Born to be blue, una occasione mancata

Da qualche settimana il film di Robert Budreau è disponibile sulla piattaforma televisiva di Sky. Sulla carta occasione ghiotta di vedere il film imperniato su un particolare momento temporale della vita di Chet Baker, nella sostanza però le perplessità non mancano, anzi, pare più una occasione perduta che non un l’affascinante e brillante lungometraggio come scritto sulla locandina del dvd.

Iniziamo dalle note liete: il cast degli attori è molto buono, con una nota speciale di merito per il protagonista, Ethan Hawke, assolutamente credibile sia come protagonista che come cantante, sua infatti la voce che si ascolta nei brani cantati, uno dei pochi momenti veramente emozionanti della pellicola. Molto professionale anche nelle riprese tromba in pugno, la sua diteggiatura sui pistoni, punto debole di molti film a tema jazzistico, è naturale e mai sfasata.

Le note negative invece sono molto più numerose, comincerei da quello che a me pare un vero e proprio sacrilegio. Un film su Chet in cui le musiche sono tutte rifatte: mi chiedo, a parte la bravura di chi lo ha “clonato”, che senso possa avere. Fareste un film su Picasso mostrando tele dipinte da altri? O una biografia di Oscar Wilde con brani di altri autori?

Forse hanno giocato un ruolo i diritti di autore, ma non credo, mi pare più una scelta voluta. Peccato, cosi’ come insostenibile è il paragone, ammesso che sia possibile, con quello che è il film/documentario più importante e meglio riuscito su Baker. Sto parlando di Let’s get lost di Bruce Weber, di cui Budreau cerca invano di imitare i magnifici bianchi e neri, riuscend ad ottenere solo un prodotto laccato, piatto e convenzionale.

Ma il punto debole di proporzioni più evidenti è il copione. Dialoghi poco profondi, episodi inventati di sana pianta (neache a farlo apposta quelli di significato jazzistico, tipo l’incontro/esame con Miles) e sopratutto l’ennesima versione del clichè dell’artista geniale ma maledetto, destinato inevitabilmente alla autodistruzione. Anche se la vita di Chet è indubbiamente stata tribolata e piena di eccessi, una trasposizione cinematografica poteva trattarla senza farne il perno centrale della narrazione. Cosi’ facendo si è perso di vista la grandezza dell’artista , ma le stesse debolezze dell’uomo si potevano raccontare con più compenetrazione alla società e all’ambiente di quegli anni. Insomma, un film modesto che non riesce a sollevarsi oltre le convenzioni ed i clichè-

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