La Nostra Musica

Abbiamo pensato di celebrare l’International Jazz Day 2022 con la materia che trattiamo quotidianamente, cioè le parole. Per una volta, però, anzichè le nostre di jazz fans, vi proponiamo quelle di alcuni musicisti ed operatori che hanno gentilmente aderito al nostro invito di regalare a traccedijazz una frase o un pensiero sulla nostra musica. Vi proponiamo le loro parole così come le abbiamo ricevute, in rigoroso ordine di arrivo e con alcune di esse, scelte quali campioni del panorama collettivo, ci piacerebbe realizzare una sorta di mandala di parole. Chissà perchè, ci è sorta l’idea di un parallelo con la celebre foto di Art Kane, che in una magica mattina del 1958 riuscì nel miracolo di riunire in una strada di Harlem il gotha del jazz del tempo (di prima mattina, tra l’altro……). Una musica plurale non può che avere anche una definizione corale…..

“In un mondo dominato dalla violenza e dall’oppressione, il jazz ti dà ancora la possibilità di essere libero, di dire la tua in maniera incondizionata. Il jazz è libertà, è vita.” Carla Marciano

“Una chiave per aprire lo scrigno delle storie degli uomini.” Marco Colonna

“Il jazz è politica. Non si deve per forza aver portato catene, lavorato in campi di cotone per comprendere un blues, ma una catena di montaggio o lavorare in Amazon avrebbe più senso oggi.” Massimo Barbiero

“Il Jazz è la più importante rivoluzione artistica del ‘900.” Enrico Rava

“Il Jazz, al di là della sua importanza in ambito strettamente musicale ed artistico, possiede in se la capacità di unire e promuovere con un linguaggio universale il dialogo tra le culture e conseguentemente l’idea di pace.” Rosario Moreno

“Il Jazz è musica viva, inafferrabile sempre in movimento mai museizzabile, se lo si mette in vetrina per ammirarlo muore; il jazz non è solo quello che si suona ma anche la vita delle persone che respirano all’unisono con lui e lo vivono in qualsiasi forma; al pubblico è richiesto lo sforzo di accoglierlo con disponibilità, lasciarsi penetrare mente e corpo dai suoni e godere della vitalità emotiva che ci offre, predisporsi e lasciarsi trasportare in un viaggio di suoni fantastici e immaginari senza meta.”  Pasquale Innarella

“Il jazz non solo ha un bel nome, ma incanta e libera le idee dai confini della convenzione. È in continuo cambiamento, che vi piaccia o no, e non c’è certezza. Viva il jazz!” Michael Loesch

“Ho sempre creduto nella bontà della musica. In quella pensata, creata e suonata per necessità di chi la fa. Quanta musica non “necessaria”! Quanta suonata per occupare tempi e spazi!
La musica, quella “buona”, dà un senso al tempo, creando così spazi nuovi. In questi spazi si può dialogare, ci si può incontrare: e qui si deve creare. Oggi è necessario dare senso al tempo e creare nuovi spazi, così è necessaria una buona musica: quella alla quale non puoi fare a meno di dar forma.” Ludovico Peroni

“Non c’è modo di definire il jazz, è il jazz che definisce noi.” Emanuele Parrini 

“L’arte non mi ha reso “famoso”, ma senz’altro ardentemente desideroso di vivere ogni giorno con la sua compagnia.” Simone Graziano

“…rifiuto di ciò che è ovvio, sicuro, garantito in anticipo, l’improvvisazione reale e non fittizia necessita di sperimentare continuamente nuove ipotesi e nuove soluzioni attraverso l’introduzione di un elemento altro, estraneo, di uno sbaglio, di una strada impossibile da percorrere…” Andrea Massaria

“Credo di essere uno di quei musicisti che si riconosce all’interno del jazz grazie alla sua interpretazione più libera e liquida, fatta di individui ed espressività, microcosmi da narrare e condividere, che riconosce il valore dell’unicità. Questa musica straordinaria abbraccia chi la sceglie, per un attimo o per sempre, senza chiedere garanzie, consapevole di trovare la sua forza nella convivenza degli opposti: colto e popolare, antico e moderno, bianco e nero, serio e faceto, giusto e sbagliato, rassicurante e spaventoso, vetta e abisso, ordine e caos, senza pretendere un giudizio finale, senza pretendere verità. Ci sono piombato dentro da giovanissimo, per caso. Ne ho avuto paura e mi ha affascinato, ci ho litigato e ci fatto la pace: l’ho navigato, prima in balia delle onde e poi l’ho surfato, lasciandomi bagnare dalle sue acque tiepide. Penso che il jazz, per come mi circonda, sia la musica più simile alla realtà e alle persone, più simile alla vita: vada come vada rimane la tua e, nonostante tutto, non puoi evitare di farne parte, mentre ti chiedi ancora che cos’è.” Tobia Bondesan

