CONSIDERAZIONI DI UN IMPOLITICO – 10. LAVORI DI CONCETTO

Avranno giovato alla ricezione della musica di Braxton? O forse determinato qualche fuga?

Mi capita di ricevere diverse mail di annunzio di nuovi album in uscita, particolarmente a firma di giovani musicisti italiani. Sempre più spesso questi album vengono presentati evocando complesse e spesso un po’ macchinose suggestioni intellettuali e filosofiche. Naturalmente non si può non avere la massima comprensione per chi deve guadagnarsi un minimo di spazio e di attenzione in una scena quantomai matrigna verso gli esordi come quella jazzistica italiana (ovviamente ante-covid… post sarà anche peggio): è altresì chiaro che questi sforzi sono principalmente mirati alla critica, cui non a torto i giovani musicisti attribuiscono molta rilevanza ai fini della loro visibilità e riconoscibilità.

Ciò premesso, non posso nascondere che leggo queste concettose introduzioni con un crescente disagio, ed a volte quasi con fastidio. Facciamo un passo indietro: certo, il marketing e la c.d. ‘comunicazione’ (?!) hanno le loro esigenze, che magari si sovrappongono ex post alle ragioni intime della musica a mo’ di sovrastruttura, come si diceva tempo fa. Forse si vuole fornire bell’e pronto ad un certo tipo di critica un bel ‘kit intellettuale’ da sfoggiare nella redazione di recensioni in cui spesso si parla più dell’autore che dell’album.

Devo dire che questa tendenza comincia un poco a preoccuparmi, soprattutto in relazione alla congiuntura attuale, in cui i musicisti sono da tempo rinchiusi in una dimensione solitaria con nessunissimo contatto reale con il pubblico e e spesso anche pochissimi con i colleghi e partner abituali. Sono note le mie idee sulla ‘arcadia jazzistica italiana’ del ‘Prima’: ecco, nonostante la drammaticità del momento attuale, che dovrebbe ispirare una musica più ‘calda’, in presa diretta su emozioni e sentimenti di molto difficile definizione che tutti stiamo provando in questi momenti, c’è il concreto rischio che da questa situazione di isolamento nasca molta musica ‘concettuale’, meglio concettosa, troppo ‘pensata’ e poco ‘sentita’.

A mio avviso, questo non è un bene, per molti motivi. In primo luogo, qualcuno si appellerà a qualche piccola malizia nella presentazione ex post, che viceversa dovrebbe risultare estrinseca alla sostanza di una musica concepita prima ed indipendentemente. Invece, ascoltando certi lavori si ha l’impressione che questi input intellettuali finiscano invece per rifluire nella musica, imprimendogli dei caratteri di astrattezza e programmatica intenzionalità che poco giovano in qualsiasi ambito musicale, ma che risultano poi del tutto esiziali nel jazz.   

Capisco bene che da giovani si sia alla ricerca del Libro di Tutte le Risposte che rappresenti la bussola infallibile per muoversi attraverso la vita, ma avendo lasciato alle spalle da qualche decennio questa fase suggerisco a tutti di ridimensionare un po’ questi libri-talismano, non foss’altro che per il fatto che molti di questi trovano un’ottimo leggio nella canna di un fucile, come le cronache degli ultimi anni dimostrano con larghezza di esempi.

Poi inviterei soprattutto i musicisti a riflettere sul fatto che quello che arriva al pubblico della loro creazione non è quello che loro hanno teorizzato o voluto: questa è una delle magie della musica, che una volta staccatasi da corde, tastiere e campane di ottoni appartiene essenzialmente al pubblico, che la accoglie in modo affatto diverso ed in un clima emotivo e recettivo del tutto differente da quello in cui è stata concepita.

Per non tradire la vocazione polemica dell’Impolitico, va anche detto che in questa confezione sovraelaborata di musiche nuove mi sembra di veder affiorare un qualcosa che a me spiace molto, e contro il quale sono disposto a battermi ad oltranza ed a spada tratta: un ricorrente, a volte inconsapevole, ma fortemente radicato senso di inferiorità del jazz rispetto ad altre forme di creatività musicale, cioè il solito sforzo di riscatto dallo stigma originario della bettola, del night club, dello show business. A scanso di ulteriori geremiadi, vorrei far notare che gli ormai 100 anni di storia del jazz hanno progressivamente e sempre più ampiamente riempito un crescente silenzio creativo di musiche accademiche molto ben attrezzate dal punto di vista dell’elaborazione intellettuale a priori, e soprattutto la loro pressoché totale afasia nel rapporto con il pubblico più ampio (e ciò è particolarmente vero nella nostra Europa Occidentale a partire dagli anni ’50 in poi).

Che dire? E’ vero che nella musica c’è tanta tecnica, anche tanto pensiero, ma inviterei i musicisti a considerarli come i complessi congegni del motore dell’automobile: per godere della stessa non è per forza necessario aprirne il cofano, e soprattutto non è assolutamente obbligatorio smontarne il motore, operazione che se affidata a mani ingenue rischia anzi di pregiudicare del tutto il piacere della passeggiata.

E poi oggi c’è anche un dovere, che incombe particolarmente sui jazzisti il cui rapporto con il pubblico è di gran lunga più intenso ed immediato di altri: quello di creare una musica che dia voce ad emozioni e sentimenti che ancora non riescono a trovare espressione, stati d’animo che se taciuti e sommersi sotto il pelo della coscienza rischiano di creare gravi disastri e malanni nei loro ascoltatori.

Quindi più semplicità ragazzi, il jazz lo prendiamo sul serio anche senza scomodare filosofi (talvolta da maneggiare con cautela) od esoterici paralleli naturalistici. Almeno qui. Milton56         

1958. Il Lydian Tonal Concept di George Russell, arrangiato da Gunther Schuller e nelle mani della parata di talenti che si vede in copertina: concetti al quadrato, forse anche al cubo. Ma dentro la musica….. Cliccare ed ascoltare il risultato………

2 Comments

  1. … e soprattutto che scivolano via senza lasciare nulla, nel bene come nel male. Tranne che spesso una sensazione di deja vu, che anche un ascoltatore di media esperienza sperimenta con chiarezza in barba alle premesse di inedita originalità. Speriamo che l’eccezionalità del momento consigli più immediatezza ed intensità. Milton56

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