Remarkable Jazz/gli spunti di Arturo Pepe

Rieccoci qui, puntuali come quattro fedeli della briscola a dire la nostra nel bar sotto casa sull’anno passato in Jazz, tra un Cynar e una battuta tentata alla cameriera, che leva gli occhi al cielo. Del resto, c’è bisogno di nostre nuove liste de li mejo fichi der bigonzo quanto di un due di coppe quando in tavola c’è bastoni, ma visto che gli amici di TDJ han già onorato la tradizione segnalando fior di titoli, non posso certo esimermi dalla singolar tenzone.

Per come la vedo io non è stato un anno cattivo, dopo la pandemia e i confinamenti, i musicisti son tornati, alla spicciolata, ad incontrarsi ed a suonare dal vivo ed in studio, con gli stessi problemi e guai di prima dell’emergenza, semmai con qualche buco in più nella cintura. E comunque, vivaddio, il pubblico è tornato ad ascoltare i concerti, son ripartiti vecchi e nuovi festivals, molti dischi rimasti in attesa sono stati scongelati ed immessi sul mercato (si fa per dire), insomma la produzione numericamente è stata importante, sia da parte dalle major che dalle piccole label sopravvissute e dalle autoproduzioni, impossibile ascoltarne anche solo una buona parte, ma va detto che per farsi un’idea oggi giorno si ascoltano molte, ma molte cose più d’un tempo, quando per portarti a casa della musica dovevi mettere mano al portafogli e fare delle scelte, e santificare il tuo giorno, altro che skippare annoiati tra milioni di titoli portati a galla dagli algoritmi di Spotify.

Partiamo dunque col Jazz Italiano, e con 5-segnalazioni-5 (sperando che quanto prima venga documentato il magnifico lavoro di Pietro Tonolo, che sta suonando con un ottimo gruppo chiamato Passpartout):

  • Paolo Recchia. Davvero brillante il disco appena uscito, in quartetto, del sassofonista. Lo approfondiremo a breve. S’intitola Imaginary Place.

  • Enrico Pieranunzi Quintet- a proposito di scongelamenti, ecco che dal 2016 sbuca un Live At Village Vanguard con sontuoso quintetto americano. Un Grande concerto.
  • Michele Uliana, un giovane clarinettista che si è fatto notare (suona nel nuovo gruppo dell’inossidabile gigante dei tamburi Gianni Cazzola):
  • Fabio Morgera: Tribute to Joe Henderson, un’all-stars tricolore a breve su questi schermi.

Per quanto riguarda il resto del globo terracqueo i miei limitati ma ancora funzionanti radar han riportato picchi clamorosi al cospetto di questi 10 titoli, che non posso che consigliare o riconsigliare caldamente :

(Che gli sia lieve la terra. Grave perdita.)

IMMANUEL WILKINS – The 7th Hand (Blue Note)

Nduduzo Makhathini – In The Spirit Of Ntu (Blue Note)

OPUS 5 – Swing On This (Criss Cross)

REDMAN/MC BRIDE/MELDHAU/BLADE – Rejoice (Nonesuch)

ANAT COHEN – Quartetinho (Anzic)

ORRIN EVANS / KEVIN EUBANKS EXPERIENCE – EEE (Imani Records)

MARQUIS HILL – New Gospel Revisited (Edition)

E prima che arrivi il 2023, suoni come una vaga minaccia, daremo un po’ di numeri e considerazioni in ordine sparso, come usiamo fare, nello stile di quest’avventura in itere chiamata Tracce di Jazz. Santè!

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