Franco Fayenz 1930 – 2022 – Novanta anni di lucide avventure

Il pezzo che segue è stato scritto due anni fa. E’ uno dei pochissimi che rileggo senza insofferenza ed insoddisfazione: la miglior prova che si trattava di righe necessarie, intimamente dovute. Spero che possa esser così anche per voi, oggi che è stata voltata la pagina finale di questa storia. Quindi per una volta almeno ritorniamo sulle sue pagine più vive ed intense, quelle che già da tempo a me mancano molto. Milton65

Novembre 1965, aeroporto di Milano Linate. Una piccola folla assiste allo sbarco di un gruppo di jazzististi americani. Tra di loro, quasi inosservato, c’è Lennie Tristano, al braccio del fido amico Lifton. E’ la sua prima tournee europea, sarà anche l’ultima. Tra il comitato di accoglienza italiano c’è un giovane signore, distinto ed elegante. Qualche giorno dopo accompagnerà Tristano in un’inusuale trasferta a Padova, e lo assisterà alla vigilia di un concerto organizzato da altri con non poche pecche. Il pianista non è un uomo facile: un’infanzia ed un’adolescenza colpite da una grave malattia, la cecità sopravvenuta, un’educazione in istituto che rischia di trasformarlo in un minorato psichico hanno fatto di lui un uomo chiuso e di non facile approccio. La musica è la sua ragione di vita, ma i suoi rapporti con il mondo musicale americano e con lo show business in particolare sono a dir poco difficili. Da anni è già ritirato in isolamento monastico nel suo appartamento studio di New York, incontrando solo i suoi allievi. Eppure, durante la cena con il giovane distinto che lo sostiene moralmente si apre e si lascia andare ad una confidenza piena di caldo entusiasmo: è la prima volta che può suonare in pubblico da solo, negli States non se ne parla. Segue un concerto che sovverte tutte le aspettative, testimonianze d’epoca riferiscono di un flusso ininterrotto di improvvisazioni che facevano impallidire le sue pur futuristiche ‘Intuition’ e ‘Digression’ del 1949: purtroppo nessun registratore presente, nemmeno di frodo. Anni dopo, Tristano farà uno strappo all’ancor più rigida clausura monastica accogliendo nel suo esoterico studio il giovane distinto di Padova, che arriva ad un  soffio dal convincerlo a rompere il silenzio ed a registrare un nuovo album dandogli carta bianca… ma l’uomo Tristano è ormai uscito dal mondo.

Una rara foto di anni fa…

Franco Fayenz a Padova ci è nato nel 1930 : da pochi giorni ha compiuto 90 anni. Questo messaggio in bottiglia (che non so se gli arriverà in qualche modo sulle onde del web) non è solo un augurio, ma un personale ringraziamento di uno che ha imparato ad ascoltare leggendolo (e non sono certo il solo della mia classe).

Il nostro cresce in una famiglia dove circola la musica, ed all’università di Padova (quella di Concetto Marchesi, per intenderci..) già inizia un’intensa attività di organizzazione di concerti, affiancata agli studi di legge. Qualcosa mi dice che se Padova è ancora una delle più vivaci città musicali  d’Italia (ci sono persino dei negozi di dischi, e belli pure!), un po’ si deve ai semi gettati in quei lontani anni ’50.

Fayenz ha avuto senz’altro una fortuna, quella di esser in sincronia anagrafica con quella che è stata un’età dell’oro del jazz, nel mondo e persino in Italia. Ma è stato anche un testimone partecipe e lucido che la viveva e la osservava attraverso la lente di una cultura profonda e diversificata, rara nei critici della sua generazione (e nemmeno così frequente anche oggi….).

Collana didattica sì, ma ricca di vere ‘perle’….

