Il 17 luglio di 55 anni fa

John Coltrane , il più grande sassofonista dell’era moderna del jazz, morì all’apice della sua relativamente breve carriera, il 17 luglio 1967. Un cancro al fegato interruppe il suo percorso… Dove sarebbe andata a finire la sua musica?

John Coltrane incontro’ il produttore Bob Thiele il 14 luglio 1967. Già con un cancro al fegato in stadio avanzato, quello sarebbe stato l’ultimo incontro di una partnership che  genero’ molti dei suoi classici durante il suo percorso in Impulse, a cui si unì nel 1961. Parlarono delle ultime sessioni in studio, che ebbero luogo nei mesi di febbraio e marzo di quell’anno, e il sassofonista diede le sue ultime istruzioni: voleva che il suo prossimo album uscisse da quel materiale e si chiamasse Expression .. Due giorni dopo il sassofonista venne ricoverato all’Huntington Hospital di Long Island (NY). Era il 16 luglio e, secondo la sua compagna, Alice Coltrane,  entro’ in ospedale da solo, dolorante e camminando lentamente, ma cercando di dimostrare di essere fermo. Nessuno pensava che la sua fine fosse così vicina. Sarebbe morto alle 4 del mattino del 17 luglio 1967. John Coltrane aveva appena 40 anni.

Molte persone vicine a Coltrane avrebbero poi affermato di non essere a conoscenza della gravità della sua malattia. Molti addirittura dissero che non sapevano neppure che fosse malato. Rashied Ali, il batterista che lo accompagnò nel suo ultimo studio recording e nelle sue esibizioni dal vivo, disse dopo la sua morte di aver notato solo che era più stanco, spesso seduto su una sedia le ultime volte in cui suonarono insieme. Pur non parlando della sua malattia, il sassofonista aveva già rallentato notevolmente la sua attività nel 1967. Fece delle sessioni in studio a febbraio e marzo di quell’anno, da cui provennero i brani che composero gli album postumi Interstellar Space , Expression e Stellar Regions . Sul palco si esibisce solo una volta quell’anno, il 23 aprile 1967, al “Olatunji Center of African Culture”, centro culturale aperto dal percussionista nigeriano Babatunde Olatunji, ad Harlem, nel 1965. La registrazione del suo ultimo concerto uscirà molti anni dopo per Impulse. I concerti in programma fino a giugno, che includevano un’apparizione al Newport Jazz Festival, furono cancellati. Ci sarebbe stata una sessione finale in studio, fatta al Van Gelder Studio, il 17 maggio, due mesi prima della sua morte, con il suo quartetto e con la partecipazione di Pharoah Sanders. Ma tale registrazione non è mai apparsa, ed è almeno ufficiosamente andata persa . 

Se Coltrane era meno attivo nel 1967, i progetti che gli passavano per la testa non mancavano. Stava programmando un lungo viaggio attraverso l’Africa e, secondo Olatunji, aveva in programma di rivisitare i canti Yoruba con il suo sassofono in un progetto imminente. Coltrane stava anche parlando con gli agenti immobiliari per l’affitto di uno spazio nel New Jersey, con l’idea di allestire un centro culturale – secondo Alice, un luogo di “musica e meditazione”. Il sassofonista aveva anche aperto uno studio a casa sua e si stava preparando a lanciare un’etichetta, la Coltrane Recordings Corporation. Solo un’ultima data nel suo programma non fu cancellata: era un concerto programmato per il 14 gennaio 1968, alla Philharmonic Hall del Lincoln Center, dove avrebbe suonato con Olatunji e Yusef Lateef. 

Albert Ayler and Milford Graves outside funeral of John Coltrane.

Una folla, inclusi musicisti e fan, si è radunata a St. Peter’s Lutheran Church a Manhattan per la sua veglia funebre il 21 luglio 1967. Il servizio, iniziato alle 11 del mattino, guidato dal reverendo John Garcia Gensel, noto come il pastore della comunità jazz , ha avuto diverse parti. L’apertura è stata del quartetto di Albert Ayler (con Milford Graves, Richard Davis e Don Ayler), che ha suonato un medley dei suoi pezzi Love Cry, Truth Is Marching In e Our Prayer ; l’emozione che passa è agghiacciante anche oggi, soprattutto quando Ayler eleva un canto disperato alla fine, con il pezzo che si chiude con lui che “dice” al sax: Amen. Il servizio è seguito con la lettura di brani della Bibbia.

Successivamente, il trombettista Calvin Massey lesse la poesia A Love Supreme (quella che compare nel libretto dell’omonimo album). E il quartetto di Ornette Coleman, con Charlie Haden, David Izenzon e Charles Moffett, pose fine al rito (la registrazione del brano di Coleman Holiday For A Graveyard apparve nella compilation Head Start, edita da Bob Thiele qualche anno dopo).  John Coltrane fu sepolto al Pinelawn Memorial Park a Long Island.ion. 

John Coltrane ha lasciato uno dei lasciti artistico-sonori più ricchi del XX secolo. Con una carriera che abbraccia poco più di un decennio, ha registrato alcune dozzine di album, lasciando  classici nei diversi stili che comprendono la sua musica, dall’hard bop all’avanguardia, dal modale al free jazz. Blue Train, Giant Steps, A Love Supreme, Ascension, Meditations e Interstellar Space rappresentano e sintetizzano la sua evoluzione espressivo-discorsiva, presentano tutta la trasformazione della sua musica, con alcuni dei dischi più rappresentativi realizzati all’epoca, componendo un imponente pannello musicale e lasciando senza risposta la domanda più pressante: quale sarebbe stato il suo prossimo passo? Dove sarebbe andata a finire la musica di John Coltrane?

Grazie a Fabricio Vieira

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