Cartoline – Sylvie Courvoisier Trio a Ferrara

Come forse ricorderete, avevamo lasciato la Courvoisier a Mantova, impegnata in un serrato ed intricato confronto con la chitarrista Mary Halvorson. La forte personalità di quest’ultima faceva sì che il dialogo si sviluppasse in una sorta di ‘terreno neutro’, senza una netta prevalenza delle concezioni dell’una o dell’altra musicista.

Mi era rimasta la curiosità di vedere ‘giocare in casa’ la pianista svizzera, curiosità che mi sono potuto togliere la sera del 9 aprile a Ferrara, dove il Jazz Club Torrione ci ha portato un trio con Sylvie al piano, Drew Gress al basso e Tom Rainey alla batteria. Quest’ultimo sostituiva Kenny Wollesen, che compariva invece nella formazione che ha registrato ‘Free Hoops’ per la Intakt.

Non vorrei far torto a Wollesen, ma ma dietro questa sostituzione mi è sembrato di vedere all’opera la mano di quella ‘Provvidenza del Caso’ che spesso nel jazz genera cose memorabili. Ma andiamo con ordine.

Qualcuno potrà dire: ma in fondo si tratta del consueto trio pianistico, magari sbilanciato verso territori di frontiera e di ricerca, come altri del resto. A mio avviso si tratterebbe però di un giudizio riduttivo, e sotto diversi aspetti.

Innanzitutto il piano della Courvoisier è una sorta di ‘strumento totale’, di cui vengono sfruttate a fondo tutte le risorse sonore con tecniche anticonvenzionali: basti dire che dalla sua cassa armonica abbiamo visto comparire un mallet da vibrafono, largamente utilizzato per sollecitarne direttamente la cordiera unitamente alle mani. Queste tecniche non sono certo rare, ma spesso sembrano un poco ‘esibite’ con la segreta intenzione di sedurre il pubblico: qui invece sono sempre al servizio di precise esigenze espressive.

Il pianismo della leader è contraddistinto da una bella nitidezza, è popolato di sottili epifanie e da contrasti netti ed improvvisi, scanditi da un accurato uso di pause che caricano di tensione lo sviluppo dei brani. Emerge un’impostazione percussiva e ‘verticale’ che a tratti mi ricorda in qualche misura Cecil Taylor, pur rimanendo lontano dalla violenza sonora di quest’ultimo.  

Il basso di Drew Gress corrisponde con altrettanta chiarezza agli stimoli della pianista, inserendo poi passaggi all’archetto contraddistinti da sonorità anch’esse alquanto originali. Ma quando entra in campo il drumming arioso ed estroso di Rainey, con la sua scansione sempre leggera e magistralmente controllata, il duo Gress – Rainey diventa una sorta di controcanto al discorso della pianista; anche qui il fantasioso sfruttamento da parte di Rainey di materiali eterodossi (bacchette in sacchetto, bottigliette accartocciate, spartiti fruscianti)  non ha nulla di gratuito, ma echeggia e risponde alle originali sonorità della Courvoisier.

Aggiungiamo un materiale tematico molto omogeneo e ben calibrato sul mood del gruppo, ed anche un controllo sempre elevato sul discorso musicale, che non si abbandona mai a prolisse sortite nell’aleatorieta’ con le quali raggiungere per accumulazione occasionali momenti di intensità, ed abbiamo come risultato una band dotata di drive ed incisività inusuali rispetto a molte consimili della stessa estrazione. Un tratto di distinzione che vale a Sylvie Courvoisier ed al suo trio un appunto in bella evidenza sul taccuino dell’ascoltatore curioso. Milton56

Un bel video realizzato durante la registrazione di ‘Free Hoops’. Qui c’è Wollesen al posto di Rainey, ma le atmosfere sono vicine a quelle del concerto ferrarese

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