Gianni Coscia, ricominciare da 90

Il respiro della fisarmonica, quando gli accordi si fanno lunghi e dilatati, è uno dei suoni che catturano più naturalmente il lato sentimentale di chi ascolta. Se lo strumento è nelle mani di Gianni Coscia, non c’è scampo, bisogna arrendersi alle emozioni. Cosa che è avvenuta puntualmente lunedì 19 luglio a Tortona, per una occasione davvero speciale, che ha visto il ritorno sulla scena del musicista piemontese dopo un ritiro annunciato circa un anno fa e per fortuna oggi ritrattato, grazie alla complicità del trombettista torinese Giorgio LiCalzi. Si trattava della data finale del Derthona Jazz, un mini festival organizzato da Charlie Bergaglio grazie alla Amministrazione comunale e ad alcuni sponsor, che ha portato nella cittadina piemontese, prima del trio di Gianni Coscia, Danilo Rea, Rita Marcotulli e Chiara Civelli. Tortona è importante per l’autore e fisarmonicista, che qui ha inciso il primo disco, qui ha dato vita ad un celebre duo con Giancarlo Trovesi propiziato dal critico Alberto Bazzurro, e qui ha deciso di ritornare sulle scene in una serata aperta da meritate celebrazioni e premi. “Con la pandemia avevo deciso di smettere, ci ha confidato prima del concerto Coscia, poi mi hanno coinvolto in questa nuova avventura e vediamo cosa verrà fuori”. Se queste sono le prove generali dopo un anno di lontananza dai palchi, c’è davvero da aspettarsi ottime cose da questa inedita accoppiata intergenerazionale con un musicista come Li Calzi, a suo agio in diversi contesti fra tradizione e modernità.

Il concerto ha preso il via, sulla falsariga di un (parziale) riepilogo della carriera di Coscia con il trio usuale composto dagli ottimi Stefano Risso al contrabbasso e Paolo Franciscone alla batteria. Il primo brano è per una ricorrenza, il 19 luglio, data non del compleanno del protagonista che i 90 li ha compiuti a gennaio, ma del padre, anche lui fisarmonicista , ed è ispirato ad una vecchia foto, “Ritratto di mio padre“, con le mani che ritornano a scaldarsi abbracciando lo strumento. Quindi una “Sophysticated lady” per ricordare l’incontro con il jazz , “grazie ad un cugino calciatore che da Roma mi portava pile di Lp di Armstrong, Ellington e Benny Goodman” e poi due originali , “Tangoli” un tango dedicato a Stefano Bagnoli, batterista di molti suoi gruppi, e “Valzeretto” dedicata all’amico Ginetto. Non può mancare lo spazio per Gorni Kramer, maestro e mentore di Gianni Coscia, ascoltato per la prima, illuminante, volta, in un club di Alessandria dove si entrava solo coi calzoni lunghi, “ed io me li ero fatti prestare, perchè a diciotto anni non li avevo“, ed ecco una “Krameriana” con “Un palco alla scala” “Crapa pelata” “Donna” e “Prime lacrime”, “il primo brano composto da Kramer che ormai sono rimasto l’unico vivente a conoscere“. Grande complicità all’interno del trio, con una alternanza naturale nel gioco delle parti soliste, e la fisarmonica di Coscia che inizia a viaggiare veloce, sgranando i celebri temi e infilando citazioni appena si crea l’occasione. Poi arriva la tromba di LiCalzi, e sul dialogo fra i due strumenti prende le ali una suggestiva medley di “Laura” di David Raksin, (era anche il nome della moglie di Coscia) e “Stardust“, quindi, per ricordare il rapporto con le colonne sonore, i celebri temi cinematografici di “Amarcord” di Nino Rota e “Lucignolo” dal Pinocchio di Fiorenzo Carpi. L’irruzione della contemporaneità nel mondo a tinte seppia fino a qui disegnato è data da una leggiadra “I loves you Porgy” di Gershwin, con il tema affidato al vocoder di LiCalzi, “una macchina infernale che ai miei tempi non esisteva“, per volare poi nel Brasile di Jobim con “How insensitive” e ritornare all’epoca in cui “le canzoni le scrivevano i musicisti” con “Mille lire al mese ” dall’ultimo disco inciso con Trovesi e dedicato al Libro di Umberto Eco “La misteriosa musica della regina Loana“. Eco, compagno di infanzia ed amico fraterno di Coscia, non poteva mancare, e la sua memoria ritorna infatti con “La radio a tarda sera“, un brano autografo cantato da Coscia per ringraziare il pubblico di una così calorosa accoglienza. E poi c’è ancora spazio per un “Arrivederci” finale, con il ringraziamento per “avermi riportato su un palco” e l’auspicio, detto dal protagonista, “che la prossima volta sarà ancora meglio“. Noi ne siamo certi, e non vediamo l’ora.


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