Le ricette di Zia Renee

Renee Rosnes – Kinds of love (Smoke sessions)

Chi ha seguito nel tempo la carriera della pianista e compositrice canadese Renee Rosnes, partita circa un trentennio fa con le collaborazioni a fianco di Joe Henderson, Wayne Shorter, Bobby Hutcherson, J.J. Johnson, e quindi James Moody e Ron Carter, prima di essere membro fondatore del SFJAZZ Collective e di avviare una produzione solista giunta oggi al diciassettesimo album, non resterà stupito dal livello qualitativo raggiunto con questo “Kinds of love” (Smoke session) pubblicato sul finire del 2021. La formazione presente si discosta dal suo usuale quartetto con le presenze del vibrafonista Steve Nelson e del batterista Peter Washington, per tornare a due vecchi compagni di viaggio come il sassofonista Chris Potter e Christian Mc Bride al contrabbasso -già presenti su “As We Are Now” (Blue Note 1997 )- insieme a due musicisti che compaiono per la prima volta nei dischi della Rosnes, Carl Allen alla batteria e Rogério Boccato alle percussioni. Il nuovo lavoro, concepito durante il periodo di lockdown, sfruttando come risorsa la possibilità di lavorare in una sorta di solitudine benefica, (nonostante Renee conviva con il marito pianista Bill Charlap e con due Stainway in casa), lontano dagli affanni del musicista costantemente in tour, si intreccia con la genesi della nuova band tutta femminile Artemis ( con Ingrid Jensen, Anat Cohen, Nicole Glover, Noriko Ueda e Allison Miller ) di cui la pianista è artefice e direttrice musicale, che sta presentando in questo periodo in un tour europeo il lavoro di esordio per Blue Note. “Kinds of love” è però un episodio a se stante, una sorta di riepilogo della storia e delle passioni della Rosnes, da cui emergono con chiarezza echi della musica di Wayne Shorter, di Chick Corea, un’attitudine trasversale della compositrice che non manca di rendere omaggio alle proprie origini nel mondo della classica ed, in generale, una visione aperta su una formula di musica globale che rielabora con tocchi personali ed una vena compositiva sempre fresca e ricca di stimoli il linguaggio del post bop comune a Potter e Mc Bride. Un universo sonoro ricco di spunti di interesse servito in un rinnovato look che richiama presenze familiari o scolastiche (come suggerisce l’amico milton dopo il concerto milanese di Artemis).

Oppure “The golden triangle” in omaggio al nome originario del Village Vanguard di New York, in cui tutta l’agilità del sax di Potter viene messa al servizio di una entusiasmante cavalcata collettiva con un grande solo del contrabbasso di MCBride, in evidenza anche nella swingante “Passing Jupiter“, prima di cedere il passo al soprano e quindi ad uno sfaccettato intervento del pianoforte.Si inizia con il travolgente tema a spirale di “Silk” dedicata al pianista Donald Brown , per un biennio ad inizio anni ’80 nei Jazz Messengers di Art Blackey, e quindi autore di una lunga serie di lavori solisti pubblicati dall’etichetta Space time, che questo omaggio vorrebbe portare alla dovuta attenzione ( consiglio specifico dell’autrice per Cause and Effect,( Muse rec. 1992)  con Ron Carter, Joe Henderson, James Spaulding, lo stesso Carl Allen che troviamo qui, e Kenny Washington): niente di “setoso” nella musica, che è invece tumultuosa, nervosa ed inquieta, meticolosamente costruita nella parte tematica ed attraversata da due solo ad alta temperatura del sax di Potter e del pianoforte. Ad una vena simile si può ricondurre “Swoon” con un elaborato motivo che echeggia Monk per poi salpare lungo una consolidata rotta hard bop con un notevole lavoro della batteria di Allen ed un finale incandescente giocato su una ripetuta serie di breaks. Molto movimentate anche “The golden triangle” in omaggio al nome originario del Village Vanguard di New York, in cui tutta l’agilità del sax di Potter viene messa al servizio di una entusiasmante cavalcata collettiva con un grande solo del contrabbasso di MCBride, e “Passing Jupiter“, con Mc Bride e Potter al proscenio prima di un multiforme intervento del pianoforte, che è uno dei migliori del disco. Un altro versante è invece quello dei brani più pacati, nei quali emerge più nitidamente anche la statura di interprete della pianista, come la ballad che intitola l’album, impreziosita dall’intervento del soprano di Potter, “Evermore” ispirata da una Sarabanda delle Suite inglesi di Bach, di chiara impronta classica, e la conclusiva riflessione di “Blessing in a year of exile“, ispirata al periodo di pandemia, con una nota di speranza conclusiva.

Fra queste due tendenze, la scaletta presenta anche sorprese, come “In time like air” un curioso brano condotto dal flauto che scandisce un motivo ascoltato nel canto di un uccello, nel finale replicato dalla voce della stessa Rosnes, a creare un atmosfera esotica non lontana da certi episodi del Pat Metheny Group. Ed ancora le briose ritmiche di “Life does not wait“, ispirate (pare inconsapevolmente) a stili di danza brasiliana sui quali Boccato, che proviene da quelle parti, tesse una fitta trama percussiva. Molte suggestioni, molte atmosfere raccolte in una seduta di registrazione che le cronache riportano assistita da pochissime prove, e che riesce a trasmettere, anche a distanza di tempo quella sensazione di spontaneità e gioia nel comunicare che deve avere attraversato i musicisti coinvolti.

p.s: se per caso vi state domandando che razza di animale sia quello che compare in copertina a fianco di Renee, non vi preoccupate, il retro svela l’arcano: è solo una poltrona “pelosa”.

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.