‘BODY AND SOUL’, RELOADED

Come i pochi fedelissimi sanno, questa trasmissione di RadioTre ci è particolarmente cara, soprattutto per la sua mai abbastanza lodata funzione didattica. ‘Storia disinvolta del jazz’ era ed è tuttora il suo sottotitolo, ma la ‘disinvoltura’ era limitata solo alla scorrevole discorsività dell’esposizione, non a caso affidata a grandi firme della nostra saggistica jazzistica.

Infatti, se è vero che con il jazz sono possibili i ‘colpi di fulmine’ (peraltro rari di questi tempi, data la qualità media degli ascolti occasionali), gli innamoramenti più profondi e duraturi possono venire solo da una qualche conoscenza del retroterra e della tradizione di questa musica, che rimane fortemente derivativa ed in cui il potenziale emozionale riposa più sulla sottigliezza del dettaglio che non su vistosi effetti spettacolari. E qui le varie serie passate di ‘Body and Soul’ (e soprattutto il vasto archivio podcast accumulato,  risorsa culturale di cui speriamo che Mamma RAI abbia la dovuta cura) svolgevano un ruolo insostituibile ed unico nel nostro etere.

Etere dal quale ‘Body and Soul’ sembrava essersi eclissata da qualche tempo, ma forse non avevamo fatto i conti con la sua vocazione estiva: ed infatti eccola ritornare con l’inizio di luglio.

Sulla sua pagina sono già disponibili due puntate, che inaugurano i due filoni distinti che la trasmissione seguirà. Il primo è affidato il sabato pomeriggio a Sergio Spada, che rivolgerà il suo sguardo alla scena italiana, mentre nel pomeriggio di domenica l’inossidabile Pino Saulo (il nome ed il cognome del jazz in Rai) si dedicherà alla scena internazionale: l’esordio di quest’ultimo è particolarmente intrigante, trattandosi di una panoramica sulla musica fiorita nei clubs di South London, una New Wave considerata con attenzione e rispetto dai colleghi americani, parecchi dei quali già hanno incrociato i loro strumenti con i ‘londinesi’ in concerti e soprattutto in registrazioni di grande impegno ed ambizione.

Tutto bene, quindi, due altri preziosi (e rari) spazi per noi jazzofili nella galassia RAI. Un piccolo appunto critico però si rende necessario, altrimenti come facciamo a conservarci il titolo di ‘talebani’, di cui parecchi ci gratificano?

L’attuale serie di ‘Body and Soul’ sembra aver virato verso la formula di una vetrina dell’attualità, con una ragionata e selezionata rassegna delle novità che emergono sulle scene di competenza dei due curatori. Considerata la scarna struttura della programmazione jazzistica di RadioTre indubbiamente ciò riempie un vuoto, ed anzi vale a meglio contestualizzare ed orientare l’ascolto dei concerti live normalmente proposti (che quest’estate vanno in onda alle 22:30 del mercoledì e del venerdì, in fondo alla pagina la locandina che copre quasi tutta la stagione estiva).

Milano, 1978,  guardate un po’ cosa succedeva in RAI…. in azione l’Orchestra di Ritmi Moderni (tradotto dal burocratese criptolittorio: big band jazz….) 

Tuttavia a mio avviso la missione didattica di ‘Body and Soul’ prima maniera non mi sembrava ancora del tutto esaurita, anche sotto il profilo di un affresco a grandi linee di una tradizione musicale che ormai vanta più di un secolo di storia, perdipiù molto densa e quasi convulsa. Tanto per fare un esempio, non sarebbe stato male dedicare un ciclo alla seconda stagione del jazz in Italia, grosso modo quella che comincia alla fine degli anni ’60 e che di fatto ha plasmato l’attuale scena musicale. Parliamo di 50 anni che ormai sono suscettibili di un ponderato inquadramento storico, che si potrebbe valere di registrazioni che emergerebbero in gran parte  dal mare magnum degli archivi RAI (e così le si preserverebbe dal rischio incombente di dispersione ed oblio) e soprattutto della testimonianza diretta di molti suoi protagonisti, che potrebbero in pubblico tirare le somme di lunghe carriere, il cui movimentato sviluppo sfugge spesso anche alla gran parte dei loro stessi fan attuali. Per tacer del fatto che per molti giovani musicisti già in attività potrebbe esser salutare scoprire loro radici lontane e nascoste e confrontarsi con le ‘educazioni sentimentali’ in musica di molti loro mentori ed insegnanti, percorsi molto differenti dai loro (e quasi sempre ben più avventurosi) .

Comunque male che vada potremo sempre sintonizzarci su Radio Svizzera Italiana 2, attingendo a quella specie di Enciclopedia Britannica del jazz che è Birdland (anche qui vi serviamo i link in fondo alla pagina…).  Ovviamente il tutto a tarda notte e con le cautele cospirative del caso….. Milton56

 

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