I Lunatici nel Castello

Francesco D’Auria LUNATIKS 4T

dom 18 luglio 2021
Ore 21:00

Sondrio
Cortile di Castel Masegra

Francesco D’Auria (batteria, hang, percussioni), Tino Tracanna (sax soprano e tenore), Umberto Petrin (pianoforte), Roberto Cecchetto (chitarra elettrica)


L’idea nasce nel 2019 in occasione del 50° anniversario dello sbarco sulla Luna, avvenimento che si intreccia con la prima fotografia che ritrae un buco nero. Ma il racconto che ne fa Petrin durante la serata è più amabile e spassoso: tutti i componenti del quartetto sono anche docenti del Conservatorio di Milano, e quindi, tra un caffè e l’altro, al bar nasce l’idea che, presto fatto, viene immediatamente tradotta in realtà.

Quattro  solide personalità: Petrin, Tracanna, Cecchetto e D’Auria, che nel corso di questi decenni hanno già collaborato tra loro all’interno di diversi progetti artistici, ora decidono di intrecciare le proprie visioni in un programma che comprende brani originali uniti ad altri di autori ben conosciuti dagli appassionati.



La scelta del nome del gruppo, oltre al riferimento a cui si accennava, prende spunto anche da una raccolta poetica di un importante autore statunitense, Charles Simic, pubblicata nel 2017, dal titolo “The Lunatic”, prontamente recitata da Petrin all’inizio del concerto.

Inutile aggiungere che si tratta di quattro personalità accomunate dalla stessa ritrosia nel farsi inquadrare dai riflettori principali, sempre o quasi sottotraccia a vantaggio magari di altri, ben più attrezzati dal punto di vista relazionare, motivo per il quale la mia stima è ancora maggiore.

Da loro mi aspettavo molta carne al fuoco e niente fronzoli dettati dalla moda di voler sempre compiacere un pubblico con poca dimestichezza con la musica jazz, e in effetti la proposta  musicale che presentano si muove nel grande alveo del jazz e dell’arte dell’improvvisazione, ma è complice delle grandi culture del mondo, con un occhio al futuro e alla ricerca di un’identità creativa.



Il risultato è una musica sensibile e vivace che immerge i musicisti in una contemporaneità rispettosa delle sue più felici linfe vitali: il contatto con la sorgente della tradizione, la purezza melodica, lo swing ed, in particolare, l’improvvisazione come strumento per la definizione di un paesaggio sonoro comune.

Temi ora sinuosi ora spezzati ma con un saldo baricentro ancorato alla lunga frequentazione e alla comunanza di intenti. Su tutti una versione molto riuscita di Bone per la penna di Steve Lacy e la bellissima e delicata Soft Wind ad opera di Roberto Cecchetto. Quasi un’ora e mezza di musica che ha incantato il pubblico accorso a Castel Masegra, in attesa della pubblicazione dell’album già registrato ma non ancora pubblicato per l’arrivo della pandemia.  

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