“Ritengo che uno dei meriti più importanti ascrivibili al jazz sia stato quello di aver contribuito a non far scomparire la nobile arte dell’improvvisazione dalla cultura musicale dell’Occidente.” Benedetto Basile

“Cos’è il jazz? Amico se lo devi chiedere non lo saprai mai ” così parlò Louis Armstrong! Figuratevi se lo so io!!! Gianni Coscia

“La nostra musica è libera e riflessiva. Coltiva il dubbio su certe tematiche grazie al quale nascono  spunti e idee originali! ” Andrea Paganetto

“Il jazz è l’opportunità di fare degli errori e la coscienza di ripeterli. Il jazz è una via d’uscita, come gli errori.” Simone Alessandrini

“Il jazz e’ quella musica che libera lo spirito dagli schemi… E‘ come la vita, si vive meglio quando si improvvisa.” Rita Marcotulli

“Hai presente quando mangi un cibo mai provato prima? Ecco, per me questo è stato scoprire il jazz…aspro all’inizio ma, assaporato a fondo, un gusto sopraffino di cui non si può far a meno.” Federica Michisanti

“La musica Jazz è una metafora di come e dove vorrei vivere: un luogo dove si possa avere libertà senza essere un ostacolo a quella degli altri. Un grande contenitore dove ci sono tante culture  che riescono a convivere per diventare una umanità unica per una vita che va vissuta con serenità e pace!” Francesco D’Auria

“Incontro e scambio, lungo un percorso dissestato, fatto di salite e discese, verso un finale che sa di espiazione, per urlare la rabbia o condividere la complicità di un intento comune, che riporta l’animo in consonanza con il resto.” Francesco Chiapperini

“Non ho la minima idea di cosa sia il jazz. Anzi no, potrei dire è quella musica che fa dudùdumdum col Contrabasso. Almeno fino a un certo anno. Abbè, facciamo così: il jazz è conflagrazione. E però pure Bartok è conflagrazione. Ma po, il jazz è uno solo? Non direi. So anni che la gente si accapiglia. A me per esempio piace il jazz che ha sempre qualcosa di sporco, un bicchiere di troppo, una canna, un errore, anche due. Invece non sopporto il jazz educato, quello che frequente la bella gente, i ministri e le donne con le scarpe di Ferragamo. Il jazz tappezzeria.
A pensarci bene: il jazz è jazz quando da fastidio. Quindi è punk.” Daniele Sepe

“Il jazz “nostrano” è un motivo di grande orgoglio per la nostra nazione, in quanto è sempre in fermento sia per le proposte, che per le qualità espresse dai grandi musicisti che hanno portato il jazz italiano in giro per il mondo.
Il livello artistico si è alzato notevolmente, caratterizzato da uno scambio e una condivisione generazionale davvero floridi, portando molti giovani ad esprimere un’ottima musica. Purtroppo la qualità e la quantità proposta dal panorama artistico italiano non è supportata da altrettanto sostegno da parte delle istituzioni, che dovrebbero favorire tutto ciò che rappresenta la nostra cultura”. Felice Clemente

“Penso che non sia semplice esprimere a parole quello che noi musicisti sperimentiamo nel momento in cui suoniamo e, soprattutto se “improvvisatori”, creiamo nell’istante. Altrettanto difficile è dire cosa è la musica per noi, visto che è una pratica che finisce col “fondersi” con tutti gli altri aspetti della nostra vita: diventa un modo di essere ed è sempre in trasformazione.

Per quanto mi riguarda mi piace vedermi come un “artigiano” da sempre concentrato su un lavoro per “sottrazione” in cui il “non detto” diventa coprotagonista di ciò che è espresso dal suono che è materiale delicato, fragile, duttile e malleabile da trattare con cura pazienza e tempo perché assuma la forma che istante per istante gli é necessaria. Alberto Braida

(continua… speriamo)

8 Comments

  1. Da ragazzina andavo nei pomeriggi d’estate a far compagnia ad una grande zia in una grande casa. Tra la lucidatura degli argenti e la lezione di ricamo… c’era il Jazz!
    Il Jazz trasformava tutto in una WunderKammer caleidoscopica.
    Io mi tuffavo dentro e la musica segnava la rotta. Dopo anni di studio ed ascolto mi porto dentro ancora quello stupore di meraviglia e quella fiducia incondizionata che sono il vero passpartout per i viaggi interiori più belli.

