LETTERA APERTA AD ANDREA

Buonasera, piacere di conoscervi, mi chiamo Andrea! È da pochissimo tempo che mi sto avvicinando alla musica jazz, mi capita di ascoltare qualche pezzo ogni tanto e devo dire che mi piace molto, ma non ho assolutamente nessuna conoscenza riguardo a musicisti oppure band del genere, per questo volevo cortesemente chiedervi se potreste indicami qualche cd per cominciare, magari non troppo impegnato!

Attraverso i flutti del web è ci pervenuto questo messaggio in bottiglia. Qualcuno più pronto di me ha già inviato una preziosa risposta, suggerendo un libro. Eh già, perché la nostra musica è anche un grande romanzo, e molti hanno avuto il primo colpo di fulmine leggendolo:

…è ancora largamente disponibile in edizione economica

Si legge tutto d’un fiato, ma dopo bisogna andare oltre….magari approdando a questo incredibile ‘audiolibro in progress’ .

Spero che il nostro Andrea non se abbia a male se colgo l’occasione per una risposta pubblica, una ‘lettera aperta’, di quelle che andavano molto di moda ai miei tempi. Anche perché penso che sotto sotto molti possano essere gli interessati/e che per timidezza o mancanza di interlocutori covano silenziosamente la stessa domanda senza esprimerla. E poi alla musica ‘raccontata’ va necessariamente affiancata la musica ‘suonata’, perché ogni ascoltatore è un pianeta a sé stante che reagisce a suo modo.

E qui cominciano i guai. Ritornare a ritroso nei decenni per risalire alla scintilla iniziale della passione per questa musica non è facile, la memoria poi è ingannatrice, spesso il passato lo riscrive, invece di raccontarlo. La soluzione più tartufesca sarebbe quella di partorire una ponderosa discografia (le playlists di una volta…), compilata con salomonico cerchiobottismo e con il Manuale Cencelli alla mano (certo, c’è anche un’edizione dedicata al mondo del jazz 😉 ….).  

Il rischio di far intiepidire il colpo di fulmine è forte, direi anzi certo. E quindi bando alla prudenza ed alla ponderazione, azzardando una ed una sola indicazione, sperando che risulti fulmineamente illuminante come gli aforismi dei maestri zen. E’ questa:

Un video YouTube non è forse il massimo, ma offre molti vantaggi in termini di democratico ed agevole accesso. Ci sarà tempo dopo (e ce ne vorrà…) per cercare una delle tante edizioni discografiche di questa suite epocale

A distanza di 24 ore, far seguire questa dose di richiamo:

 La ‘Blanton/Webster Band’ del 1939/1940 è l’humus laico e profano da cui germina la Suite di cui sopra

Ed infine, senza prenotazione né intervallo, somministrare il seguente booster, magari partendo dall’ormai mitologico ‘Diminuendo and Crescendo in Blue’, forse i 24 minuti più lunghi della storia della musica:

1956, Newport jazz Festival: l’orchestra Ellington ritorna ancora una volta al centro della ribalta dopo un momento di penombra….. la compattezza del collettivo e la fuga dell’individuo: il jazz è dialettica, non sillogismo….

Perché debuttare con il solo Ellington? Perché c’è la sensualità e l’intelligenza, l’ironia e la passione, il ‘Tutti’ ed il ‘Solo’, il romanticismo (istanti) e la Storia (decenni), la nostalgia ed il seme del futuro (che da queste note germoglierà a lungo): insomma, tutto. Buon viaggio a tutti gli Andrea…..   Milton56

1 Comment

  1. La mia esperienza è stata credo comune a molti ragazzi degli anni 70′: erano periodi bollenti, ed il jazz era assurto a colonna sonora della protesta giovanile. Eccessi ed ingenuità di quegli anni, sta di fatto che il mio avvicinamento alla musica afro americana è iniziato dalle avanguardie: Art Ensemble, Braxton, Leo Smith per poi procedere a ritroso per blocchi e innamoramenti: mesi trascorsi ad ascoltare Coltrane, po Mingus e via via tutti i giganti, ma anche molti musicisti di nicchia che però per me sono diventati indispensabili, da Paul Desmond a Ben Webster e via via tutti gli altri. Duke ? L’ho apprezzato subito ma capito e amato dopo.A quei tempi l’urgenza era una musica contemporanea, Solo con l’innamoramento è nata la spinta alla scoperta del passato

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