Quella di Franco è stata una vita piena di mille cose: abbiamo già detto dell’attività concertistica, ma è stato tra i pochi a presentare le rarissime nicchie dedicate al jazz dalla RAI Tv anni ’70 (dopo sono scomparse anche quelle). Nel 1975, all’esordio di quelle che allora si potevano chiamare ‘radio libere’, Fayenz è già ai microfoni di una delle primissime, e così dalla cima di un grattacielo milanese si irradia un’ora notturna di jazz che molti come me ancora ricordano. Negli stessi anni nasce un nuovo e più vasto pubblico giovanile per il jazz, che può contare per la propria autoformazione su di una collana discografica di classici storici che  spicca per cura editoriale e tecnica: la sezione jazz di Linea 3 di RCA , manco a dirlo, è diretta e selezionata da Fayenz. Quegli album ce li ho ancora, ed in molti ci sono cose che non si sarebbero riviste nemmeno dopo molti anni a venire.

Ma Fayenz ha soprattutto scritto moltissimo. Ahimè, della sua vasta milizia pubblicistica per tante testate poco o nulla è raggiungibile oggi nel web (ed anche su grandi biblioteche non farei gran conto); essa era in gran parte figlia della sua capillare ed assidua copertura della scena live, in cui era presenza costante ed attenta (sembra poco, ma non si può poi dire di molti….). En passant, su questa sorta di damnatio memoriae che sul web sembra colpire il decennio ’70 qualche volta occorrerà riflettere. E si noti bene, tutta questa attività si fondava su una stretta e lunga frequentazione (che spesso andava ben al di là del rapporto professionale) con molti musicisti che ormai per noi sono aldilà del confine del mito.

è del 1963. Acciuffato dopo 10 anni di caccia…

Ma poi ci sono i libri…. Tanti, per i tipi di tanti editori diversi, molti purtroppo definitivamente scomparsi, gli altri fuori catalogo, come ogni buon testo jazzistico che si rispetti. Thanks God, c’è l’usato ormai migrato sul web, che però vi priva del piacere di rovistare nelle scomparse bancarelle in cui io gli ho dato la caccia per anni. Sono quasi tutti titoli datati, ma ogni volta che li prendo in mano per consultazione, finisco per passarci le mezzore intere, ben aldilà delle esigenze iniziali di informazione.

….editore molto compianto…….

Resto convinto che il grande, definitivo ‘Libro del Jazz’ italiano, al pari del Jazzbuch di Berendt, avrebbe potuto scriverlo solo lui. Ma forse in una vita così piena non c’era tempo per troppe ore alla scrivania od in archivi polverosi mentre giorni di tumultuosa cronaca bussavano alla porta.  

Nonostante la passione che ha riempito una vita intera, le sue pagine sono sempre caratterizzate da un certo disincanto ed esenti da mitologie ad aneddotica che invece abbondano altrove. Ancor oggi molti suoi giudizi risultano sorprendenti: oltrechè lucidi e netti, talvolta anche un po’ bruschi e taglienti, ’divisivi’, per dirla con detestabile neologismo (del resto la forma è figlia della sostanza…). Un piccolo saggio si trova in questa intervista del 2010, leggere bene sino in fondo:

https://www.ilsussidiario.net/news/musica-e-concerti/recensioni-live/2010/1/5/umbria-jazz-winter-2010-orvieto-fayenz-jim-hall-trio-di-roma-rava-petrella-clayton-batiste-nick-the-nightfly/59532/

Ma alle spalle c’era sempre una visione molto precisa e chiara della essenza e direzione di fondo che questa musica ha avuto (quantomeno nei decenni passati); visione tra l’altro maturata tra le sue quinte, mai libresca o di seconda mano.

…editore tuttora vivente (geneticamente modificato), titolo fuori catalogo..

Evviva, finalmente un po’ di chiarezza e di nitida scelta di campo in un settore dove tuttora impera ecumenico doroteismo italico. Per questo sarei tentato di attribuirgli ‘honoris causa’ la tessera n.1 del club degli Impolitici, riconoscendogli il ruolo di precursore… come vedete, qui scarseggeranno molte cose, ma non certo la faccia tosta.

Quindi, a Franco auguri di tanti anni di musica ancora inedita e che possa stupirlo…. Difficile, ma una bella sfida da raccogliere. Milton56

Un rarissimo ‘incunabolo’: 1976, studio RAI (!!!) Fayenz intervista Don Cherry… niente ‘parlarsi addosso’, idee chiare ed essenziali. Archivi RAI? Ma quando mai….. canale YouTube sudamericano su cui troverete l’intero concerto…..

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