La concorrenza, nel mondo e, ancora, in Italia

Vado a memoria: l’unico magazine che nel corso degli ultimi vent’anni ha dedicato largo spazio al jazz nel web è il francese JazzMan, purtroppo poi confluito nel più convenzionale JazzMagazine. JazzMan era per me il magazine ideale: grafica bellissima, tante recensioni anche a più voci, report e interviste misurate, insomma, un vero dispiacere la fusione. Bene, nel lontano gennaio 2005 il magazine dedicava un poderoso saggio alla Guida del Jazz in linea: tredici pagine con link a etichette, artisti, negozi e quant’altro allora si potesse trovare in rete. Per lungo tempo un must in proposito.

Negli anni a seguire non ho più ritrovato dossier o più semplicemente articoli dedicati su nessuna delle principali riviste, se non brevi e poi dimenticate rubriche (Siti Sonanti a cura di Francesco Martinelli su Musica Jazz). Ma torniamo alla nostra panoramica: i siti delle principali riviste jazz sono abbastanza simili, con solo leggere variazioni sul tema. JazzMagazine (abbonamenti cartacei annui da 54,90 euro) ad esempio dedica molto spazio alla recensione di concerti live, nessuna intervista ne recensione di album, news abbastanza datate salvo le date dei concerti nella regione parigina.

JazzTimes (4,99 dollari per l’abbonamento digitale mensile) è invece una gradevole mistura di news aggiornate, recensioni e interviste dalla grafica accattivante e di facile fruibilità. Sempre sul pezzo e intrigante nella veste grafica anche JazzWise, per il resto piuttosto simile a JazzTimes ma dalla notevole proposta di abbonamento: la versione full optionals da 9 dollari e 25 al mese offre la rivista digitale e in carta, l’accesso agli archivi fino al 1997, i cd o il download collegati alla rivista e l’accesso al database di tutte le recensioni

Il sito di DownBeat (l’abbonamento digitale per un anno costa 19,99 dollari) offre recensioni e news come da copione, ma si differenzia dalle altre riviste per una sezione Archivio in cui compaiono articoli interessanti recenti o di epoche trascorse. Infine c’è Jazziz, (24,95 dollari l’abbonamento annuo digitale) che ricalca il canovaccio delle altre riviste, offrendo in più una serie di Podcast.

Su nessuna delle riviste citate c’è una rubrica o un sito dedicato a links dedicati.

Un capitolo a parte merita JazzHot, la prima rivista dedicata al jazz in Europa, datata 1935. Tutti i numeri sono on line e, badate bene, dal numero 663 (Gennaio 2013) ad oggi sono consultabili gratuitamente. JazzHot offre diverse combinazioni per l’acquisto dei numeri precedenti e degli speciali (ben 89). Purtroppo, per i soliti motivi economici JazzHot non esce più in veste cartacea ormai dal 2016 e si limita ad un numero digitale per anno.

Questo per quanto riguarda i magazine, ma il web offre molto di più: tralascio e mi affido alla vostra curiosità e alle vostre preferenze, i siti delle label e dei musicisti, dove comunque potete trovare spesso musica in streaming e, nel caso dei più generosi, anche da scaricare.

Esistono diversi portali e un numero pressochè infinito di blog che vanno a coprire un grande spazio tra la attualità/recensione/intervista e le proposte di downloading, dai concerti live agli album fuori catalogo per finire alla stretta attualità. Poiché si tratta comunque di attività non lecite o ai confini della legalità, mi asterrò dal fornire link e rimarrò nella fascia più contigua alla informazione.

Tra i portali più simili ai magazine segnalo Music and More, Burning Ambulance, il già citato AllAboutJazz ma in versione originale americana, Point of Departure, Marlbank, Jazz in Europe, Citizen Jazz, The New York City Jazz Record e infine l’italiano Magazzino Jazz. Tutti molto diversi tra loro ma egualmente godibili e interessanti. Naturalmente ne esistono centinaia che non ho citato sia per non tediare che per limiti del post.

Venendo ai blog, subito cade all’occhio una differenza sostanziale con tutti i siti citati fin qui: quasi tutti i blog hanno un elenco di links e già solo questo fatto significa poter allargare a dismisura la ricerca e la varietà di voci, oltre ad essere un segnale di apertura e di inclusione. Tracciare una mappa esaustiva dei blog è compito arduo, per loro stessa natura nascono e scompaiono a grande velocità, mentre pochi durano nel tempo, generalmente i migliori.  Per primi metto due blog estremamente differenti tra loro ma di eguale importanza: Do the Math di Ethan Iverson, che pur essendo un musicista (e che musicista!) si diletta nelle  varie vicende del jazz e non solo in quelle personali, sempre con acume e conoscenza.

