Giovanni Falzone/Glauco Venier -Dialogo espressivo

“Il 20 agosto 2019, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Enrico Rava, ho iniziato, proprio a partire da un brano a lui dedicato, a scrivere una serie di nuove composizioni con l’idea di registrarle con un pianista che amo molto: Glauco Venier.”

Capita raramente, a chi deve raccontare un disco, di avere, direttamente dagli autori, informazioni così dettagliate sulla sua genesi. In più, Giovanni Falzone ci ha raccontato che tutti gli undici brani sono stati composti fra agosto e novembre di quello stesso anno, e che nel progetto sono inclusi gli omaggi ad altri due trombettisti che, con la loro opera, hanno contribuito a forgiare l’universo sonoro del musicista siciliano: Kenny Wheeler e Tomasz Stanko. Ed infine ci ha lasciato una piccola guida alla interpretazione di questo “Dialogo espressivo” (Parco della musica), precisando come il disco sia nato dal desiderio di comporre musica che fotografasse una precisa stagione del suo percorso umano ed artistico con al centro la melodia, il suono acustico e l’essenzialità del Duo. Tutto il resto è rimesso alle nostre capacità di ascolto.

Di Falzone conosciamo la vastità d’interessi e la generosa inclinazione che lo ha condotto dal mondo della classica al jazz orchestrale fino alle esperienze contemporanee nel quartetto Tinissima con Francesco Bearzatti, ai progetti personali di incrocio con il rock (il quartetto Mosche elettriche) o più orientati ad una moderna visione del jazz (Pianeti affini) e mille altre esperienze incluse le avventure soliste: indizi di una visione artistica globale, che comprende anche una variante ludica della sperimentazione, e spesso lo conduce a collaborazioni con forme espressive paralelle alla musica, fino ad essere autore di opere visuali dal segno astratto.

Glauco Venier è un pianista friulano che dopo il conservatorio ha compiuto i primi passi nel jazz sotto la guida di Franco D’Andrea, quindi, dopo un periodo di studio negli Stati Uniti ha collaborato, fra gli altri, con Enrico Rava, Lee Konitz, Kenny Wheeler, Joey Baron, ed è diventato autore e componente stabile, da metà anni novanta, del trio formato con il sassofonista Klaus Gesing e la cantante britannica Norma Winstone che ha pubblciato diversi lavori con ECM. Con la stessa etichetta ha inoltre registrato nel 2016 il suo primo album solista dall’esplicito titolo “Miniatures”.

Dialogo espressivo ” racchiude, dentro la superficie musicale, un cuore poetico, una dimensione emotiva che la predisposizione dell’ascoltatore può cogliere in modo più o meno intenso, ma che fa parte inscindibile di questo progetto.

Si può, infatti, apprezzare lo spessore melodico ed il rilievo strutturale delle composizioni di Falzone, la capacità di scambio fra i due strumenti in un gioco ritmico e timbrico che mette continuamente in discussione i ruoli ed alterna la declamazione dei temi, in genere affidata alla pronuncia limpida e stentorea della tromba, a sezioni, appunto, di dialogo, dove sono concentrate le parti improvvisate, ricche di variazioni e svolte impreviste. Si deve anche sottolineare l’originale accoppiamento fra l’ incontenibile espressività di Falzone che tesse la tela di una narrazione spesso avvincente alternando, allo strumento, una pluralità di voci, e lo stile crepuscolare ed intimista, seppure increspato da una costante corrente ritmica, di Venier. Ma non si può evitare il resoconto “emozionale” di brani come “Il viaggio di Pero” con la sua iterativa ed assorta melodia che evoca un distacco, una partenza, “Il Poeta del silenzio“, la dedica ad Enrico Rava costruita in una dimensione ricca di echi della musica del musicista triestino, (evidenti anche nella melodia rapsodica di “Laila“), o “Come stelle in terra ” e “La danza delle foglie rosse” che, fin dai titoli, propongono evocazioni immaginifiche di momenti malinconicamente assorti o catturati da un turbine di vento ed emozioni .

Ci sono tante altre suggestioni nel dialogo, e riguardano, ad esempio i luoghi, con le atmosfere ispaniche de “L’equilibrista“, pennellata da perentori accenti fra i quali il pianoforte inserisce piccole aree di distensione, quelle argentine di “Rio de la plata“, un tango che acquista complessità e spessore man mano che si sviluppa, o la pioggia parigina della ballad “La pluie de Octobre” . Oppure riferimenti ad altre persone, altri colleghi ai quali viene dedicato, come detto, un brano ciascuno: le serrate scansioni ritmiche di “Kenny“, che aprono la strada ad una improvvisazione a briglia sciolta, e l’ostinato del pianoforte che apre “Song for Tomasz” preludio al fitto dialogo ricco di variazioni ritmiche e timbriche che si conclude con uno dei migliori solo di Venier “. E c’è infine un brano, “L’attesa sospesa” che racchiude tante delle impressioni fin qui citate: parte da una minimale frase fra tromba e pianoforte ed acquista gradualmente quota, volando infine molto alto, con entrambi i musicisti coinvolti in una costruzione che sembra infinita. Un disco a cui tornare spesso, specie quando si ha voglia, o bisogno, di farsi travolgere dalla musica e dalle sue emozioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.