New York bass quartet – Air

Immaginate un disco nel quale quattro bassisti con alcuni ospiti si misurano con arrangiamenti di eccezionale difficoltà e ottengono un ottimo risultato grazie alle loro capacità interpretative. Bene, smettete di immaginare, perchè questo album è la prova sonante che ciò può accadere.” Parole di Ron Carter, ed è davvero difficile immaginare un autore più appropriato per le note interne di un disco che ha per protagonista un quartetto di contrabbassi. L’iniziativa di “Air” (Laika records) è di Martin Wind, musicista di origini tedesche (è nato a Flensburg nnel 1968) , da fine anni novanta trasferito negli Stati Uniti, a New York, dove ha avviato e consolidato una carriera a base di premi, collaborazioni ad ampio raggio sul confine fra classica e jazz – da Mstislav Rostopowitch a Pat Metheny – ed una ventina di album solisti, spesso in compagnia del pianista Bill Mays e del batterista Matt Wilson, con i quali ha incrociato avventure in trio e quartetto. Qui Wind ha convocato i colleghi Gregg August (compositore e band leader ), Jordan Frazier (principale bassista della Orpheus Chamber Orchestra), e Sam Suggs , tutti maestri di fama internazionale nello strumento, per un’escursione che tocca estremi lontani, da Bach ai Beatles via Weather Report, Charlie Haden e Pat Metheny, riuscendo nell’impresa, molto ardua sulla carta, di trasformare i quattro contrabbassi, a seconda degli episodi, in un ensemble cameristico, una scatenata jumpin’band, o una raffinata formazione che frequenta il confine fra jazz e world music. La sorpresa maggiore è proprio la duttilità della formazione, e la sua capacità di utilizzare l’intera gamma di risorse ritmiche e timbriche a disposizione delle corde dei contrabbassi, contando su un piccolo aiuto, in alcuni episodi, da amici batteristi (Lenny White, Matt Wilson ) o tastieristi (Gary Versace).

Si parte da e si arriva a J.S. Bach, con due versioni della celebre Aria sulla quarta corda, resa prima in versione “classica” e quindi “jazzistica” per trio con batteria e tastiere. In mezzo troviamo l’irresistibile groove di “(Give me some ) G string“, accresciuto dalle ritmiche di White e dall’ hammond di Versace, la medley cameristica dei Beatles (“The long and winding roasd, Here, there and everywhere, She’s leaving home ,Lady Madonna“) una “Birdland” che non fa rimpiangere le tastiere di Joe Zawinul, la grazia di “Tell her you saw me” di Pat Metheny affidata al contrabbasso ed all’accordeon. Non mancano i brani originali di Wind: ” I’d rather eat“, che alterna parti dalla forte enfasi ritmica ad una sezione finale rarefatta e crepuscolare, e “Icelandic romance” un brano di ispirazione folklorica dall’impronta classico romantica. E soprattutto una maiuscola “Silence” il brano di Charlie Haden, la cui poesia originale viene affidata ad un espressivo solo del contrabbbasso contornato dall’intervento dell’organo,

Un album che richiede soltanto una buona predisposizione all’incrocio dei generi: con questa premessa, divertimento assicurato.

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