Cose da fare in un week end piovoso

La perturbazione atlantica non lascia scampo alle regioni settentrionali, non ci rimane che organizzare un week end casalingo fatto di ascolti e letture. Ieri, come tutti i primi venerdi’ del mese, Bandcamp non tratteneva la percentuale per sè e di conseguenza ogni acquisto andava interamente all’artista. Sono sincero, negli ultimi anni i miei acquisti sono diminuiti esponenzialmente, ma almeno un paio di volte all’anno cerco con un piccolo contributo di sostenere artisti che apprezzo, in particolare se italiani.

Ieri quindi ho attinto generosamente al catalogo presente su Bandcamp: il primo acquisto, che già ho ascoltato più e più volte,è lo splendido album di Enzo Favata, The Crossing. Una registrazione live che vede il leader attorniato da Pasquale Mirra, Rosa Brunello e Marco Frattini. Un gruppo di forte impatto, forgiato in diversi tour a spasso per il mondo pre covid, che suona come se da anni fosse loro consuetudine. Particolare curioso e importante: una delle quattro composizioni appartiene alla penna di Jun Miyake, trombettista jazz ma sopratutto compositore di successo di colonne sonore. E se ascoltando Lillies the Valley vi sembra di riconoscere il tema, la spiegazione è presto fatta: si tratta di uno dei brani del compositore giapponese presenti nel film Pina di Wim Wenders, tutto dedicato a Pina Bausch e alle sue coreografie.

The Crossing è un mix di suoni acustici ed elettronici con un particolare e riuscito melange di assoli del vibrafono di Mirra e dei fiati di Favata, sempre sostenuti da un asezione ritmica presente e pressante , ed un utilizzo quanto mai intelligente e intrigante delle tastiere. Difficile trovare un brano più bello degli altri, tutto è dello stesso, altissimo, livello.

Gli acquisti sono proseguiti con Pasquale Mirra in Moderatamente Solo, album in solitudine che lo vede in concerto a Pisa nel 2016. Troppo poco l’ascolto per formulare giudizi, ma stiamo parlando di uno dei fuoriclasse della musica jazz italiana, quindi mi aspetto grandi cose.

Poi ho voluto esagerare, dopo aver studiato l’intera discografia di Enzo Carpentieri ed aver visualizzato la presenza, tra i molti bravi musicisti, di Rob Mazurek in molti album, ho optato per l’acquisto in blocco dell’intero pacco. Nove album al prezzo incredibile di 67 euro e 50 e la sensazione, dopo aver ascoltato brevemente il primo Theory of Dreams, di aver fatto sicuramente un affare.

Il week end è partito all’insegna della buona e grande musica, inframmezzata da buone letture: al momento sto ultimando un interessante e introspettivo Manuel Vilas, In tutto c’è stata bellezza, ma, per tornare all’ambito jazzistico, ho da poco terminato un libro particolare e ben documentato, scritto da una giovane autrice, Vania Russo. Il libro si intitola La Città del Jazz, e presenta una minuziosa ricostruzione della scena musicale in Italia all’epoca del ventennio fascista. E’ un giallo senza la caccia al colpevole, introdotto subito all’inizio della narrazione, quel che conta è lo sviluppo della trama all’interno delle vicende musicali. Ben scritto e anche abbastanza originale, si legge in poco più di una serata.

3 Comments

  1. Sarebbe bene leggersi il commento pubblicato su Giornale della musica riguardo a Spotify e all’intervista rilasciata dal suo presidente.Personalmente preferisco comprare l oggetto fisico per ascoltare la musica CD o Lp e tralasciare la musica liquida.Ciao,grazie.

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    1. L’articolo l’abbiamo letto, su Spotify ci diamo espressi più volte, nello stesso tenore del redattore del Giornale della Musica, che non a caso nella comparazione tra Spotify e Bancamp evidenzia i vantaggi di quest’ultima piattaforma per i musicisti. E io nel mio post parlo di musica acquistata su Bancamp. Vivo in un piccolo paese, lontano dalla città, se volessi acquistare gli stessi CD dovrei affrontare ore di viaggio ( per poi magari scoprire che gli album che mi interessano non si trovano), oppure acquistare il supporto fisico su Bancamp e sperare nelle poste italiane di ricevere il pacco prima di Natale. Non è possibile ignorare la musica liquida, questa è la realtà, a prescindere da quale supporto si preferisca. Grazie per il commento

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    2. Le dichiarazioni del CEO di Spotify le abbiamo ben presenti: ordinario orrore economico che quantomeno i tychoon del web hanno il merito di rammentarci con la loro liliale improntitudine, altrove ci si maschera dietro muraglie di ipocrisie politically correct. Sulla c.d. ‘musica liquida’ avrei anch’io molto da dire, anzi da ridire,, come ho fatto in passato in un’altra vita di Tracce. Ma va francamente ammesso che nei tristi tempi in cui viviamo (e COV19 è stato solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno) la musica di qualità e che prescinda dalla dittatura del fatturato sta rasentando a più riprese l’estinzione od un lungo oscuramento da secoli bui. In questa situazione la ‘musica liquida’ è una sorta di zattera di salvataggio, scomoda, inadatta quanto vuoi ad una fruizione ragionata di musiche non ‘usa e getta’, ma è l’unica alternativa all’annegamento. Questo va in conto sia ad una scarsa capacità di autorganizzazione collettiva del mondo della musica (ben altrimenti reattivo ed inventivo negli anni’70), sia all’indifferenza ed all’inerzia del mondo high tech che continua sfornare inutili (e spesso molesti) gadget e non haa tempo per risolvere un problemo modesto come quello di di creare unso ‘studio virtuale’ in cui far interagire contmporaneamente ed a distanza i musicisti, sormontando problemi di spostamenti internazionali e di contatto con il pubblico che credo ci porteremo dietro a lungo. Milton56

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