NOVARA JAZZ – 4. UN FINALE GALATTICO…..

E così siamo arrivati alla sera dell’ultimo giorno di questo intenso weekend novarese. Nel suggestivo Chiostro della Canonica del Duomo è di scena la European Galactic Orchestra, diretta da Gabriele Mitelli ed arrangiata da Giancarlo Nino Locatelli. Questo neonato ensemble comprende quasi tutti i musicisti che sono comparsi in formazioni più ridotte nei giorni precedenti: tra le quinte di queste performance su scala ridotta, nel frattempo la big band si affiatava e si rodava grazie ad una residenza di una settimana organizzata da Novara Jazz. Il festival quindi si può a ragione intestare il merito di aver fatto da incubatrice di un’ulteriore grande formazione, un vero miracolo di questi tempi. Ancor più se si pensa che questo ensemble è formato esclusivamente da improvvisatori che provengono da tutt’Europa e che hanno spesso alle spalle lunghi percorsi all’insegna della più marcata individualità.

L’attesa per questo evento clou era quindi alta, anche perché l’affacciarsi di un grande organico nel campo della musica improvvisata di ricerca non è proprio cosa di tutti i giorni e per rintracciare precedenti non effimeri bisogna risalire indietro negli anni, per non dire nei decenni.

Pur avendo già in partenza curiosità ed aspettative notevoli, devo dire che la European Galactic è riuscita a stupirmi. Dopo un laborioso sound check condotto in presenza del pubblico (esperienza molto interessante questa… erano in campo molti microfoni e quasi altrettanti altoparlanti monitor, gli effetti Larsen erano in agguato ovunque…), l’orchestra parte subito con un bello slancio e compattezza.   

Immediatamente colpisce una sorprendente comunicatività, basata su cellule tematiche di grande efficacia e disegnate con mano sicura: all’inizio sembra di percepire suggestioni di Sun Ra (non si chiamerà ‘Galactic’ per nulla…), c’è un procedere intrepido attraverso linee melodiche ampie e quasi solenni, sostenute da un’incessante e propulsiva linea di basso, potentemente scandita dalla ritmica con in evidenza il basso dello stakanovista John Edwards e la tuba di Holmlander.

Le varie ‘isole tematiche’ – talvolta circolarmente ricorrenti – sono inframezzate periodicamente da collettivi informali che consentono una riorganizzazione in corsa del discorso dell’ensemble, fasi quasi sempre chiuse da un marcato e perentorio ‘segnale’ impartito da Mitelli con la sua tromba: la disciplina d’orchestra è veramente notevole, dato il contesto.

Assoli concentrati ed efficaci si alternano a passaggi d’assieme briosamente swinganti: la precedente residenza dell’orchestra ha dato i suoi frutti, non c’è alcuna traccia della rigidità ancorata a parti scritte in cui spesso incorrono formazioni analoghe più occasionali.

Il set si dipana scioltamente tra paesaggi sonori di grande varietà e suggestione: per esempio, ad un momento mingusiano di morbida sensualità succede con qualche sfumatura sardonica una divertita incursione in una melodia di sapore strapaesano e bandistico. Anche alla Galactic tocca misurarsi con le campane di S.Gaudenzio, qui ancora più possenti ed incombenti (eravamo ai piedi della torre dell’Antonelli): Nino Locatelli tiene botta proseguendo il suo concentrato e pacato solo di clarinetto. A testimonianza del cameratismo che pervade la Galactic, pochi minuti dopo ci si scherzerà pure sopra all’apparire di un set di campanelline incautamente tirato fuori da uno dei musicisti.

Il pubblico sparpagliato per tutto il chiostro alla fine decreta un caldo e meritato successo alla composita formazione: decisamente è nata una realtà quantomai interessante e vivace, il cui appeal travalica di molto la scena della musica improvvisata. Con gli auspici di Novara Jazz, la European Galactic è poi partita per un tour che ha incluso una tappa molto importante: quella a Villa Osio a Roma. Infatti la Casa del Jazz ha a sua volta costituito alla band una preziosissima dote: la registrazione live del loro concerto romano, che apparirà – speriamo molto presto – per l’ottima etichetta di Parco della Musica. Considerati i tempi, sembra di assistere ad un film di Frank Capra….. Ci metto anch’io il mio carico: il ricordo della gloriosa Italian Instabile Orchestra fa ripetutamente capolino, un altro poco di fortuna e soprattutto un’altra serie di date a ranghi completi e potremo parlare di una European Instabile Orchestra, il miglior augurio che possiamo fare a questa intrepida pattuglia. Alla prima occasione, sosteneteli come potete, mi raccomando.

A conclusione di questa tre giorni veramente intrigante, mi sento di esprimere in ordine sparso qualche considerazione da viaggiatore di ritorno da luoghi musicali per me largamente esotici.

In primo luogo, mi  sembra che la musica di ricerca necessiti di ambiti dedicati ed in qualche modo ‘protetti’. La dimensione ‘live’ è quella sua propria, e con essa dovrebbe cimentarsi con continuità al di là degli exploit festivalieri, costruendosi suoi luoghi di pratica musicale quotidiana.  

Per il suo sviluppo e la sua crescita  risulta cruciale la ‘situazione’, come avrebbe detto il buon  Sartre: il rapporto con il pubblico ed anche quello con i luoghi. Se il primo deve essere caldo e ravvicinato, rifuggendo la spettacolarità e la distanza di ambiti teatrali o peggio di arena, quello con i secondi dev’essere di suggestione e di armonioso inserimento ed interazione, accettando la sfida delle interferenze che ne possono venire.

Novara è un ambito ideale sotto questi tutti questi profili, ed in 18 anni di vita ha formato un pubblico avvertito e privo di timori reverenziali. La rassegna ormai maggiorenne dispone anche della grande risorsa dei suoi archivi, ricchi di istantanee live che aspettano una label idonea per una loro più ampia diffusione fuori da ghetti specialistici e per esser consegnate alla memoria del jazz: una candidata ideale non potrebbe essere la valorosa Intakt, che da tempo sembra già incamminata su questa strada della diffusione di una ‘avanguardia calda’? Milton56

Purtroppo per farvi vedere l’unica significativa clip disponibile circa la European Galactic Orchestra mi vedo costretto a a passare sopra ad ogni considerazione di estetica. Confidando tra l’altro nel fatto che Luciano Linzi non ce ne voglia per questo ‘prestito’ dalla pagina Facebook di Casa del Jazz…….tra l’altro il filmino comprende la presentazione completa di tutti i membri della band in persona: meglio di così… Clicchino, signori, clicchino, ne vale veramente la pena…

https://fi-fi.facebook.com/casadeljazz/videos/855095505119246/

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