Wollny – Parisien- Lefevre- Lilinger XXXX

Avevamo lasciato il pianista tedesco Michael Wollny in orbita nel personale universo composto da pianeti jazz, pop e classici, lo ritroviamo in un contesto completamente diverso, un concerto di improvvisazione elettro acustica registrato nel Dicembre 2019 al club A – Trane di Berlino, risalente, quindi, a qualche mese prima della prova solista di “Mondenkind“, ma pubblicato solo ora, sempre per l’etichetta ACT.

Con Wollny, stavolta impegnato solo ai devices elettronici, sono il sassofonista Emile Parisien, il bassista Tim Lefebvre, ed il batterista Christian Lillinger, riuniti per una scrittura di otto show in quattro notti, con l’esplicito intento di non suonare nulla di preordinato o scritto. L’ingente mole di materiale registrato è condensata qui in dieci tracce che restituiscono il clima di urgente espressività del quartetto, una sorta di laboratorio in presa diretta di musiche futuribili allestito trafficando con le epoche ed i generi. La pozione ottenuta mischia elementi kraut rock, progressive e traiettorie elettroniche che collegano gli anni 80 di “Oxygene” ai duemila di Aphex Twin. Al jazz sono riservate le parti assegnate al sassofono di Parisien, ma sopratutto l’idea di partenza di affidarsi all’improvvisazione totale, che produce risultati inediti come il vero e proprio free elettronico di “Doppler Fx” .

Fin dall’apertura di “Somewhere around Barstow” colpisce l’uso non convenzionale dei ruoli strumentali: la ritmica è spesso totalmente destrutturata e frammentata, il basso alterna il suolo di motore ritmico a quello solista (“Too bright in here“), l’elettronica suona ora magniloquente ora puntillista, il sassofono vola alto su queste visioni o atterra nel deserto intonando melodie orientali come accade fra le macerie dub della mirabile “The Haul” o nei minacciosi cieli di “Find the fish“.

Un puzzle timbrico che può portare ad un piccolo capolavoro prog noir come la labirintica “Dick Laurent is dead“, come alle schegge di affascinante futuro di “Michael vs Michael” dove l’incedere delle interferenze elettroniche sul pedale di basso sfocia in un vera tempesta elettrica alimentata dal suono trasfigurato del sax.

L’epilogo, dopo il kraut -techno di “Norvenich Lounge“, è affidato ai sintetici panorami di “Nostalgia for the light“, disegnati dalle sole tastiere di Wollny.

“XXXX” conquisterà chi è in cerca di un’ipotesi per la musica del futuro: vecchi contesti e nuove forme convivono in una sintesi che ci trasporta lontano dal mondo conosciuto.

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