UGOLESS – Soul Church Music

UGOLESSSoul Church Music (Parco della Musica) Supporti disponibili: CD

Gli Ugoless con questo colorato affresco sonoro contemporaneo posizionano la loro proposta in una zona di mezzo tra jazz ed elettronica, un common ground che negli anni è stato sondato spesso, e ne escono con eleganza e freschezza, consegnando un progetto onesto, in grado di non scontentare entrambe le Chiese di riferimento. A tal proposito, potrebbe portare un po’ fuori strada il titolo scelto, si rintracciano invero decisi sprazzi di soul ma ben poca “church” nella musica di questo trio/quartetto scaleno che suona su un tappeto elettronico seducente, in cui le dilatazioni elettroniche dei sintetizzatori segnano compiutamente le atmosfere.

Il titolo è comunque in qualche modo giustificato da “Bach Corale”, brano posto in coda all’album in cui viene riproposto, campionato, un discorso di Sua Maestà Cannoball Adderley, laddove cita la corale di Bach ed altri esempi di celebri gospel come facce dello stesso prisma, con la sua voce che diventa canto, invocazione, facendo sovvenire un suo bel lavoro del ’72 confezionato all’epoca con il settetto del fratello Nat. Del resto quel che ha fatto Cannonball Adderley, attraversando la storia della nostra musica dal bop alla fusion, è stato rendere il jazz popolare ed accessibile alle orecchie della persona media, senza che fosse necessario comprendere, o fingere di comprendere, complesse progressioni di accordi, scale modali o riferimenti arcani. Seguire il groove, please.

Gli Ugoless, a loro modo, vanno in quella via e in questo lavoro ci offrono citazioni ancora più inattese e gustose, seguendo i titoli dei brani si troveranno riferimenti ironici che vanno dall’universo di Star Wars (“Kul”, un robot che porta fortuna?) al modulo con cui l’allenatore Ranieri è solito mandare in campo le sue squadre (“442 – Curvone”, struttura modulata sulla coltraniana “Central Park West”, ma con il libero abbassato di un paio di metri), fino al mitico Bud Spencer di Trinità (“Bambino”) e a un vecchio e glorioso disco di Pino Daniele (“Soirèe”).

Il gruppo sviluppa costantemente un suono fluido, evoca alcuni riflessi cinematografici da colonna sonora di film contemporaneo europeo, non punta mai su beat grevi, come accade in operazioni similari, ma cerca invece un drive rilassato, spesso condotto in prima persona dalle evoluzioni di Daniele Tittarelli, sassofonista dall’ampio e disteso fraseggio, limitando ed immettendo cum juicio effettismi d’ogni sorta (chapeau al maestro cerimoniere elettronico Andrea Guastadisegni). Si avverte, al termine di alcuni ripetuti ascolti nel tempo sospeso di fine 2020, che Ugoless evita, con un sorriso, trappole intellettuali o autoriferite e vuole attrarci in una propria visione d’insieme, ed in divenire, della vita d’ogni giorno, contrappuntata dai suoni e dalle voci della strada. Domenico Sanna, senz’altro uno dei nostri migliori pianisti, naviga sicuro tra tastiere e sintetizzatori, e contribuisce grandemente al feeling d’insieme, sostenuto dalla batteria e dagli effetti di Fabio Sasso. Il gruppo ha avuto un buon successo (in streaming, ahinoi) alla scorsa edizione del Roma Jazz Festival, e ci auguriamo che -sulla falsariga di produzioni “di confine” che anche oltreoceano raccolgono un ampio range di ascoltatori- anche i nostri ventenni più svegli prestino attenzione agli Ugoless e alle loro suggestioni.

(Courtesy of AudioReview)

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