Steve Davis – Bluesthetic (Smoke Sessions)

STEVE DAVIS – Bluesthetic – Smoke Sessions – Supporti disponibili: CD/Digital Download

Steve Davis non è solo un fuoriclasse assoluto del trombone, quanto piuttosto un artista a tutto tondo, un jazzman ricercato con un’ottima vena compositiva ed una discografia d’alto livello a testimoniarlo in modo esplicito, sebbene alla sua figura accada spesso la sorte, comune a molti musicisti, di finire relegata in un angolo, quale rappresentante di un’area jazzistica, il modern mainstream, che a detta di molti scribi nostrani ha sparato già da molti decenni le sue cartucce migliori ed ha quindi poco da dire ai contemporanei, che vanno piuttosto indirizzati su ascolti più audaci, liberi, radicali e suggestivi, possibilmente con sgangherate ritmiche latrici dell’indispensabile sound ikea / folk / scandinavo.

Lasciando da parte queste punzecchiature tricolori senza rilievo va da sé che un disco come “Bluesthetic”, quarta prova da leader per la meritoria Smoke, aggiunge un solido mattone ad una carriera esemplare mettendo insieme un sestetto di clamorosa potenza jazzistica che si dedica ad un repertorio in cui il Blues rimane la stella polare, insieme al senso dello swing con cui sviluppa la canonica complessità ritmico-armonica squisitamente harboppistica.

Peter Bernstein e Steve Nelson, chitarra e vibrafono, vi sciorinano assoli di pura classe, perfettamente immersi nella session, sostenuti dall’elegante pianismo di Geoffrey Keezer e da una ritmica strepitosa, con Willie Jones III alla batteria e sua maestà Christian McBride al contrabbasso. Personalità celebri ed ingombranti che Davis gestisce al meglio, non a caso si frequentano con continuità da una trentina d’anni (“It’s a family session” chiosa McBride nel video qui sopra), riuscendo a dare unità e spessore alla session e timbrando con classe ogni brano, dalla magnetica “Encouragemnt”, prima traccia dalle fragranze golsoniane, fino alla conclusiva “A Star For Chick”, spettacolare tributo a Corea, con cui il trombonista ha avuto modo di lavorare a lungo, soprattutto con gli Origin.

Delizioso risulta anche il sorridente omaggio blues ad Horace Silver (“Silver At Sundown”) che si apre con Bernstein che incasella un rapace solo di pura classe seguito dal leader e dal vibrafonista in una strutturata risposta che trova compimento nel passaggio pianistico di Keezer prima della ripresa gloriosa del tema…insomma, argento puro.

La ballata old style “Faraway Dream” viene invece resa in quintetto senza pianoforte, e vede ancora Bernstein sugli scudi anche come prodigioso supporto ritmico. “Nella mia musica, il blues troverà sempre la sua strada”, conclude Steve Davis nelle liner notes di questo piccolo gioiello d’estetica blues che Amazon vende a 16 euro e qualcosa in versione Cd.

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