REMARKABLE JAZZ 2022 – MILTON’S LIST

Il 2022 è stato un anno intenso nella discografia jazz. Al contrario dell’amico Rob53, non pretendo di andare a caccia di capolavori: può esser che ve ne siano, ma non saremo certo noi contemporanei a riconoscerli, schiacciati come siamo sull’attualità, ed anche un po’ frastornati da un’offerta quanto mai diversificata (talvolta anche troppo ed in maniera non del tutto spontanea). Fuori dai confini della nostra musica è stato un altro anno cupo, un bell’anno ‘new normal’, come dice la bella gente (Orwell sempre in gran voga). Fedele al mio motto ‘musica per vivere’, mi sono imbattuto in album che mi hanno donato emozione, rompendo la scorza di apatia indispensabile a difenderci da un mondo ormai deragliato. Eccoli, come al solito senza alcuna pretesa di esaustività, né di graduatoria, queste cose le lascio a chi si porta in tasca la pietra filosofale dell’estetica musicale.  

 

JD Allen, ‘Americana vol.2’.

Che questo disco tutto ‘terra e sangue’ abbia fatto alzare qualche sopracciglio di chi è abituato a cose più anemiche ed impalpabili è a mio avviso la prova del nove del suo valore e della sua consistenza. ‘This world is a mean world’: e per fronteggiare un mondo malvagio è questa la musica che ci vuole, dura, essenziale, perentoria. Per me è destinata a rimanere. Formazione di elevatissimo livello, rivela la gran mano di leader di Allen.

Immanuel Wilkins, ‘The Seventh Hand’

Un’apparente trasparenza che d’improvviso si schiude al mistero ed all’arcano (a cominciare dall’indovinata copertina). Il giovane Joel Ross ha tenuto a battesimo Wilkins, anche lui leader nato (lo si è visto sul palco); questi a sua volta ci ha presentato un altro sicuro talento, Micah Thomas. Il jazz come comunità è ancora vivo e sta ancora generando linee di discendenza

Roberto Ottaviano/Alexander Hawkins, ‘Charlie’s Blue Skylight’

Nell’anno del centenario mingusiano si sono sprecati gli omaggi, direi troppi per esser tutti ispirati. Questa è una luminosa eccezione: è il limpido tributo al Mingus compositore, quello che lui avrebbe desiderato di più. Peccato non aver potuto sentire in azione sul palco questo magico duo, una rara sintesi tra passione ed ingegno: speriamo che facciano tanta altra strada insieme

Mal Waldron, ‘Searching in Grenoble 1978’

Il passato prossimo è una sorta di intercapedine della memoria, in cui spesso l’ombra si stende anche su momenti e persone che ci sono stati intensamente vicini. E’ il caso di Mal Waldron, pianista personalissimo che molto ha dato all’Europa nei suoi lunghi anni di permanenza. Per fortuna c’è l’”archelogo” Zev Feldman a scovare questi dimenticati nastri della radio francese (lì quantomeno li conservano, da noi… sopravvoliamo): ci viene così restituito un concerto di straordinaria intensità, una vera ‘summa’ del mondo di Mal 

Miles Davis, ‘The Booleg Series vol.7 – That’s what happened’

L’ultimo, definitivo capitolo della riscoperta del ‘Miles segreto’ intrapresa molti anni fa da Michael Cuscuna. Una serie di inediti con formazioni di gran livello (John Scofield, John McLaughlin, Al Foster, Bob Berg in prima fila) che, ascoltati oggi e rapportati alla scena presente, dovrebbero far riflettere su molte banalità e partiti presi con cui fu accolto il Davis della reentrè degli anni ’80, qui ritratto nei momenti migliori e di più evidente continuità con il suo passato  

Lydian Sound Orchestra, ‘No more wrong mistakes (This is our music)’

Un meritato riconoscimento alla tenacia di chi, contro tutto e tutti, tiene viva persino da noi la tradizione del jazz orchestrale, palestra irrinunziabile di cui si sente molto la mancanza nella nostra scena. Un premio molto più importante lo hanno già avuto: il rapporto stretto e profondo creatosi con uno degli ultimi fuoriclasse del jazz, David Murray, che con quest’orchestra corona un rientro in grande stile già cominciato con il ‘Brave New World Trio’. Repertorio accuratamente selezionato, ‘bella musica’,  grande piacere d’ascolto.

Matthew Shipp Trio ‘World Construct’

Devo ammettere che nutro sempre maggiori dubbi e perplessità sul significato odierno del concetto di ‘avanguardia’. Ma la voce pacata e riflessiva di Shipp, la concentrazione con cui si sviluppa il suo discorso denso e complesso mi affascinano, soprattutto quando si propone in solo oppure in trio con basso e batteria, come in questo caso (le liaison con i sassofonisti invece mi lasciano molto più freddo, tranne quelle con Daniel Carter). Fate attenzione, perchè da tempo ogni suo disco in uscita è annunziato come l’ultimo prima del ritiro: ma sinora si è trattato di un vezzo come quello delle ‘ultime sigarette’ dello Zeno di Svevo…

E sin qui i dischi. Ma il 2022 è un anno in cui ho visto succedere molte cose interessanti anche sui palchi: giusto per far qualche nome alla rinfusa Craig Taborn, Aruan Ortiz in varie situazioni, il sempre più convincente Vijay Iyer trio, Nduduzo Makhathini finalmente conosciuto ‘in person’, Federico Calcagno ed i suoi Dolphians, gli ormai disciolti Sons of Kemet. Ma c’è un ‘ricordo live’ particolarmente vivido: era il primo dell’anno, al Teatro Mancinelli di Orvieto. Nel bel mezzo della ennesima ondata Covid, si aprono ampii vuoti nella programmazione di Umbria Jazz Winter. Il più vistoso viene tappato all’ultimo minuto da Enrico Rava, che con autentico spirito garibaldino rastrella qui e là i suoi della Special Edition, che viene letteralmente paracadutata ad Orvieto rischiando un facile flop. Ed invece furono quasi due ore di concerto memorabile, sospinto da un drive travolgente e scintillante di colori vividi. Che purtroppo non si vedono molto nell’unica testimonianza discografica di questa formazione così importante sia per il suo leader che per il giovane jazz italiano: per questa occasione mi sembra che ECM non si sia spesa granchè, pubblicando una registrazione radiotelevisiva un po’ sorda ed opaca. Con un poco più di cura editoriale si sarebbe potuto documentare meglio la band, ma si sa, ECM ormai è un’ideologia più che un’etichetta discografica, bisogna prenderla com’è e con i suoi limiti (ormai parecchi). Nelle nebbie della produzione però la nave corsara di Capitan Rava si intravede mentre batte le sue rotte avventurose. Chiudo con lei…..  Milton56 

Enrico Rava, ‘Edizione Speciale’

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