Credo di avere assistito ad uno dei primi passi di questo progetto, una sera d’estate di cinque anni fa, in una suggestiva località della Val di Non, in Trentino, vicino al recinto che ospitava un orso, e lo raccontai qui https://traccedijazz.com/2021/07/30/trentino-in-jazz-isola-felice-fra-le-valli/.
Allora si trattava di un omaggio al maestro di musica e vita novantacinquenne da parte di tre allievi cresciuti ai suoi insegnamenti presso la Civica Scuola di jazz di MIlano, e l’obiettivo era quello di confezionare in forma discografica l’omaggio “Caro Franco” e donarlo direttamente al destinatario. Non so se Alberto Gurrisi, Alessandro Usai e Roberto Paglieri ci siano riusciti, perchè Franco Cerri dal 18 ottobre 2021 ha portato la sua chitarra a suonare davanti ad angeliche platee, ma l’idea di omaggiare uno dei più conosciuti, generosi e simpatici protagonisti del jazz italiano è rimasta, e l’occasione del centenario della nascita , avvenuta il 29 gennaio a Milano, ha costituito motivo più che valido per tornare in argomento. I tre lo hanno fatto coinvolgendo la cantante Irene Burratti ed un’intera orchestra, la Civica Jazz diretta da Luca Missiti (con Gabriel Otoya, Matteo Vertua, Massimiliano Spizzi, Kevin Bonilla, Martina Campi, Tullio RiIcci, Aurora Pinese, Alessandro Barzellatto) , e ripercorrendo un repertorio di pagine note e meno note, nel nome di Franco Cerri e del suo jazz raffinato e gentile.
Un piccolo album dei ricordi che profuma d’altri tempi, di swing, blues e bossa nova, di Milano e Roma, di fine serate in bianco e nero, di musica “a misura d’uomo”, linguaggio essenziale ed imprescindibile. Da mantenere nel cuore, come la memoria di Franco Cerri, e quindi piace immaginare che la prima pagina attinta al songbook del Duca sia stata reintitolata “Don’t get out of my heart” proprio per quel motivo: è una scintillante versione che mette in primo piano l’agile dialogo dei fiati dell’orchestra con un suono pieno ed esuberante che ritroveremo in tutti gli episodi del disco registrato fra Cinisello Balsamo, al Villaggio Musicale da Stefano Spina e Milano al Banana Studio da Giusepe Fortugno e Luca Stignani.
Seguire il percorso dei nove brani successivi è tanto semplice quanto piacevole. Ci sono classici di Gorni Kramer come “Donna“, uno dei tre brani arricchiti dalle linee vocali di Irene Burratti, che improvvisa uno scat in sincrono con l’orchestra, e “Merci beaucoup“, con le atmosfere d’antan ricostruite con cura del dettaglio e trasporto emotivo dal trio e dall’orchestra. C’è una versione non oleografica di “Roma non fà la stupida stasera”, nella quale compare a sottolineare il celebre tema di Trovajoli, il fischio, che si unisce alle calde tonalità dell’hammond, protagonista assoluto della versione anche nella coda improvvisata finale.
A rappresentare il lato più dinamico e swingante della musica di Franco Cerri ecco episodi come “Pipo“, sulla quale corrono in scioltezza i soli della chitarra, dei fiati e dell’organo, “Gen Gen“, ben inquadrata in una solida cornice orchestrale, “Romantico” con il trio protagonista assoluto in una corsa a perdifiato fra tema ed assoli, e “L’ipse“, con il suo roteare nell’orbita ritmica della bossa nova accompagnato dalla voce di un sax baritono.
Al versante malinconico ed intimo della poetica del Maestro sono invece da ascrivere un’intima “Racconto” per sola voce ed hammond, e la conclusiva “Stazione termini” con il testo semplice quanto toccante scritto da Alberto Testa.
Ci uniamo ai protagonisti di questo disco per aggiungere un piccolo ulteriore tributo a Franco Cerri: una versione del brano del 1968 di Bruno Martino pescata in rete, ed un frammento dell’ironia gentile dell’autore, qui introdotto da Paola Pitagora.
“Cento di questi Cerri” è un bel modo per ricordare l’eredità di Franco Cerri ed il suo modo naturale, raffinato ed essenziale di concepire il linguaggio della musica: lo stesso che hanno utilizzato Gurrisi, Usai e Pagliari per costruire questo omaggio intriso di affetto e memoria.

un esponente autorevole della musica colta, conosciuto sin da bambina nelle sue apparizioni in tv, una figura, come quella di Lelio Luttazzi, insostituibile. Piange il cuore anche per la prematura scomparsa del figlio Stefano, anche lui con la musica nell’animo
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