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    1. Sotto sotto ci contavamo sul fatto c he sarebbe venuto fuori anche ”Il Vostro Jazz”. Benvenuti ulteriori contributi, ma mi raccomando, il taglio deve essere orientativamente quello dei 200 caratteri. Il jazz o è fulminante, o non è ;-). Milton56

      Piace a 1 persona

  2. Valeria, anche le mie di parole sono un effluvio incontrollato e contraddicono Milton. Ma tant’è, ognuno ha la sua storia personale con il jazz e se vi va, vi racconto la mia. I miei anni adolescenziali combaciano con l’esplosione del rock e non solo: eravamo a cavallo del ’68, Keruac, Ginsberg, il beat, il jazz, la psichedelia…Sono passato dai Rokes ai Jefferson Airplane quasi senza pause intermedie. Ogni album aveva il sapore della conquista: innanzitutto era tutt’altro che facile trovarli, impossibile poi ascoltare qualcosa da radio e tv impegnate a trasmettere tutt’altro. Con i pochi amici malati di musica ci si ritrovava per religiosi ascolti dell’ultimo long playing catturato con fatica. Allora il menu era a base di Soft Machine, Grateful Dead, Frank Zappa, Caravan, Tim Buckley, Hendrix, Incredible String Band, ecc.ecc. Poi i primi concerti, ricordo l’emozione di vedere ed ascoltare musicisti che allora (e qualcuno anche oggi) erano sconosciuti ai più : Curved Air, Van Der Graaf Generator, i primi Genesis, e tanti altri in successione. L’incontro con il jazz avvenne per caso. La biblioteca organizzò due serate : la prima con il trio di Romano Mussolini e la seconda con il quintetto di Nunzio Rotondo. A parte il cognome ingombrante non sapevo nulla ne di Mussolini ne di Rotondo. La prima sera mi annoiai terribilmente. Non era colpa del trio, ero io che non avevo gli strumenti per decifrare quella musica. Il concerto di Rotondo fu invece una rivelazione: si presentò con un organico e dei temi direttamente ispirati al Miles elettrico di quegli anni. Nel dopo concerto parlando con noi ragazzi ci consigliò un disco a suo dire meraviglioso. Si trattava di Bitches Brew, il doppio album della svolta elettrica di Davis. Appena riuscii a trovarlo fu grande la mia delusione: più mi incaponivo ad ascoltarlo più mi sembrava sfuggente, alieno, incomprensibile. Neache il rock mi conquistava più, avvitato oramai su logiche commerciali. Per alcuni anni mi dedicai al blues e a quei suoi esponenti che più mi trascinavano : Sam Lightnin Hopkins in particolare, ma anche Otis Spann e Muddy Waters. Nel frattempo continuavo l’ascolto, ad intermittenza, di dischi jazz. Mi piacevano le nuove avanguardie, il free, i musicisti della scuola AACM di Chicago . Il coup de foudre avvenne nei tardi anni ’70 al Teatro Lirico di Milano, convinto da un amico andai ad ascoltare un super gruppo di chicagoani: Muhal Richard Abrams, Anthony Braxton, Malachi Favors, Lester Bowie e Charles Bobo Shaw . Folgorato , uscii dal teatro convinto di aver passato anni ad ascoltare musica scadente. Non era vero naturalmente, e lo compresi dopo anni di ascolti, concerti e letture. Inutile dire che poco dopo provai a riascoltare Bitches Brew: dalla prima nota mi parve magnifico !

    .

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    1. Che bel racconto! Grazie. Ogni nome citato un sussulto in totale condivisione. Segno Bitches Brew come prossimo ascolto e vado a scovare su YouTube qualcosa dal vivo di Abrams, Braxton e compagnia. Ascoltare Jazz è un viaggio che tocca ogni volta posti sempre nuovi, dai quali portiamo con noi un sassolino, una cartolina, una manciata di sabbia… Impossibile considerarlo vano o inutile. Grazie ancora. L’esercito della salvezza non avrebbe potuto fare meglio.😂
      W Milton sempre e ovunque❤

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  3. Mio padre, tornava dal lavoro la sera e la prima cosa che faceva era mettere su un disco di jazz. Amavo lui e quelle note che da bambinella di 6-7 anni già mi facevano ballare. Una passione mai scemata. A proposito, Archie era l’ospite della domenica insieme al consommé.

    Grazie e spero che questa iniziativa possa continuare.

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