Fabrizio Bosso Quartet – WE4

Come ritrovare un vecchio amico. Dopo tanto tempo, magari dopo queste restrizioni da pandemia, incontrarsi e riprendere i soliti discorsi come non fossero passate settimane, mesi. E ricordare i soliti vecchi episodi che ci legano, insieme, magari, al racconto delle ultime novità. Fa un pò questo effetto il nuovo disco di Fabrizio Bosso. Solo che l’amico non è lui, perlomeno non lui solo. Ma il suo quartetto, al quale è esplicitamente dedicato il titolo del disco e la sua prima composizione “We 4“, a ribadire il profilo spiccatamente collettivo del lavoro, accentuato anche dal ruolo di coautori dei tre compagni di viaggio in diversi episodi, il pianista Julian Oliver Mazzariello, il bassista Jacopo Ferrazza ed il batterista Nicola Angelucci. Registrazione del giugno 2020, nella quale si avverte, rafforzata dalla conoscenza approfondita fra i quattro musicisti, tutta la voglia di tornare a fare musica dopo lunghi mesi di stop. Non è ancora un palco, per quello occorrerà ancora tempo, ma a tratti l’entusiasmo di ritrovarsi a dialogare è davvero palpabile. Dieci tracce con le quali è semplice e naturale entrare in confidenza, tutti originali tranne due, le ballad “Estudio misterioso” di Lilu Aguiar, dall’atmosfera latina e “For heaven’sake” standard di Don Meyer, Sherman Edwards e Elise Bretton reso celebre dall’interpetazione di Billie Holiday. Il quartetto mette il proprio consolidato stile al servizio di atmosfere diverse : dai brani dinamici e movimentati animati con grande naturalezza in chiave post bop come “We 4″, “Control freak” o “Happy Stroll”, al piccolo inno “Dreams come true” (con un grande solo sordinato di Bosso), dalle atmosfere spigolose da spy story di “Bakarak” a quelle intime e raccolte di “One humanity“, dai giochi con le alternanze di tempo e le timbriche surreali di “The way we see” fino al finale in blues. L’impressione è che Bosso abbia intenzionalmente frenato il proprio virtuosismo per mettere la sua tromba al servizio del gioco collettivo, nel quale a ciascuno dei partecipanti sono riservati spazi solisti (il tema di “Dreams come true” affidato al contrabbasso di Ferrazza, gli scambi ritmici di “Control freak“, il rodato tandem con il pianoforte di Mazzariello) anche se non mancano i suoi assoli scanditi nella conosciuta impeccabile pronuncia. Alla fine dell’ascolto sembra passato un attimo, e si pensa quasi con rimpianto a quando tutto doveva ancora iniziare. Proprio come succede quando ci si saluta con un amico visto dopo tanto tempo.

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