Isaiah J. Thompson – Composed in Color

ISAIAH J.THOMPSON – Composed In Color (Red Records / Ird) Supporti disponibili: CD

Red is back! Il ritorno della storica label milanese è una delle notizie migliori di un periodo storico che ci pare piuttosto avaro di buone nuove, per usare un tiepido eufemismo.

Il patron Sergio Veschi, che con l’indimenticato Alberto Alberti aveva dato i natali alla Red Records nel 1976 e che l’ha poi vista affermarsi in modo poderoso nei due decenni successivi, costruendo anno dopo anno un catalogo impressionante, ha ceduto diritti, armi e bagagli ad una nuova proprietà cui non possiamo che fare da queste colonne i migliori auguri. Ci vuole davvero coraggio, di questi tempi, ad investire in una casa discografica, ma i primi segnali lanciati da Marco Pennisi -che ha curato in passato tutta la parte grafica della label, contribuendo così alla fortuna dello storico “marchio di fabbrica”- appaiono molto confortanti e suggestivi per i jazz-fans di ogni latitudine. Ne ha già parlato a novembre il sodale Milton, vedasi link, ma oggi vogliamo soffermarci sul primo disco “novità”, in attesa di ghiotte ristampe ed inediti in vinile che stanno per arrivare e di cui daremo naturalmente conto.

Una colonna sonora prestigiosa in cui fa capolino il pianoforte del nostro, invitato dal suo mentore Wynton Marsalis.

IJT sulla tolda della miglior Nave Scuola del mondo attualmente in navigazione nelle acque del Jazz.

Il cd in questione, “Composed in Color”, è decisamente “red inside”, infatti il trio del ventiquatrenne Thompson si muove, perfettamente a suo agio, in una linea pianistica nera da sempre battuta dalla label ed esprime un jazz moderno di netta ispirazione hard-boppistica e con innato senso del blues a pervadere ogni tocco della tastiera. Il pianista, che ha affinato i suoi studi con Kenny Barron e che ha in Wynton Marsalis un grande mentore, spiega in prima persona nelle estese liner notes: “Il disco presenta compositori la cui musica evoca la chiesa, il rhythm and blues, lo swing, lo spirito del jazz e il sentimento dell’esperienza nera americana”.

E così ecco che in scaletta scorrono via sette nuove brillanti versioni di celeberrimi brani di Billy Strayhorn (“Take the A Train”, “Chelsea Bridge”) ed Horace Silver (“Señor Blues”), perle dimenticate di Randy Weston (“Hi-Fly”), T. Monk (“Raise Four”), Ellis Marsalis (“Twelve’s It”), con chiusura affidata a una fonte d’ispirazione continua, il Maestro Cedar Walton, dal cui songbook viene proposto uno dei temi più noti “Ojos de Rojo”.

Alcuni ospiti (Christian McBride, Joe Farnsworth e Kenny Washington) salutano questa “new fresh voice on the piano”, impreziosendo il lavoro con lampi di classe in tre tracce, ma è soprattutto il trio stabile, con Philip Norris al basso e Tj Reddick alla batteria, a convincere appieno, mostrando coesione, maturità ed un solido swing che avvolge un album senza tempo, dall’approccio fresco e godibile, in cui non si avverte alcuna caduta di tensione. Il terzo lavoro come leader di Thompson ci lascia convinti che il suo nome sia da segnarsi con l’evidenziatore, e che sia lecito aspettarsi da lui grandi cose in futuro.

(Courtesy of AudioReview)

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