jazz di 22 elementi: soprattutto se si tratta di una delle ancor più preziose apparizioni di quella di Dino Betti, una creatura che cresce e si sviluppa incessantemente sin dalla fine degli anni ’70, e che si manifesta soprattutto discograficamente con costanza, pur se con intervalli indispensabili a metter in campo sforzi organizzativi al limite del possibile per una scena jazzistica come quella italiana. Del resto anche il suo leader, compositore ed arrangiatore Dino Betti per decenni ha dovuto far coesistere la musica, l’amore di una vita sin dall’adolescenza, con un’altra impegnativa professione. Costanza e fatiche che comunque non sono passate inosservate, come dimostra il palmares di premi collezionati negli anni da Betti e dalla sua formazione. La quale si distingue anche da una parte per una consolidata stabilità, e dall’altra per il notevole pluralismo di personalità che la popolano, molto spesso protagoniste di percorsi individuali molto caratterizzati e talvolta sviluppati su terreni di avanzata sperimentazione (per esempio Emanuele Parrini al violino, Tiziano Tononi alla batteria e percussioni): un altro gioco di prestigio…

TSITN

Dopo l’ultimo ‘Où sont les notes d’antan’?’ del 2017, compare ora l’album “Two Ships in The Night’, le cui composizioni rifluiranno in parte nel concerto al Parenti, unitamente ad altri pezzi già compresi nel fitto book dell’orchestra, stratificatosi nell’arco di oltre trenta anni.

Come descrivere la musica di quest’orchestra e di questo album a chi non li conosce ancora? Prima di tutto, si tratta di una big band ‘diversa’,  che rinunzia programmaticamente all’ovvietà dell’enfasi sulle masse sonore ed al loro impatto per sfruttare a fondo viceversa l’ampia e raffinata palette di colori consentita da una strumentazione molto ricca e diversificata. A questo riguardo è significativo un uso molto calibrato di strumenti elettrici ed elettronici, spesso impiegati per completare e meglio amalgamare la tessitura di quelli acustici: niente eclatanti ‘effetti speciali’ a buon mercato, come spesso accade. Il risultato è un quadro orchestrale dominato da colori caldi e solari, le cui nuances nascono da un ricco intreccio di sonorità sottili.
In questa atmosfera si sviluppa una musica ariosa e di ampii orizzonti, con accorto uso di spazi e silenzi: il procedere piano e disteso, a volte assorto, dell’orchestra genera un diffuso mood contemplativo, una naturale fluidità molto lontana dalla rigidità e dalla sorvegliata intenzionalità propria di altri progetti per organici ampii e complessi che talvolta capita di ascoltare di questi tempi.

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Ma questa scrittura a linee ampie rende anche un buon servizio ai solisti: procedendo per accumulo genera lente progressioni, che culminano in increspature di intricata improvvisazione collettiva da cui emergono sortite solistiche che contrastano con le parti orchestrali per maggior audacia e libertà concesse. Peraltro, pur essendo ben evidenziati nel tessuto della composizione, i soli non si ‘impongono’ mai all’orchestra, emergendone e reimmergendosi in essa armonicamente. Inutile farsi nemici menzionando solo alcuni dei solisti e dimenticandone altri, basti dire che le occasioni d’improvvisazione individuale sono ampie e numerose, e gli esiti spesso molto pregevoli ed originali.

Insomma, e soprattutto per noi malinconici e deperiti amanti del vero suono orchestrale, quella di mercoledì prossimo è un’occasione del tutto imperdibile. Anche perché è difficile non sperare che il Teatro Parenti possa ritornare ad essere la casa di una musica che ormai a Milano è quasi ‘senza tetto’: il ricordo delle serate di ‘Jazz al Parenti’ non è ancora sbiadito….. Milton56

 

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