David Kikoski – “Phoenix Rising”

kikDavid Kikoski – “PHOENIX RISING”  (High Note / IRD )

Quella di David Kikoski è una storia musicale lunga e convincente, con un’importante scia discografica, sia nelle vesti di generoso e versatile sideman (con la Mingus Big Band, Roy Haynes, Randy Brecker, Bob Berg…e mille altri) sia come leader, da più di trent’anni alla guida di piccoli combo in cui riluce l’arte di un pianista “tyneriano” di sostanza e tecnicamente ferratissimo, il cui successo, tutto sommato di nicchia sebbene esteso in ogni continente, lo rende ancora più amato da chi, come il sottoscritto, non esita a farsi chilometri se lo vede apparire nel Belpaese in qualche formazione.

L’approdo del pianista in casa High Note, dopo una lunga storia targata Criss Cross (del recentemente scomparso Gerry Teekens, che gli sia lieve la terra), non segna alcun cambiamento di stile rilevante, semplicemente conferma la classe del nostro, che qui assembla un quartetto newyorkese par excellence, con Eric Alexander al tenore (per la prima volta i due incidono insieme, ma paiono sodali di lunghissimo corso), Peter Washington al contrabbasso e Joe Farnsworth alla batteria.

La veloce title-track è l’unico original in cui sia presente la firma del leader, un dialogo, magnificamente sostenuto dalla ritmica, a colpi di assolo tra il pianista e un imperioso Alexander, che sembra muoversi sempre più in una vena che coniuga il John Coltrane del periodo Prestige e George Coleman, come del resto s’evidenzia nella seconda traccia, firmata dal sassofonista, il prismatico blues “Kik It” in cui Kikoski fa brillare idee esplosive all’interno di una struttura che si rifà compiutamente alla tradizione.

Il set prosegue con la virile ballad “Wichita Lineman”, in origine una hit dimenticata del cantautore country Glenn Campbell, e soprattutto con la ripresa di standards immortali cui Kikoski mette mano, cambiando leggermente la progressione degli accordi o insufflando groove in zone insospettabili del song, ed ecco che scorrono così “If I Were a Bell”, con la tipica introduzione davisiana, l’assai battuta “Love For Sale”, l’assorta versione della coltraniana “Lazy Bird” e una “Willow Weep For Me” che scollina divertita sul versante funky-boogaloo.

Un passo di danza a chiusa di un lavoro “à là Kikoski”, versatile ed energetico, destinato a durare nel tempo e a farsi consumare di ascolti.

(Courtesy of AudioReview)

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