Geografie sonore in jazz

Giannicola Spezzigu Quartet- “Music of the stones”; Luca Zennaro – “When nobody is listening”; Tommaso Genovesi – “Open spaces”;Ermanno Maria Signorelli – “Silence” (Caligola Records).

Non abbiamo i festival, non abbiamo concerti, ma ci sono i cd (o, alla peggio, i files) per continuare i nostri viaggi di scoperta musicale, magari riservando attenzione a voci nuove oppure fino ad oggi valorizzate meno degli effettivi meriti per i noti effetti dei meccanismi di diffusione ed informazione. Come quelle contenute in alcuni recenti lavori dei quali mi è capitato di fare conoscenza, grazie ad una delle etichette indipendenti più attive del settore, la Caligola Records di Claudio Donà. Due quartetti, un quintetto ed un trio per un piccolo spaccato di musica contemporanea di qualità e carattere meritevole di approfondimento e che presenta, per scelta estetica casualmente ricorrente, una serie di esplicite suggestioni geografiche. Il gruppo di Giannicola Spezzigu, contrabbassista di origini sarde, titolare di “Voices of the stones”, è una formazione dalla ragione sociale cangiante a seconda dell’autore prevalente delle composizioni, che propone un terzo capitolo a seguire “The Mask” realizzato a nome del sassofonista Andrea Ferrario, ed “Il viaggio di Neal” del batterista Marcello Molinari. Un progetto simile a quello realizzato anni fa dal quintetto storico di Paolo Fresu (che però non rinunciò mai alla proria leadership anche formale), che figura fra i mentori della formazione con base in Emilia. Insieme al pianista Claudio Vignali, ed all’ospite scandinavo Arne Hiurth alla tromba in un brano, Spezzigu, Ferrario e Molinari viaggiano nel tempo e nei luoghi con andamento rilassato e tocco leggero, sempre attento alla melodia, talvolta anche troppo sottolineata, nel solco di uno stile ricavato nell’alveo del jazz europeo contemporaneo (emblematica l’iniziale con il suo groove discreto ma insinuante) e qualche salto al di là dell’Oceano (“Seven souls” di Ferrario e la conclusiva “Anglona Road” permeate di blues) espresso con carattere ed un solido interplay.

Fonti ispirative non lontane si ritrovano nel secondo album del chitarrista veneto Luca Zennaro, giovanissimo (23 anni) ed alla guida di un gruppo composto da Jacopo Fagioli alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto, Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria. Anche in “When nobody is listining” si trova il tentativo di restituire in musica suggestioni nate da luoghi fisici come in “Camporovere” e “Simala“, ma la musica tende qui ad una dimensione di maggiore densità sia strutturale che timbrica, sfruttando l’impasto dei due fiati e la presenza di due pianisti ospiti come Alessandro Lanzoni e Nico Tangherlini. Il giovane leader dimostra personalità e sicurezza nella direzione scelta, che privilegia in questa sede la composizione e lo spazio lasciato al gioco di insieme, rispetto al ruolo di solista. Nei nove originali composti dal chitarrista spicca la complessità dei temi spesso condotti dai fiati, in un disegno che si attiene a forme ben delineate e concede spazio a sortite soliste ben integrate nel contesto ( la chitarra methenyana del leader di “How time flies“, il solo di contrabbasso di Scandroglio in “Giochi di Luca“, il pianoforte degli ospiti) Un lavoro di grande maturità, che culmina con un intenso e collettivo “Recitativo” dallo svolgimento lirico .

Agli spazi aperti (“Open spaces“) è dedicato anche il nuovo lavoro del pianista sicilano Tommaso Genovesi, alla testa del quartetto composto da Alberto Vianello, Marco Privato ed Emanuel Donadelli. Solido post bop che, tanto per confermare una scelta estetica che pare quasi un programma, si ispira a suggestioni geografiche come nella fascinosa “Mediterraneo” sostenuta da un gran lavoro del contrabbasso sia nell’ostinato che sostiene il pezzo che nella veste solista, o nella vivace atmosfera balcanica di “Monastiraki” dedicata ad un famoso quartiere ateniese. Oltre a questi due, altri sei lunghi brani connotati da una impronta ritmica ben marcata ed attraversati dalle voci del pianoforte del leader e dai saxes di Vianello in un quadro d’insieme equilibrato e solido che, nel suo ricalcare stilemi consolidati, non suona mai prevedibile o scontato.

Dopo tanto girovagare, spazio al …silenzio, con il trio del chitarrista Ermanno Maria Signorelli, un maestro della chitarra acustica, approdato al jazz dalla classica, allievo di maestri quali Ralph Towner e Mick Goodrick, titolare di una ormai notevole carriera con i più autorevoli nomi in campo nazionale ed europeo ed una significativa discografia a proprio nome costruita nell’intento di individuare una dimensione contemporaneaper lo strumento acustico partendo dalle fondamenta classiche. In “Silence” in un consolidato trio in attività dai primi anni del millennio con Ares Tavolazzi e Lele Barbieri, mette in fila nove quadri acustici, fra i quali non mancano melodie memorabili (“Il sonno è bambino” incorniciata dal gioco dei piatti di Barbieri), drive spediti (“Stop on time”), omaggi al jazz (“Nardis” di Miles, pezzo prediletto da Bill Evans, introdotta dal basso di Tavolazzi) ed al mondo classico (“Arietta” di Edward Grieg). Il tutto introdotto da un motto che suona come presentazione di questa musica così delicata ma forte, e nel contempo, monito per i nostri tempi: “Dove tutti urlano, non c’è voce che basti per farsi ascoltare, nella valle silenziosa l’usignolo è concerto”.

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