Concluso il primo week end di AmbriaJazz

Il primo week end di concerti di Ambria Jazz ha messo in evidenza in ognuna delle tre serate l’emozione autentica e palpabile dei musicisti, tornati ai concerti ed al contatto con il pubblico vero e non mediato da pc o cellulari, e la voglia di suonare e di sentire l’applauso degli appassionati.

Iniziamo dalla serata di venerdi’ 10 luglio a Poschiavo dove erano di scena gli Young Shouts capitanati da Silvia Bolognesi al contrabbasso. Si tratta di un gruppo nato nel contesto dei corsi di Siena Jazz e che vede tre giovanissimi musicisti affiancare la leader. Silvia dal canto suo rappresenta un doppio spettacolo: per la tecnica e la grinta sul suo strumento ma anche per la verve comunicativa e la simpatia nel dialogo col pubblico. Una vera trascinatrice, autrice anche di molti brani e dell’arrangiamento di quelli che formarono il repertorio di Bessie Jones, una cantante nera del secolo scorso che operava nel campo del gospel e del folk. La musica restituita dal gruppo è inevitabilmente piuttosto lontana,  non invece nello spirito, rispetto agli originals, ma ha messo in luce la bella voce e la perizia strumentale di Emanuele Marsico alla tromba, la pacatezza non disgiunta da guizzi interessanti del sax alto di Attilio Sepe e la regolarità metronomica della batteria di Sergio Bolognesi.

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La seconda e freddissima serata era nel piazzale dello scalo ferroviario di Tirano e presentava quello che molto probabilmente alla fine sarà ricordato come , se non il migliore, uno dei più riusciti set del festival: il duo Pasquale Mirra e Gianluca Petrella. Inutile aggiungere aggettivi, si tratta di due dei più quotati musicisti italiani, la curiosità stava nel vedere in che modo interagissero e che importanza avesse nel loro set la componente elettronica. A dispetto di una evidente ansia, l’abitudine dimenticata del contatto col pubblico, i due hanno dato vita ad un concerto di un’ora e tre quarti intenso e con molti momenti di lucida brillantezza. Molto onestamente Petrella al microfono ha parlato della inevitabile tensione del ritorno, e forse in qualche momento di qualche piccola lungaggine di troppo, ma complessivamente il duo ha riscaldato (in senso letterale) il numeroso pubblico. Molti originals e qualche standard, il più bello l’immancabile Brown Rice di Don Cherry  eseguito con originalità ed una notevole souplesse. Molto interessante l’impatto con l’elettronica, costituito prevalentemente da basi preregistrate ed effetti delay, mai eccessivo e sempre in dialogo con la componente acustica.

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La sera della domenica nel confortevole e bellissimo Auditorium S.Antonio di Morbegno a mancare è stato solo il pubblico. I musicisti invece, il Norma Ensemble già ascoltati lo scorso anno, hanno dato il loro meglio in progressione, finendo un set di circa un’ora e mezza in grande spolvero. La proposta di Marcello Allulli ai sax, Enrico Zanisi al pianoforte e synth, Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria  è coraggiosa e merita il massimo rispetto: solo brani originali equamente suddivisi, una jazz moderno con evidenti riferimenti alla tradizione, nessun ammiccamento a facili concessioni, scontando il fatto di presentare un repertorio non conosciuto ai più. Sono anche loro un gruppo giovane, ma le individualità e lo spessore sono già interessanti e sicuramente ne vedremo gli sviluppi in futuro.

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Tutte le foto sono di Marina Magri

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