The Free Jazz Collective, un blog olandese di recensioni album, quotidianamente aggiornato e specializzato nel campo della libera improvvisazione.

Contraltare allo spirito innovativo celebrato dagli olandesi è il più mainstream Jazz Wax di Marc Myers che non disdegna incursioni anche in altri ambiti musicali.

In Francia il blog più interessante, per quanto poco aggiornato, è Blog de Choc: recensioni album e concerti della regione di Parigi e dintorni.

Torno infine in Italia per un ultimo elenco di blog interessanti: Jazz nel pomeriggio prende in esame singoli brani o album non di stretta attualità per farne una disamina informata e godibile purtroppo con lunghi intervalli tra un post e l’altro.

Jazz Hard..ente & Great Black Music di Riccardo Facchi mantiene invece una costante regolarità ed una impostazione di notevole spessore, frutto di una grande conoscenza musicale.

Infine due segnalazioni di siti recenti che, vista la qualità, si spera abbiano una regolarità costante. Gianni Morelenbaum Gualberto firma a proprio nome uno spazio dedicato all’approfondimento. Niente fronzoli ma tanta

 sostanza, indicato a tutti ma soprattutto a chi volesse approfondire la propria conoscenza in materia.

Jazznotes è freschissimo, ma già si delinea un percorso originale con una serie di ritratti di musicisti italiani. 

Termino qui ma ovviamente la rete offre molto altro ancora. Se qualcuno tra coloro che mi leggono si è incuriosito non deve far altro che mettersi davanti al PC e cercare. Buona caccia !

https://jazztimes.com/

https://www.jazzwise.com/

https://www.downbeat.com/

https://www.jazzhot.net/

https://jazzandblues.blogspot.com/

https://burningambulance.com/

https://www.allaboutjazz.com/

https://www.pointofdeparture.org/

https://www.marlbank.net/

Home-2018

https://www.citizenjazz.com/

http://www.nycjazzrecord.com/

https://magazzinojazz.wordpress.com/

https://ethaniverson.com/

https://www.freejazzblog.org/

https://www.jazzwax.com/

http://www.blogdechoc.fr/

http://pomeriggio-jazz.blogspot.com/

https://riccardofacchi.wordpress.com/

https://www.giannimorelenbaumgualberto.it/445974817

https://barisaxforever.wordpress.com/

5 Comments

  1. Non so quanti, nella esigua minoranza dei jazzofili, abbiano tempo e voglia di frequentare regolarmente i blog, che temo siano sostanzialmente autorefenziali.

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    1. È vero che molti blog soffrono dell’Ego dell’autore, però un passaggio ogni tanto può portare a qualche scoperta interessante. Anche perché il ritmo di aggiornamento è piuttosto cadenzato. In ogni caso io presterei molta attenzione al mondo podcast: alcuni sono ben condotti e costituiscono una finestra sull’attualità, però filtrata e selezionata (ovviamente bisogna preventivamente individuare la prospettiva del conduttore). Milton56

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  2. Ringrazio 53rob per il prezioso lavoro svolto.
    Conoscevo soltanto alcuni siti e blog e avere più risorse a disposizione non può che giovare alla diffusione del jazz, facendolo uscire dalle catacombe.
    Mi permetto di suggerire, sempre che non sia già stato fatto, anche i link ai jazz club. Alcuni mettono a disposizione archivi di materiale peraltro talora parzialmente fruibili su Youtube in modo da avere una panoramica ancora più dettagliata del mondo del jazz.

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  3. È inevitabile che giochi un ruolo importante il proprio gusto e, quindi nulla vieta che si passi oltre, se viene recensito un artista di uno stile lontano dall’ambito individuale di ognuno di noi, da quella viene chiamata comfort zone. Però, è altrettanto vero che accrescere il livello di conoscenza può essere un modo per ricredersi su ciò che si è snobbato fino a quel momento e, in ogni caso, allargare l’orizzonte non è cosa negativa.
    Quindi, quando in un blog leggo di più artisti di epoche ed estrazioni diverse, a mio avviso, si è fatta opera meritoria di divulgazione.
    Altrimenti, ci sono I fan club tanto cari ai rockettari.

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