Ferrazza, Barbiero, Manera e Sartoris

Nel giro di poche settimane mi sono giunti per diverse vie tre cd di musicisti italiani che ho trovato interessanti per diversi motivi e che meritano una segnalazione. Ci sono profonde diversità (freschezza versus maturità) e alcuni punti in comune (formazione accademica) tra il nuovo album di Jacopo Ferrazza e gli album di Massimo Barbiero in solo e in trio con Eloisa Manera e Emanuele Sartoris.

Ferrazza è un giovane contrabbasista che nel giro di pochi anni è salito prepotenteente alla ribalta sia come componente di numerosi gruppi, cito forse il più intrigante, il quartetto di Fabrizio Bosso, ma è interessante anche il Norma Ensemble, sia a nome proprio. E questo Fantasia è appena uscito e lo vede alla testa di un gruppo che comprende Enrico Zanisi al pianoforte e alle tastiere, Valerio Vantaggio alla batteria, Livia De Romanis al violoncello e Alessandra Diodati alla voce, con ospiti in alcuni brani la tromba di Bosso e il sax soprano di Marcello Allulli.

Nel disco emergono con prepotenza le due matrici principali di Ferrazza: la preparazione accademica e l’amore per il jazz. Il risultato è una mistura di musica di ispirazione tardo romantica con prepotenti inserti ritmici. Detto cosi’ potrebbe dare adito a dubbi sulla macchinosità dell’operazione, invece il risultato alle orecchie dell’ascoltatore risuona di una freschezza notevole e di un coraggioso tentativo di uscire dalle dinamiche più consuete per un gruppo jazz. Merita un ascolto attento e, speriamo, una presenza nei festival estivi che permetta all’appassionato una ulteriore valutazione sul campo.

Se l’album di Ferrazza è all’insegna della freschezza e della gioventù, i due nei quali Barbiero è protagonista e co-protagonista denotano invece una profondità concettuale ed una misura nella progettazione di grande spessore, degne della massima attenzione nell’ascolto. In Hora Mortis è un lavoro in solitudine, o meglio, è concepito per una performance live con una ballerina ma anche senza la parte visiva, che pure è fondamentale, ha una dimensione sonora di impatto emotivo straordinario. Nessuna orgia di percussioni, come pure sarebbe stato lecito attendersi, ma una serie di quadri minimalisti, dove ogni strumento ha un respiro ed un ruolo nella costruzione musicale e nel dipanare un racconto fatto di tinte pastello e di colpi d’ala.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi continua a raccordare musica e letteratura, come spesso Barbiero è uso fare, ma si muove su un terreno aperto, dove il violino della Manera e il pianoforte di Sartoris spostano musicalmente le atmosfere verso un moderno camerismo, lirico e assolutamente godibile, mentre le pelli del batterista riportano ad una dimensione più ritmica. Si tratta del loro secondo album, e, nonostante già Woland (altro titolo di ispirazione letteraria) uscito nel 2020 era un opera di impatto e di progettualità attualissime, questo nuovo album suona se possibile ancora più intrigante e coinvolgente. Spazio per ognuno dei tre protagonisti, sia in solo che in duo in diverse combinazioni e ovviamente in trio, dove probabilmente si raggiunge la cifra emotiva più alta. Anche per il trio valgono le considerazioni spese per il gruppo di Ferrazza: speriamo che qualche illuminato direttore artistico di festival estivi lasci perdere i nomi abituali e abbia il coraggio di pescare progetti luminosi e non ordinari. Barbiero e i suoi lo meriterebbero.

https://massimobarbiero.bandcamp.com/album/verr-la-morte-e-avr-i-tuoi-occhi

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