NOVARA JAZZ, LO STRUMENTO TOTALE – 1. MITELLI/ DELIUS/ EDWARDS/ CALCAGNILE

La fame arretrata di musica morde sempre, al punto che mi spingo ad una piccola scommessa: perchè non puntare su di un’esperienza live di musica di ricerca, giusto per rimettere un po’ in movimento orecchie e cervello? Di qui ad andare a sfogliare il programma estivo di Novara Jazz è un attimo: quanto all’azzardo, è un po’ come giocare a poker con quattro assi in mano. Si tratta di una rassegna che ha ormai 18 anni di vita sulle spalle, cresciuta in una di quelle che io chiamo le ‘città civili’ della provincia italiana, quelle ancora in grado di dare vita a solide esperienze culturali immuni dal futile glamour e velleitarismo che spesso affligge quello che si fa nelle grandi città (sempre meno). Per inciso, Novara è la città di Guido Cantelli, una delle più grandi perdite della musica del XX secolo, e la sua vocazione è testimoniata dalla notevole varietà di luoghi musicali che ospita: come ricorderete, nel lockdown invernale ha messo in campo una invidiabile serie di eventi culturali e musicali in streaming, tra cui varii concerti prodotti da Novara Jazz in ambientazioni molto suggestive. A proposito di quest’ultima, non so come definirla: ‘festival’ è del tutto riduttivo, perchè in realtà la manifestazione ha una continuità ed un radicamento che la ha portata a creare il pubblico attento e fidelizzato che ha seguito le tre giornate dello scorso weekend. Comunque di questa bella realtà e delle sue caratteristiche del tutto peculiari nella scena jazzistica italiana parleremo diffusamente in seguito. Ritorniamo al suo programma: scorrendo la seconda tranche della stagione di giugno, mi viene da spalancare gli occhi: non solo è riuscita ad andare in scena in un momento caotico come questo per il mondo della musica, ma addirittura ha in cartellone un gran numero di musicisti stranieri (la semina di fiducia degli anni trascorsi sta dando i suoi frutti…). L’occhio mi cade immediatamente sui nomi di due musicisti che amo molto: il bassista John Edwards ed il pianista Alexander Hawkins (due inglesi, in barba ai casini generati dalla Brexit!!). Poi anche qui scende in campo una big band, la neonata European Galactic Orchestra, guidata da Gabriele Mitelli ed arrangiata da Giancarlo Nino Locatelli, organico in cui confluirà la quasi totalità dei musicisti presenti individualmente nelle tre giornate dell’11, 12 e 13 giugno.

Ovviamente nel caldo pomeriggio di venerdì scorso mi trovavo già sotto le mura del Castello Visconteo, dove era di scena il quartetto formato da Gabriele Mitelli (cornetta, bombardino ed altri ottoni), Tobias Delius (sax tenore e clarinetto), John Edwards (basso) e Cristiano Calcagnile, batteria e varie percussioni.

Le provenienze sono diverse: Delius è un autentico cosmopolita sia per quanto concerne la dimensione personale che quella musicale, è tra l’altro un reduce dell’ olandese ICP. Edwards ha alle spalle mille esperienze diverse (tra cui ripetute apparizioni a fianco di Mitelli), personalmente mi ha lasciato un segno con le collaborazioni con Mulatu Astatke ed Alexander Hawkins. Cristiano Calcagnile è altra personalità spiccata, con diversificate esperienze sia nel campo della musica contemporanea (in cui si è inizialmente formato) che in campo jazzistico, soprattutto internazionale. Mitelli è anch’egli un giovane talento (anche in campo compositivo) che ha alle sue spalle un debutto con i notevoli Unknown Rebels di Giovanni Guidi, oltre che anche qui svariate collaborazioni internazionali, tra cui spicca una particolarmente intensa con il collega Rob Mazurek.

E’ ovvio che su queste basi le dinamiche all’interno del gruppo non possano che svilupparsi su di un piano totalmente orizzontale e paritario. Sfruttando la tranquillità del sito, adiacente ad un vasto parco, il concerto si è svolto pressocchè integralmente in acustico, scelta non banale e forse pensata in relazione alle caratteristiche sonore del collettivo di cui si dirà più avanti.

Il gruppo mi sembra avere alcune assonanze colemaniane (non a caso spesso Mitelli impugna la pocket trumpet..) soprattutto per il gusto dello sviluppo melodico da parte dei due front men e per il possente slancio  impresso soprattutto dal basso tumultuoso ed elastico di Edwards e dalle febbrili percussioni di Calcagnile, estroverso e creativo. È una musica che definirei ‘orizzontale’, priva di spiccate variazioni dinamiche: un arazzo dall’ordito fitto e complesso, che peraltro conosce anche momenti di sospensione meditativa e densa di sottigliezze che talvolta rasentavano il silenzio.

Nel suono e nel periodare ampio di Delius a momenti si coglie qualche ascendenza rollinsiana, accompagnata da una sorprendente e distesa capacità narrativa. Il sax tenore domina tutto il set, ma Delius non manca di imprimere qualche pennellata di colore con il clarinetto .

Mitelli rivela notevole creatività nel ruotare i suoi vari strumenti, i quali imprimono al suono di gruppo quelle sfumature arcaiche ed ancestrali che sono tutt’altro che infrequenti in molti gruppi di avanguardia. L’abilità nello spremere dai suoi ottoni ogni possibile risorsa sonora e timbrica, soprattutto quelle non canoniche (notevole il lavoro sull’utilizzo alternativo dei bocchini), arricchisce notevolmente la già fitta e cangiante tavolozza timbrica del gruppo, che si distende in un discorso concentrato e meditativo, alieno da qualsiasi exploit eclatante. Ferma la natura paritaria dell’ensemble, spesso è proprio dagli strumenti di Mitelli che partono brevi, ma ben distinte cellule tematiche, una sorta di ‘segnali’ che riorientano il discorso complessivo di gruppo.   

L’ascolto di una musica così ricca di sfumature e soprattutto di colori diversi e del tutto originali fa sorgere un’interrogativo che ritornerà spesso nei giorni sucessivi: ma è proprio così necessaria la tanta (e molto spesso indocile) elettronica che va di moda oggi?

Al termine di un set raccolto e concentrato, il pubblico attento che occupava tutte le sedioline da regista ed i cuscini sparpagliati disponibili riusciva a strappare solo un piccolo supplemento di improvvisazione incurante del sole e del caldo del tramonto. Del resto tutti i musicisti erano attesi nei giorni successivi da impegnative fatiche. Ma questa è altra storia da raccontare più avanti (continua). Milton56

In assenza di clips relative a questa interessante ed inedita formazione, eccovi Mitelli con John Edwards, affiancati da altro vecchio compagno di strada, ALexander Hawkins al piano, alla batteria Mark Sanders. Milano, Atelier Musicale, novembre 2018

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