Bill Laswell contro l’impero

Contro l’impero delle bugie, contro la mediocrità, la compiacenza ed il compromesso, contro i privilegi spudorati, il razzismo diretto o indiretto. Contro l’impero. ”

Idee chiare ed espresse con forza, quelle di Bill Laswell, bassista e stratega di molte delle tendenze più innovative ed estreme nate in territorio statunitense da svariati decenni, dai Material alle esperienze con John Zorn fino alla  copiosa produzione solista dagli ampi orizzonti musicali, ormai impossibile da catalogare o solo definire. Alla limpidezza di vedute in campo sociale – facile immaginare chi sia il bersaglio dei suoi pensieri quale rappresentante dell’impero in questo momento –  corrisponde un progetto musicale altrettanto personale e definito, in grado di recuperare esperienze mature e stimoli recenti in una sintesi di grande forza espressiva. Nelle quattro lunghe suites che compongono i circa sessanta minuti  di “Against empire” c’è il passo inconfondibile del suo basso dub, spina  dorsale di tutto il lavoro, ma entrano in gioco soprattutto  un jazz di impronta libera e spirituale, grazie alla presenza del grande Pharoah Sanders, il carattere ritmico marcato di alcune sezioni data la presenza  di ben quattro batteristi, Jerry Marotta (Peter Gabriel), Chad Smith (Red Hot Chili Peppers), Hideo Yamaki e Satoyasu Shomura e da Adam Rudolph alle percussioni, sprazzi di elettronica ambientale, ed un piccolo contributo al piano elettrico da parte di Herbie Hancock. Nei momenti migliori  sembra di stare a metà strada  fra “Bitches Brew” ed alcune parti strumentali dei migliori  Peter Gabriel e Talking Heads, in particolare quando le percussioni innestano irresistibili grooves. L’equilibrio  generale, ed una delle chiavi di lettura del lavoro, risiede  nella continua  alternanza fra parti furiosamente ritmiche, che hanno in maggior parte  protagonisti solisti  i sax di Sanders e di Peter Apfelbaum, ed improvvise eed inattese pause ambientali, nell’ambito di composizioni che sembrano orientate alla perenne trasformazione ritmica ed armonica. “Nothing is True, Everything Is Permitted” riassume Laswell a proposito della natura di questa musica, e davvero l’ascolto presenta sorprese continue.

Così, l”iniziale “Golden spiral“, dopo una breve intro giocata fra sax e piano elettrico, prende quota sulle ali del sax per poi congelarsi in un cosmo elettronico dominato dai riverberi del sassofono. “Tabu“, dopo una  parte  iniziale di marcata enfasi ritmica, con il flauto, l’organo ed il sax impegnati a creare un compatto blocco ritmico melodico,  si cristallizza nell’atmosfera estatica delle  tastiere di Peter Aftelbaum scandita  ritmicamente dall’inquietante  ticchettio metallico delle percussioni.  “Shadowline” inizia  all’ insegna della dinamicità  con il tema magniloqente del sax doppiato dal basso adagiato su un fitto tappeto multiritmico che gradualmente  conduce  l’ atmosfera verso orizzonti  free alternati a scansioni ritmiche piu regolari, per lasciare poi spazio ad un solo delle percussioni di Rudolph. Quasi una prosecuzione naturale il lungo brano finale “The seven holy mountains”  dominato dal lungo soliloquio del sax soprano e , dopo varie pause e cambi di tempo, pronto a trasformarsi in una sezione finale dalle sfumature soul  in cui fa capolino un hammond e torna in proscenio il basso del leader con uno dei suoi maestosi riff.

Musica inafferrabile ed affascinante, che trova nel processo di spostamento continuo la propria ragione d’essere. Come fosse un siluro non tracciabile lanciato al cuore dell’impero. Uno dei migliori lavori fra la produzione recente di Laswell.

 

 

 

3 Comments

  1. Laswell resta uno dei pochi autentici visionari di questo mondo.”Against empire” è un lavoro superbo.Aspetto sempre che venga celebrato a dovere ” Hallucination Engine”,capolavoro del 1994 siglato come Material.

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