Three layer cake – “Stove Top”

Un disco con lo spirito del free interpretato da musicisti rock. Due ex collaboratori di Anthony Braxton ed un protagonista del punk per un trio non inquadrabile. E, aggiungiamo, fra i possibli titoli passati in rassegna e subito scartati, una frase del batterista Mike Pride: “Amo il fatto che questo disco sia improvvisato ma che ci siano anche parti scritte e complesse, e che tutto suoni come la musica di una rock band e non come quella di jazzisti che si mettono il vestito rock “. Non è facile raccontare la musica dei Three layer cake, (l’ex Minuteman, fireHOSE e,da ultimo, Stooges Mike Watt al basso, Mike Pride a batteria e percussioni, e Brandon Seabrook alle chitarre e banjo), in questo”Stove top”, perchè la fuga dalle definizioni verso una dimensione di libertà totale sembra essere uno dei principi ispiratori di questa nuova avventura, patrocinata dalla benemerita ed altrettanto ardita RareNoise records, ed ispirata da un incontro casuale fra Watt e Pride che ha germogliato con grande rapidità. Torta a tre strati perchè, causa limitazioni da pandemia, il contenuto è stato assemblato a distanza, partendo dalle tracce di batteria, a cui aggiungere la base del basso e quindi “la crema” delle chitarre e delle metalliche corde del banjo. Aleggia, nel corso delle otto tracce del lavoro, un autentico spirito anarchico e punk portato in dote dalla visione di Watt, che si mescola all’approccio libero ed avanguardistico assimilato dalle collaborazioni di Pride e Seabrook con Braxton, Peter Evans e Nels Cline, e ad una diffusa nebbiolina firmata Frank Zappa, che emerge di tanto in tanto dal sottosuolo.

Del tutto particolare l’uso del banjo risonante e tagliente da parte di Seabrock, subito evidente nell’apertura a ritmo tirato di “Beatified, Bedraggled and Bombed”, che si ritrova spesso protagonista delle seguenti composizioni, oscillanti fra i climi wave di “Big Burner” , il titolo forse più vicino all’estetica rock di provenienza di Watt, il funk spigoloso ed astratto di “Luminous Range – Anxious Valve”, le atmosfere rarefatte e lisergiche di “A Durable Quest” e “Shepherds”. Ci sono poi, fra le cose migliori, le passeggiate zappiane del glockenspiel e del banjo di “Tiller”, e lo scontro fra chitarre free e campiture melodiche, propiziato da un basso ancorato ad un ritmo dub di “Primary Fuel”, mentre le intricate dinamiche elettro acustiche di “Ballad of the Gobsmacked” chiudono i giochi.

Apparirà evidente la difficoltà di applicare un registro descrittivo razionale ed accurato ad una musica inafferrabile, sorprendente e sfuggente come quella di Stove Top: il consiglio è quello di avvicinarsi “a mente aperta” e godersi quaranta minuti di felice distruzione evolutiva.

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