Graham Dechter – “Major Influence”

GRAHAM DECHTER – Major Influence – Capri Records – Supporti disponibili: CD

La Capri Records (vedi link) è una piccola etichetta che ha ben poco a che spartire con i faraglioni della costiera amalfitana, visto che risiede a Bailey, Colorado, ad una quarantina di minuti da Denver. Tra i molti titoli dell’etichetta, gestita da quarant’anni da Mr. Thomas Burns, meravigliosa figura di appassionato/illuminato, si segnalano ottime produzioni in orbita mainstream/ swing, con registrazioni, tra gli altri, di jazzisti del calibro di Ray Brown, Red Mitchell, Curtis Fuller e svariati dischi in cui appaiono il batterista Jeff Hamilton ed i fratelli Clayton (Jeff al sassofono e John al basso) tra cui spiccano quelli del sodalizio più celebre, la losangelina Clayton/Hamilton Jazz Orchestra (CHJO), un’eccellente nave scuola in cui si è formato e messo in luce già a 19 anni il chitarrista Graham Dechter, anch’egli nativo di Los Angeles, protagonista di questo “Major Influence”.

Dopo l’esordio da leader nel 2009 e dopo molte situazioni da ricercato sideman, tra cui tour con personaggi del calibro di Charles Aznavour, e brillante partecipazione all’OST del pluripremiato, celeberrimo “La La Land” di  Damien Chazelle (regista cui il jazz odierno deve qualcosa del suo residuo di popolarità, a dispetto di critiche spesso fuori luogo dei jazzofili stessi) , ecco che il buon Graham Dechter è tornato a far parlare di se’ in prima persona con un bel disco in trio del 2019 con la pianista/organista Akiko Tsuruga ed il suo vecchio mentore Jeff Hamilton alla batteria.

Il trio in azione

Hamilton, vero e proprio stilista dei membranofoni, è ovviamente presente, con il bassista Clayton, anche in questa incisione in cui vengono vagliate le “maggiori influenze” stilistiche del Nostro, una classica modalità jazzistica, quella dell’omaggio, qui resa in modo esplicito, all’insegna di un’onestà culturale che da sempre si abbevera alle fonti della tradizione. In tal senso emerge nitidamente una linea chitarristica assai godibile che va da Herb Hellis a Wes Montgomery passando per Tal Farlow e Jimmy Rainey, giusto per citare alcuni rimandi immediati che si colgono nell’up-tempo “Orange Coals”, nel decontratto blues “Minor Influence” o nella lenta e gustosa rilettura di “Pure Immagination”, brano apparso per la prima volta in “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”.

Alla riuscita del disco, dalla copertina amabilmente vintage, contribuisce in modo notevole il quotato pianista israeliano Tamir Hendelman che bazzica il nostro Dechter ed il resto dell’entourage dai tempi in cui militavano nella gloriosa CHJO. La classe di Tamir ben si sposa con la chitarra del leader come appare del tutto evidente in un altro up-tempo, l’original “Billy’s Dilemma”, tema infuocato che suggella il disco con canonici assoli a giro di tutta la band, mettendo in mostra la solare verve di un quartetto coeso e molto divertente, una specie di artigianale balsamo/antidoto alle complicanze ed alle noie di questi tempi indeterminati e lividi.

(Courtesy of AudioReview)

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