JAZZ RESISTANCE ALL’ITALIANA

Cosa contrapporre alla Marianna dei francesi di Jazz Magazine? Non mi è venuto in mente altro che i Garibaldini, che evocano forse l’unica rivoluzione d’Italia. Il parallelo regge anche sul piano dei numeri: sparute le mille Camicie Rosse, ahimè ancor più radi i segnali che vengono dal jazz web nazionale in termini di contenuti audio e video che possano in qualche modo supplire alla assenza della musica live.

Per cominciare, un doveroso memorandum: Novara ed il suo canale YouTube A-Novara sono un esempio pioneristico da tenere sempre ben presente per gli organizzatori e sotto attenta osservazione da parte di noi pubblico. Tra molte e varie proposte culturali, continuano a comparire video realizzati da Novara Jazz con giovani gruppi italiani: la cura nelle riprese audio e video e la suggestiva ambientazione nel locale Museo di Scienze Naturali pongono l’asticella del confronto molto in alto per eventuali imitatori. E’ evidente che il diretto coinvolgimento del Comune di Novara (esempio virtuoso) pesa molto, ma non si chiede tanta cura e rifinitura nella proposta. L’importante è ripartire con musica viva.

A proposito di enti locali, abbiamo nella Regione Toscana un ulteriore esempio di catalizzatore di proposte musicali che rompano il Grande Silenzio. Sotto la sua egida e con un suo diretto finanziamento è infatti nato Jazz in Toscana , esperienza senz’altro ancora embrionale, ma che si presta a sviluppi interessanti. Si tratta di un sito web, in cui i principali festival jazz regionali stanno gradatamente inserendo video di concerti tenutisi nella scorsa estate. La proposta è quella di un abbonamento annuale di prezzo molto contenuto (Euro 11,99) che consentirà di accedere alla visione delle registrazioni che verranno caricate. Al momento è possibile iniziare una prova gratuita di 30 giorni che consente dei primi assaggi piuttosto stuzzicanti: Enrico Rava Special Edition, Danilo Rea, Nico Gori e Piero Frassi, Bruno Tommaso e la Barga Big Band ed altro ancora. La scena jazzistica toscana è sempre stata molto vivace e stimolante, ed i festival coinvolti nell’iniziativa hanno un notevole know how organizzativo e una buona rete di rapporti con i nostri musicisti: si può quindi sperare in un passo ulteriore, che porti dalla riproposizione di materiali d’archivio (di ottima qualità tecnica, tra l’altro) alla produzione diretta di nuovi concerti in streaming live ed on demand. Tra l’altro è della partita anche Siena Jazz, cui certo non mancano le necessarie risorse e dotazioni tecniche. Incrociamo le dita e speriamo, tra l’altro i cartelloni toscani della scorsa estate contenevano cose molto interessanti.

Nel mentre che si anela ad un poco di musica vera, sia pure da godere su uno schermo, forse dovremmo seguire l’esempio dei musicisti e darci anche noi ad un po’ di riflessione ed approfondimento. A questo proposito vengono quanto mai utili le presentazioni con ascolti guidati da Flavio Massarutto nel ciclo Jazz Upgrade. Ospite del sito di uno dei più vivaci e curiosi festival italiani – Jazz and Wine of Peace –, non a caso Massarutto traccia un breve panorama della scena jazzistica contemporanea ricercandovi delle tracce unificanti, che rappresentano il tema di ognuna delle presentazioni. Un’ottima occasione per rompere il ghiaccio con proposte innovative anche da parte di chi sinora se ne è tenuto un po’ lontano: l’esperienza del backstage e la diretta conoscenza dei musicisti presentati fanno di Massarutto una guida ideale e quantomai friendly.

Ed a proposito di Virgilii che sappiano condurre nella selva oscura ed intricata del jazz contemporaneo, non posso segnalare due video che, pur registrati nella primavera dell’anno scorso (primo periodo di domicilio coatto), mantengono un grande interesse: si tratta di due ‘scrittori di jazz’ che si ha scarsa possibilità di ascoltare dalle nostre parti, Marcello Piras e Luigi Onori.  Piras (ahimè da tempo residente in Messico, grande perdita per la saggistica jazzistica italiana, come ben sanno quelli della mia generazione) ci offre un bel saggio su Bill Russo, arrangiatore ed eminenza grigia di Stan Kenton, che inanellerà ulteriori esperienze come compositore: il tema è monografico, ma esemplare la chiarezza e la ricchezza dell’approccio multidisciplinare che ci fa comprendere come il jazz non sia solo una musica, ma anche una cultura. Onori viceversa tocca un tema con maggiori richiami all’attualità, il jazz in Sudafrica, vitalissimo filone che sembra riapparire carsicamente sulla ribalta internazionale (da ultimo gli Ancestors di Shabaka Hutchins, Makhatini), mentre in realtà si tratta di una solidissima e ramificata tradizione che vanta ormai svariati decenni di originalissimo e vitale sviluppo (tra l’altro molto congeniale a noi italiani). Anche qui chiarezza ed efficacia didattica ai massimi livelli. Questi video continuavano una precedente ed articolata serie di incontri in presenza tenuti in precedenza dagli stessi autori presso la Casa del Jazz di Roma che sarebbe bello veder salvati in ulteriori video quando dovessero esser ripresi al momento del ripristino della vita sociale: colmano un gran vuoto di informazione qualificata e brillante.

Noi si continua a scrutare l’orizzonte, alla ricerca di qualche altra vela nel mare di silenzio. Ed a proposito di orizzonti marini nostrani, per intanto voi ascoltate il giovane gruppo del bassista Michelangelo Scandroglio, che io ho mandato colpevolmente al massacro nel Jazz Trackers Poll di qualche settimana fa, senza adeguatamente presentarvelo prima. Ha dato un ottimo concerto lo scorso agosto ad Empoli Jazz, chissà che non compaia nella videoteca di Jazz in Toscana…   Milton56

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