JD Allen – THIS (Savant)

JD ALLEN - This – (Savant) Supporti disponibili: CD / LP

Per non correre il rischio d’essere frainteso JD ha scritto due righe a noi che ci accingiamo a mettere il cd nel lettore, o a far partire Spotify o quello che è. Eccone la traduzione.

CARO ASCOLTATORE:

Vorrei innanzitutto iniziare ringraziandoti per aver dedicato del tempo ad ascoltare la mia ultima registrazione. Per non lasciare che le parole siano d’intralcio, ti darò qualche breve approfondimento sul processo di pensiero che sta dietro “This”.

IN SEMPLICITÀ: Motivi melodici, propulsione sonora e ritmica sono le tre componenti di cui “This” è composto, tutte intercambiabili a seconda di come il musicista le sente al momento.

UNA DOPPIA MENTALITÀ: Il processo di trovare un terreno comune senza mantenere ruoli specifici stabiliti è stata l’unica cosa “scolpita nella pietra” per questa registrazione. In breve, il processo è la musica.

COME LA PENSO RIGUARDO “THIS”: Penso che alla maggior parte degli adulti sia stato insegnato fin da bambini a colorare all’interno delle linee e ad assegnare ruoli e scopi specifici a persone, luoghi e oggetti, ma forse in realtà è solo l'”IO SONO” e il “TU SEI” delle nostre complessità individuali che, quando combinati, diventano un NOI per realizzare “Questo”.

Non saprei dire se queste scarne liner notes, vagamente coltraniane, finiscano per ingarbugliare più che semplificare la matassa, resta il fatto che questo “This” sbuca dalle nebbie ed alla fine di un anno convulso, in cui la guerra ha ruggito forte, i cui la pace si è rintanata derisa in un angolo, un tempo livido in cui si rischia d’assuefarsi al peggio anche in musica, dove ora come non mai servono come l’aria opere ed artisti in grado di tracciare una via o almeno di narrarci con aderenza un presente che appare quasi semi-distopico.

JD Allen guarda negli occhi il suo ascoltatore, quando prende il sax e inizia a “parlare” l’attenzione s’accende come accade solo in presenza di giganteschi oratori e si crea uno spazio dialogico, il “call and response” ci chiama ancora direttamente in causa, da alcuni anni i suoi dischi, a mio avviso sempre più ineludibili, vogliono esattamente “questo”.

Per realizzarlo stavolta JD è volato a Londra, dove le cose che attengono la nostra musica sono vive e piuttosto pulsanti. I ruoli all’interno del trio saranno pure intercambiabili come ci racconta JD nelle note ma intanto lui toglie il contrabbasso finora sempre utilizzato ed affida a un mago dell’elettronica, Alex Bonney, un ben definito ruolo che investe di colori mutevoli il nuovo trio. Alla batteria sceglie stavolta uno dei migliori batteristi della scena UK, ovvero Gwilym Jones, che rovista nelle ceneri lasciate dalle combustioni alleniane e incalza il leader come un fabbro esausto e sottopagato, reclamando un altro chorus, un altro blues da piangere.

L’essenzialità e la precisione di ogni nota che esce dalla campana del sax di JD è ormai proverbiale. “The Revelation” è quel che il titolo annuncia, in “The Knight Of Swords” v’è un salmodiare incessante, in “See It Say It Sorted” o in “Boom Bap” il flusso è straripante, fondali elettronici aggiungono gradi d’inquietudine, in alcuni casi sembrano oscuri manti attaccati con puntine da disegno al costrutto musicale, effetti sottili ed echi che arrivano da un futuro antico, in cui anche l’afrofuturismo modaiolo di ritorno è ridotto a lacerti che proiettano l’eloquio di JD direttamente nei nostri giorni.

Era questo l’album d’elettronica che ci si attendeva da lui? Forse qualcuno avrebbe gradito un Bitches Brew di risulta? Mah, vacci a capire. Assistiamo rapiti a quest’ora di musica tesa, jazz puro, dai riflessi bruniti e di violenta bellezza. Quando il disco finisce è un po’ come risvegliarsi altrove, ritrovarsi di colpo e chissà come fermi con l’auto dentro un drive in semi-abbandonato che per incanto s’è acceso ed ha trasmesso un grandioso film dell’anno venturo. Ingraniamo la retro, cerchiamo l’uscita.

(Courtesy of AudioReview)

5 Comments

  1. Una accorata supplica ad importatori, distributori e negozi web italiani: si potrebbe finalmente vedere fisicamente questo album Savant, più inafferrabile dell”Araba Fenice? Si assicura ex-voto di ringraziamento. Milton56

    Piace a 1 persona

  2. Complimenti per l’ottima descrizione. Adoro questo disco è mi piacerebbe conoscere meglio JD Allen. A parte questo conosco solo Radio Flyer e Pharaoh S Children(notevole). Hai qualche disco ‘ineludibile, da consigliarmi? Grazie. Giuseppe

    Piace a 1 persona

  3. Ciao Giuseppe! Non posso che consigliarti caldamente i due volumi di “Americana”, ovvero il primo uscito nel 2016 “Americana (Musings on Jazz and Blues”) ed “Americana Vol.2” uscito cinque anni dopo con un trio diverso. E per la serie “Citarsi Addosso” ti lascio anche il link a un nostro altro pezzo su “Barraccon”, strepitosa uscita tra i due volumi “Americana” con precise suggestioni letterarie. Alla prossima e grazie! https://traccedijazz.com/2019/12/08/jd-allen-barracoon/

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a giuxfede Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.