La curiosità circa il titolo di questo cd trova risposta immediata nel libretto interno di presentazione :”Il titolo evoca un’immagine potente:un corridoio di pietra nascosto al centro di un castello. Questo ricordo di infanzia diventa una metafora del tempo, un percorso dove ricordi, incontri ed idee risuonano come passi distanti.
Il contenuto del disco a nome del compositore e trombettista francese Jaen Baptiste Rousseaux, illumina molti dei passi compiuti all’interno di quel corridoio della memoria, ripercorrendo le fasi della formazione e le esperienze del giovane musicista: la disciplina dell’educazione alla musica classica ed una attitudine compositiva che evidenzia sempre in modo nitido gli elementi strutturali, l’amore per la tradizione e la libertà del jazz, simboleggiato dall’omaggio a Sonny Rollins , testimoniato da una capacità narrativa sempre ben finalizzata, eredità degli studi con Jim Rotondi, e ribadito dall’attenzione alla melodia ispirata dall’opera di Enrico Rava. Nel cuore di quel castello che simboleggia l’universo musicale del trombettista ci ritrovo anche qualche briciola lasciata dalla frequentazione con Ibrahim Maalouf, specie nelle frasi legate e nel timbro talora leggermente velato della tromba che punteggiano il percorso dell’opera.
A tutto ciò c’è da aggiungere un suono nitido e corposamente ficcante dello strumento ed una attitudine a concentrare la dimensione spaziale che conduce ad una musica di spiccata originalità in costante equilibrio fra intensità e controllo, emozione e razionalità.
Accompagnano Rousseaux in questa prima avventura discografica targata GleAm records, Konrad Waldert al basso, Gianbattista Di Genio alla batteria e l’ospite chitarrista canadese Alex Goodman in due brani.
Si inizia appunto da Rollins e da una versione di “Airegin” asciugata da ogni risvolto emotivo, e condensata nel suo sviluppo frammentato, intorno ad accenni del celebre tema, per incontrare subito dopo una rarefatta ballad in forma di inno, “Degab“, nella quale il timbro della tromba si fa talvolta velato ed intimo.
Diverse declinazioni del binomio forma/libertà sono rappresentate nei seguenti episodi del programma: la geometriche scansioni della title track scaturiscono un solo della tromba sfrenato e pieno di fuoco, “Lyre Kollocienne” apre su un motivo folk danzabile per cristallizzare lo spazio centrale in un solo della tromba concepito in chiave call and response, “Sileok” frammenta in una pluralità di variazioni virtuosistiche il proprio tema basilare fino a trovare la chiave di una trascinante apertura swingante. La cantabilità del tema di “Là où les toits sont blues“, uno dei brani con i quali si entra subito in confidenza, crea i presupposti per una articolata esposizione timbrica basata sulla sottile pulsazione latin, accentuata dal solo del contrabbasso di Waldert.
Ci sono poi due brani, curiosamente dalla identica durata di 9:13, che ospitano la chitarra di Alex Goodman, ampliando la palette timbrica del trio base. “Emmèlées Ancolies” parte da un andamento convulso e ribollente, per poi trasformarsi in una trama quieta e densamente popolata dagli interventi dei due strumenti solisti, che rielaborano e rilanciano frasi melodiche create nel flusso collettivo. “Duo Grave alla Rava“, forse il primo titolo della storia del jazz che contiene il cognome del celebre decano del jazz italiano, parte da un solo della chitarra di Goodman per dipanare un tema di profonda espressività che coglie luminose aperture quanto profonde malinconie: svanito il suo effetto, la tromba si fa da parte per lasciare spazio ad un serrato dialogo fra chitarra, contrabbasso e batteria e ritorna a segnare un finale ricco di spunti dialogici.
“Kaveriot Corridor ” è un significativo biglietto da visita di un musicista che merita ascolto ed attenzione, e crea aspettative per i futuri passi di una carriera appena iniziata.
