FANO JAZZ 2 – YOUNG STAGE, YOUNG CATS

‘Cats’ era il termine di slang jazzistico che in passato designava i giovani di talento in ascesa. C’era una sfumatura di paternalistica ironia, non disgiunta però da un pizzico di cauto rispetto: si sa, con i felini non si scherza, nemmeno con quelli da salotto.

Questo appellativo mi è tornato in mente una volta entrato nella suggestiva Chiesa di S.Francesco (sopra), uno splendido esempio di architettura rinascimentale che si impone al visitatore anche ad onta della spoliazione delle decorazioni interne e dello scoperchiamento del tetto. Una location raccolta e di grande fascino, che da soluzione d’emergenza per i tempi di Covid andrebbe valutata anche per futuri tempi più tranquilli (magari con una messa a punto del suono). E’ qui che va in scena lo Young Stage, la vetrina dei nuovi talenti che è uno dei punti di forza di Fano Jazz, che lo distingue nettamente da altre manifestazioni in cui difficilmente si nota un’attenzione così costante ed una presentazione così sistematica ed in evidenza dei nuovi fermenti della nostra scena. Tuttavia non riesco a non pensare che per un ventenne di oggi votarsi al jazz è una scelta di vita che ha qualcosa di ascetico, di donchisciottesco, che chiama nell’osservatore una sorta di tenerezza protettiva, ispirata dalla disperante chiusura della nostra asfittica scena musicale (e non mi riferisco al solo jazz). E tornando alla metafora felina, speriamo che i nostri young cats abbiano veramente nove vite, e che riescano a giocarsele bene…. ne hanno veramente bisogno.

Satoyama in studio…

Un premio ottenuto in un concorso ha proiettato i Satoyama dalla nativa Ivrea in una tourneè internazionale che causa Cov19 li ha dirottati in Russia, in cui hanno rischiato di rimaner prigionieri sempre causa virus, rientrando in Italia solo dopo una complicata gimcana tra aereoporti in chiusura. Niente male come debutto… Del resto, la musica del quartetto di Ivrea è fortemente ispirata da temi ambientali e dalla contemplazione della sconsiderata dissipazione delle risorse del nostro pianeta: un’elettronica aliena da spettacolare effettismo e tutta concentrata sulla creazione di ampii affreschi sonori fa da sfondo alla suggestiva tromba del leader Luca Benedetto, che dipana composizioni seduttive ed insinuanti in un fraseggio liricamente disteso. Gli fa da prezioso controcanto la chitarra sottile ed iridiscente di Christian Russano, ma sempre nell’ambito di un’immagine di gruppo molto omogenea e coesa, da cui però emerge a tratti con una certa assertività il basso di Marco Bellafiore, autore di un bel solo sul finire del set. Una musica assorta e riflessiva che però vibra in sincrono con le inquietudini del tempo, un’esordio veramente notevole ed in netta controtendenza all’Arcadia dominante. Un altro appunto in agenda.

Elias Lapia Trio (foto Andrea Rotili) AR_L1060399

Elias Lapia Trio, foto di Angelo Rotili

Elias Lapia, ‘emigrante creativo’ sin dell’adolescenza dalla natia (e dimenticata) Sardegna che continua a donare talenti musicali ad un’Italia immemore e sventata. Studi a Parigi ed ora all’Aja, dettaglio significativo.. . Ha già alle spalle un album di debutto in quartetto, di cui a Fano Elias riesce a portare con sé solo il notevolissimo bassista Salvatore Maitana, affiancandogli il batterista Adam Pache, reclutato on the spot (un po’ si sente..). Il sax alto di Elias rivela impressionante padronanza tecnica dello strumento, mentre la rilassata chiarezza della costruzione del discorso musicale rimanda ad una vasta e meditata conoscenza della tradizione afroamericana, bebop in testa (alle nostre latitudini non è da tutti presentare in bella evidenza una composizione di Blue Mitchell….). Forse il suono chiaro e leggermente nasale richiede ancora qualche messa a fuoco, ma questa nuance insieme a qualche punta di angolosità e di lieve asprezza mi fanno pensare ad una segreta inclinazione di Lapia per uno che a tuttora non ha lasciato eredi: Eric Dolphy. Una ‘cotta’ impegnativa, ma la stoffa di fondo c’è, eccome. A condizione di ammanettarsi per il polso al bassista Maitana, che vanta caratteristiche di nitidezza ed eloquenza del tutto analoghe a quelle del suo leader. Ad majora, e speriamo che l’emigrazione non sia definitiva, perderemmo una voce di originalità e spessore quantomai necessari alla nostra scena.

Elias Lapia in quartetto, l’album si chiama ‘The Acid Sound’ (mica per niente…. speriamo sia una promessa..)

Dalla Puglia, la California d’Italia per quanto concerne la musica (manco a dirlo il concerto era supportato da un’agenzia regiomnale), arriva il Boom Collective di Gaetano Partipilo. Difficile catalogare come un debuttante un sassofonista che ha già un decennio di carriera sulle spalle, punteggiato dalle esperienze più diverse. Ma l’originale band che capeggiava questa sì che era giovane e fresca. Mi ha colpito in particolare Angela Esmeralda, una voce scura e con qualche punta di asprezza, accoppiata ad un’emissione potente: una bella sorpresa in un panorama di canto jazz afflitto da estenuati languori. Al suo fianco un’altra presenza femminile, Caterina Bubbico, che a parte qualche performance vocale, si è fatta notare soprattutto per un intrigante lavoro alle tastiere, in grado tra l’altro di sostenere ed integrare con qualche pennellata insolita il sax di Partipilo, un tantino troppo sognante ed estatico, e che quindi non si distaccava troppo dall’omogeneo mood contemplativo generato dal gruppo anche grazie alle elettroniche. Contrasto e struttura erano comunque assicurati dalla solida ritmica dei bassi di Giuseppe Bassi (nomen omen…) e dalla scansione scabra e dura della batteria di Dario Congedo.

Tirando le somme, scalda il cuore vedere un po’ di sana inquietudine giovane persino in un momento come questo, la nostra scena ne ha un disperato bisogno. Sorprende poi la capacità di generare suono di gruppo omogeneo e personale, forse frutto di molto lavorio di studio in cantina prima del debutto sul palco: speriamo che questi gruppi così accuratamente assortiti e bilanciati non vengano triturati dalla smania nuovistica del nostro circuito concertistico/festivaliero, che si spera riemerga dalla catalessi pandemica con qualche grano di saggezza e profondità in più. Intanto Fano Jazz il suo lavoro di scouting l’ha fatto, sta agli altri proseguire (quando sarà possibile). A presto la cronaca dal main stage della Rocca Maletestiana. Milton56

I Boom Collective nella stessa formazione di Fano, dal vivo in club nel dicembre scorso

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