Lukashenko, Pagnotta e le mutazioni del DNA

Da molti anni, e per precisa scelta, non frequento più il festival Umbria Jazz. Sono stato per diverse edizioni un fedele seguace delle idee più innovative e di quanto di meglio, a prescindere dalle etichette, provenisse dagli Stati Uniti, dall’Europa e naturalmente dall’Italia.

Poi qualcosa è cambiato. Umbria Jazz da volano della musica jazz e creativa in generale, è diventata volano dell’economia locale. La immediata conseguenza è stata la delocalizzazione della musica jazz in piccoli teatri e ad orari da nottambuli, il tutto per favorire una musica ed un pubblico di massa in grado di soddisfare le esigenze degli sponsor, politici ed economici, che di fatto hanno trasformato il festival in una rassegna di pop, rock e cantautorato in grado di richiamare le folle.

Per i jazz fans è rimasto comunque uno spazio, prevalentemente il Teatro Morlacchi, perfetto per i concerti e anche perfetto alibi per giustificare il nome della rassegna. Un festival, quello di Perugia, da almeno un ventennio dominato da musiche altre, a prescindere dal valore intrinseco (spesso risibile), e con la stessa scaletta di nomi con variazioni omeopatiche per quanto riguarda il jazz.

Un mix perfetto per ottenere un ricambio graduale e sostanzioso di pubblico. Basta a questo proposito andare a leggere i commenti su Facebook ogni qualvolta viene annunciato un nome per l’edizione prossima del festival: più si tratta di band rock e più il gradimento è numericamente elevato, salvo naturalmente qualche vecchio brontolone che, stupefatto, si chiede ingenuamente perchè si butti via cosi’ un patrimonio culturale e storico accumulato in tanti anni.

Facendo parte della schiera dei vecchi brontoloni è quindi facile capire perchè a Perugia non ci metto più piede, ma ciònonostante, seguo sempre con interesse le recensioni e gli articoli che parlano di Umbria Jazz. Anche quest’anno, in cui il boss ha deciso di invitare per il centomillesimo anno consecutivo i soliti nomi, quelli italiani giocoforza, scelti nel solito piccolo mazzo, e incredibilmente ancora capaci di rimepire la piazza (mistero questo che richiederebbe analisi antropologiche che sfuggono alla capacità di questo blog) .

Leggo quindi con malizioso stupore che ” l’operazione di proporre Cosmic Band, i Gianluca Petrella alle 19.30 in Piazza IV Novembre appare coraggiosa. Negli ultimi decenni quel palco è diventato sinonimo di “musica da piazza”, di grande qualità certo, ma comunque adatta a un pubblico trasversale (almeno nella maggior parte dei casi). Petrella non è Ray Gelato né tantomeno Rockin’ dopsie, senza nulla togliere agli ultimi due artisti che però propongono musica ben più orecchiabile. Petrella rappresenta il jazz sperimentale, che a volte risulta ostico anche per i conoscitori del genere.”

Caspita, ecco un “giornalista” perfettamente allineato a Pagnotta: la musica jazz “risulta ostica”. Insomma, dateci Ray Gelato e non scassateci la minchia. Che tristezza e che brutta, ignobile fine di un festival che per decenni è stato meraviglioso.

Ma non è finita, c’è anche la nota comica, naturalmente involontaria: “La direzione artistica di Umbria Jazz (ovvero Carlo Pagnotta) ha fatto ancora centro, dimostrando che parlare di jazz senza voler osare è probabilmente cosa estranea al suo DNA.”

Mi spiace contraddire ( le riviste di settore si guardano bene dal dire queste cose, tutti tengono famiglia. e quindi solo outsider fuori dai giochi come noi possono raccontare la verità…), ma da più di un ventennio a Perugia “osano” solo sulla massimizzazione dei profitti. Probabilmente una mutazione genetica del DNA. Fossi in Pagnotta farei delle analisi, e non solo del sangue…

Leggete l’articolo qui: https://www.ilmessaggero.it/umbria/jazz_gianluca_petrella_sun_ra_umbria_jazz-5399460.html

P.S. Ecco in anteprima le scelte annunciate per il prossimo anno: Tom Jones, Jamie Cullum, Chick Corea, Stefano Bollani, Branford Marsalis, Redman-Mehldau-McBride-Blade, Wynton Marsalis, Veronica Swift. Veramente coraggiose e, sopratutto, nuove. Quanto dico non inficia il valore singolo dei musicisti sopra elencati, alcuni ospitati più e più volte a Perugia, ma dimostra lo scarso livello progettuale e la mancanza di visione di chi organizza. D’altronde Pagnotta è al potere da più anni di Lukashenko….

1 Comment

  1. … il Teatro Morlacchi. Graziosa ‘bomboniera’ settecentesca, priva di qualsivoglia sistema di climatizzazione, temperatura interna prossima ai 40 Celtius in luglio..Sarà per questo che i concerti lì programmati andavano in scena ad ore piccolissime….. al termine dei medesimi ovviamente Minimetro fuori servizio, per chi non alloggiava in città alta era garantita una salutare sessione di marcia. Insomma, i pochi temerari che vi si avventuravano negli ultimi anni potevano a buon diritto affermare: “Io c’ero”, come gli alpini sul Don. Peccato non si sia pensato al rilascio di apposito attestato…. Quanto all’ ‘azzardo’ di programmare la Cosmic Band di Petrella, segnalo che la stessa qualche giorno fa ha riempito la Rocca Malatestiana di Fano, svariate centinaia di posti nonostante distanziamento Covid…. Last but not least, Lukashenko a cadenze più o meno regolari si prende l’incomodo di organizzare un turno elettorale, a Perugia si è optato invece per il bonapartismo….. Milton56

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